Adam Braver.

Dallas, 22 novembre 1963


Titolo originale: November 22, 1963. 2008.
Traduzione di: Maurizio Bartocci.
2008 Giulio Einaudi Editore, Torino.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Una giornata che ha cambiato la storia del mondo
raccontata non con la distanza dello storico ma
immergendosi nei suoi segreti movimenti molecolari.
Braver pone la sua lente vicinissima ai fatti
e alle persone, per cogliere i dettagli, gli sguardi, i ricordi
minimi, le tante piccole storie e verit di quanti, famosi
o anonimi, quel giorno a Dallas, assistettero all'assassinio
del presidente John Fitzgerald Kennedy.
Dal motociclista del corteo che viaggiava dietro la Lincoln
scoperta del Presidente e che venne investito della sua materia
cerebrale, al commerciante di abbigliamento Abe Zapruder
che scese in strada con la cinepresa proprio nell'istante in cui
vennero esplosi i colpi. I ricordi e le emozioni di quanti furono
effettivamente testimoni di uno dei giorni pi tragici della storia
americana si giustappongono come in un puzzle che mai potr
essere completamente ricomposto.
Impietrita nel dolore, emerge fra tutte la figura di Jackie: Jackie
riluttante a concedersi uscite pubbliche e che tuttavia accetta
di accompagnare Jack nella visita a Dallas. Jackie che quel
mattino decide di indossare il tailleur rosa di Chanel che poi,
inzuppato di sangue, diventer una delle icone tragiche di quel
giorno. Jackie che, ancora incredula subito dopo l'incidente,
accompagna il marito al Pronto Soccorso e poi ne segue
il feretro sull'Air Force One in volo per Washington.
Un romanzo corale asciutto, essenziale, ma dolentissimo, che
a quarantacinque anni dall'assassinio di John Fitgerald Kennedy
riapre una ferita collettiva che non si  mai rimarginata.
La mattina del 22 novembre, si sentiva stanca
e di nuovo era stata travolta da un senso
di incertezza. Aveva solo bisogno di un po' di
tempo. Per ricomporsi, per rammentare a se stessa
che sarebbe andato tutto bene.
Ferma davanti allo specchio, si accarezzava
il fianco. Non era affatto una creatura delicata
come sosteneva la gente. Il suo corpo era una
struttura fatta per resistere ai disastri. Ma di tanto
in tanto, sentiva il bisogno di sedersi. Di rilassarsi.
Temeva che un solo passo bastasse per ridurre
tutto in frantumi, per ridurre il mondo in milioni
di minuscoli pezzettini.
Prima di tornare a guardare la sua immagine
riflessa nello specchio, gett un'occhiata alla
gonna e giacca rosa perfettamente intonate sulla
stampella. Il suo corpo appariva giovane e stanco.
Rovinato ma carico di potenzialit. Con molta cura
appoggi gli abiti sulla sedia della toeletta di modo
che non si sgualcissero e lisci la gonna
con la mano. Seduta sulla sponda del letto,
con indosso solamente mutandine e reggiseno,
Jackie continuava a guardarsi, come una bambola
di carta svestita.
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L'Autore.
Adam Braver vive a Cranston in Rhode Island dove insegna alla Roger Williams University.
 autore di altri tre libri a sfondo storico: Mr Lincoln's Wars, Divine Sarah e Crows over the Whitfield.
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Indice.
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Vestirsi all'Hotel Texas.
Corpo e sangue.
La cassa da morto.
La signora Kennedy si organizza.
Il mirino di Zapruder.
Il giuramento per l'insediamento.
Quel che ricorda il professor Tackach.
La scienza del calore.
Pi pesante dell'aria.
Il ritorno della signora Kennedy.
Crolli e schianti al diciassettesimo piano. Fatti e leggende.
Un funerale da centennale. Fatti e leggende.
Va' a dormire.
La stanza infestata dal fantasma di Lincoln.
Una leggenda.
Coda: Pulire.
Ringraziamenti.
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Fine Indice.
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Capitolo 1.
Vestirsi all'Hotel Texas.
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Alcuni fatti.
Jackie arriv alla Casa Bianca che portava la taglia 42; se ne
and che portava la 38.
Per i suoi abiti, Coco Chanel usava il jersey di lana, un tessuto
fino ad allora adoperato per l'intimo maschile. Lo riteneva
ideale nel conferire conforto e sobriet.
Jackie esigeva che i suoi tailleur avessero linee pulite e compatte,
che il tessuto fosse sostenuto, eternamente ingualcibile.
Inoltre, Jackie rese popolare l'acconciatura cotonata, il cappellino
pillbox e i bottoni grossi come monete d'oro.
Dal punto di vista storico, il pillbox era un copricapo militare.
Nel 1962, Halston disegn il pillbox per Jackie, e il suo
nome divenne di uso comune.
Una volta il New York Times chiese ajackie se avesse veramente
speso 30 000 dollari nelle boutique di Parigi nel corso
di un unico viaggio. - Potrei spendere una cifra del genere, -
rispose lei, - solo se portassi biancheria intima di zibellino
L'eternamente partigiana Pat Nixon replic dichiarando che lei
preferiva gli stilisti americani, i migliori al mondo, e aggiunse:
- I vestiti, io li compro quasi tutti nei grandi magazzini di
Washington.

Il rosa.
Tradizionalmente il bianco  il colore della purezza, mentre
il rosso connota la passione. Il rosa, che risulta dalla loro combinazione,
indica la gentilezza. Tende inoltre a simboleggiare
le nuove nascite.

La suite all'Hotel Texas.
Per rendere il pi memorabile possibile il soggiorno di Jack
e Jackie all'Hotel Texas, un gruppo di mecenati di Fort Worth
avevano allestito una piccolissima mostra d'arte nella suite dell'albergo.
Van Gogh. Monet. Picasso. Avevano addirittura messo
insieme un catalogo. Arrivando solo poco prima della mezzanotte,
n Jack n Jackie ci fecero caso. Se ne accorsero solo il
mattino seguente.

Verso Dallas.
Lo staff le disse che sarebbe stata una giornata fresca, ma l'idea
di freddo per un texano equivale a quella di caldo per chiunque
altro. Dalla finestra della suite dell'Hotel Texas, il tempo su
Fort Worth sembrava accettabile, con una lieve pioggerellina. Era
pur sempre novembre e la zona era soggetta a trombe d'aria e ad
altre stranezze meteorologiche. Le venne cos in mente che forse
avrebbe dovuto mettere in valigia qualcosa di pi leggero. Un abito
che respirasse. Quello che aveva indosso le sembrava gi troppo
pesante per quel clima. A Dallas avrebbe forse fatto un po' pi
fresco, e a quel punto il suo abito sarebbe parso pi adeguato.
Gett uno sguardo al mutevole cielo del Texas e pens che fosse
ben difficile prevedere le condizioni atmosferiche con assoluta certezza.
Ad ogni modo, non si poteva che prendere per buona la loro
parola. Si era portata quel solo abito di lana.
Semplice.
Negli ultimi mesi, in seguito alla morte di Patrick, aveva
mantenuto un basso profilo. Il dolore l'aveva travolta in un modo
che lei stessa non aveva mai conosciuto, consumandola fino
a farle dolere il midollo delle ossa; i pensieri, che erano di solito
pronti e acuti, si erano affievoliti come se ogni neurone fosse
stato calpestato, appiattito.
Nessuno le aveva fatto pressioni perch intraprendesse quel
viaggio, ma quelli del partito erano entusiasti: i biglietti e le donazioni
per gli eventi che avrebbero avuto luogo in Texas erano
saliti alle stelle quando era trapelata la notizia che sarebbe
venuta nell'Ovest del paese anche la First Lady. L'idea di tornare
a una vita normale sembrava magnifica. Per la rielezione
avrebbe lavorato sodo. Avrebbe concentrato tutte le energie
sulla campagna elettorale. E avrebbe viaggiato con poco bagaglio.
In modo semplice. Cercando di minimizzare l'attenzione
su di lei. Niente vestiti nuovi. Forse un solo abito da cocktail,
un vestito da giorno e un soprabito. Niente cameriere. Solamente
la sua segretaria, Mary Gallagher, che l'avrebbe aiutata
a rifare i bagagli al termine di ogni tappa. E Jackie avrebbe pensato
da s persino all'acconciatura.
Tutto doveva essere semplice. Un graduale ritorno alla vita.
Parlare in spagnolo.
Quella sera, prima di partire per Fort Worth, avevano presenziato
a una cena che aveva avuto luogo a Houston. Una manifestazione
di stima nei confronti del membro del Congresso
Albert Thomas; una vetrina per pi di tremila partecipanti al
Sam Houston Coliseum, tutti disposti a sborsare denaro per incoraggiare
Thomas a candidarsi per un altro mandato. Ma lo
staff di Jack aveva trovato un'ora libera nell'agenda e, tra le oltre
mille insistenti richieste, il Presidente aveva accettato un
invito da parte di Paul Andow, presidente della Lega dei Cittadini
Latinoamericani Uniti.
Durante quell'evento, Jack aveva deciso di tenersi in disparte.
Aveva presentato Jackie alla folla e lei aveva pronunciato il
suo discorso in uno spagnolo pressoch perfetto, ammaliando
l'uditorio con la sua voce pacata e suadente.
Sul podio si era sentita sicura di s. Per un istante aveva dimenticato
quasi del tutto la perdita subita e trovato conforto
nell'anonimato di un'altra lingua.

Nella stanza dell'Hotel Texas.
Parte I.
La mattina del 22 novembre, Jackie decise di saltare il discorso
programmato per le 8,45 nel parcheggio dell'Hotel Texas
e presenziare invece con Jack alla colazione della Camera di
Commercio nella sala da ballo. Si sentiva stanca e di nuovo era
stata travolta da un senso di incertezza. Aveva solo bisogno di
un po' di tempo. Per ricomporsi, per rammentare a se stessa che
sarebbe andato tutto bene.
Ferma davanti allo specchio, si accarezzava il fianco. Non
era affatto una creatura delicata come sosteneva la gente. Il suo
corpo era una struttura fatta per resistere ai disastri. Non era
una lastra di vetro. Gi all'et di ventisette anni, quando la loro
figlia Arabella era morta alla nascita, Jackie si era affidata al
contegno per superare quel momento, incrollabile al funerale a
Newport mentre gli altri si straziavano per lei. Ma la morte di
Patrick aveva svelato al mondo la sua vulnerabilit, e da quel
giorno, anche nei momenti di maggiore forza, era sempre stata
conscia della fragilit del terreno su cui posava il piede. In quei
giorni, per lo pi, si aspettava che quella sensazione passasse.
Ma di tanto in tanto, sentiva il bisogno di sedersi. Di rilassarsi.
Temeva che un solo passo bastasse per ridurre tutto in frantumi,
per ridurre il mondo in milioni di minuscoli pezzettini.
Prima di tornare a guardare la sua immagine riflessa nello
specchio, gett un'occhiata alla gonna e giacca rosa
perfettamente intonate sulla stampella. Il suo corpo appariva giovane e
stanco. Rovinato ma carico di potenzialit. Con molta cura appoggi
gli abiti sulla sedia della toeletta di modo che non si
sgualcissero e lisci la gonna con la mano. Seduta sulla sponda
del letto, con indosso solamente mutandine e reggiseno, Jackie
continuava a guardarsi, come una bambola di carta svestita.

L'auto con la capote.
Ci fu un momento in cui venne presa in considerazione la
possibilit di usare l'auto con la capote. Durante una breve conversazione
con la segretaria dell'ufficio stampa di Jackie, Pam
Turnure, Jack le aveva chiesto se a suo giudizio avrebbero dovuto
mettere sulla limousine la capote trasparente. Discussero
poi se Jackie fosse in grado di affrontare l'imminente viaggio,
e se ce l'avrebbe fatta a mantenere l'impegno fino in fondo, ma
il vero dubbio riguardava i suoi capelli, se il vento le avrebbe
rovinato l'acconciatura. Dopo un istante di riflessione, Pam alz
lo sguardo su di lui e disse: - Forse dovremmo usare la capote,
- e quasi non vi fosse stata alcuna riflessione, lui ribatt all'istante:
-  una soluzione insoddisfacente. In fin dei conti, se
esci per vedere la gente, la gente dovrebbe essere in grado di
vedere te.

Nella stanza dell'Hotel Texas.
Parte II.
Clint Hill, agente di Servizi Segreti, buss alla porta per
informare Jackie che avrebbero dovuto lasciare la suite entro
cinque minuti. Il Presidente, che si trovava gi nella sala da ballo,
aveva chiesto a lui di salire ad avvisarla.
Jackie gett uno sguardo al completo rosa, chiedendosi ancora
se non fosse troppo pesante per una giornata texana. In
ogni caso, pens, prima di cena se lo sarebbe tolto di dosso. 
L'abito era un punto di rosa strano, ammaliante, privo del solito
effetto caramella. Su di lei sembrava prendere vita in senso botanico,
come se steli e fronde si avviluppassero. Si abbotton
la camicetta e si infil la gonna. La giacca le cadeva morbida e
comoda. Dall'armadio tir fuori una cappelliera che conteneva
l'ultima creazione di Halston: un pillbox perfettamente in tinta.
Se lo pos sulla testa con cerimoniale delicatezza.

Gli occhi del Texas.
In cucina rest al fianco degli agenti Howard e Hill. In quegli
anni di politica aveva perso il conto di quante cucine di albergo
avesse attraversato. Quegli aromi sospesi nell'aria, le
fiamme dei fornelli ancora accesi, vaschette, barattoli e teglie
colmi di salse e spezie, eppure misteriosamente vuote di tutte
quelle persone che, per oscure ragioni, erano state mandate fuori.
Sempre come se nell'aria fossero rimasti gli strascichi di un
evento importante.
I tegami appesi alla parete brillavano. Consapevole del fatto
che il Presidente sarebbe passato per la cucina, la direzione
dell'albergo si assicurava sempre che gli utensili fossero ben lustrati.
Ovunque volgesse lo sguardo, Jackie vedeva se stessa
guardarsi di riflesso. A volte appiattita e deformata. In altre talmente
verosimile da doversi toccare il viso. Ma guardando
un'ultima volta, si vide come di solito appariva nelle fotografie.
Composta. Austera. La forma pura della raffinatezza. Una
persona capace di dominare la sorte.
Al segnale dell'agente Hill, Howard le tocc delicatamente
il gomito e le disse dobbiamo andare, quindi attravers la cucina
al suo fianco, passando dinanzi al personale accalcato in un
piccolo ufficio (i lavapiatti messicani spinti ancor di pi indietro,
contro il muro) e dirigendosi verso la porta a vento. Un attimo
prima che si aprisse, Jackie guard dall'obl i tavoli pieni
di gente che cominciava a girare la testa per vedere cosa stava
succedendo dietro. Fra loro c'era Jack. Con l'aria da ragazzino.
Per un solo e brillante momento, non presidenziale. Guard
ansioso il palco dell'orchestra poi di nuovo le porte mentre i musicisti
suonavano le prime note di The Eyes of Texas Are Upon
You. All'attacco delle prime note e alla tonante presentazione
di Ray Buck, Hill spalanc le porte e Jackie fece il suo ingresso
fluttuando, quasi come un fantasma.
Mentre lei si dirigeva al tavolo centrale, i presenti si alzarono
in piedi. Un solitario fiore rosa in mezzo a tanti fili d'erba
che ondeggiavano rigidi. Anche Jack si alz, a guardarla. La osserv.
E ancor pi che l'amore, nei suoi occhi lei vi lesse l'orgoglio.
Giunta al tavolo, lui le prese le mani e la trasse a s per
darle un bacio sulla guancia. - La mia rosellina, - sussurr.
Sul podio, Ray Buck fece dono a Jack di un autentico cappello
texano da cowboy, accompagnato da un paio di stivali, anch'essi
da cowboy. Pur riservando la giusta considerazione e
ammirazione ai doni ricevuti, Jack non mise il cappello in testa.
Dopo un breve giro di ringraziamenti, volse lo sguardo prima
all'uditorio poi a Jackie. - Due anni fa, in Francia, - esord,
- mi presentai come colui che aveva accompagnato a Parigi la
signora Kennedy. E adesso, viaggiando per il Texas, provo pi
o meno la medesima sensazione. Non c' mai nessuno che si
chieda come saremo vestiti io e Lyndon.
Sebbene in questo viaggio non avesse voluto mettersi in evidenza,
aveva trovato conforto nell'invito di Jack, semplicit
massima, che l'aveva ricollocata in un ambiente familiare in
cui ordine e regole lei ben comprendeva.
A tutto ci che lui disse dopo, Jackie prest poca attenzione.
Siccome il Texas era il Texas, egli concentr il suo discorso
sulla difesa, parlando espressamente dell'industria della difesa
aerea di Forth Worth e rivelandosi l'oratore accattivante
di sempre. Jackie gett un'occhiata panoramica alla sala e vide
che i presenti avevano tutti gli occhi levati verso Jack, immobilizzati,
come se ciascuno di loro fosse il suo solo e unico interlocutore.
Terminato il suo discorso, scese dal podio e le prese la mano,
invitandola ad alzarsi, e insieme si avviarono lungo il corridoio,
stringendo mani e sorridendo, in direzione della cucina,
il cui personale, perch non fosse di intralcio, era stato nuovamente
confinato nell'ufficio.

Prenderla a ridere.
L'intera seconda pagina del Dallas Morning News era occupata
da un annuncio a pagamento commissionato da un esaltato
di nome Bernard Weissman. Il titolo a effetto recitava benvenuto
a dallas MR. kennedy, seguito da una serie di domande
provocatorie, ognuna delle quali evidenziata dalla parola
perch. Tutte le frasi alludevano al fatto che il Presidente avesse
in ballo degli interessi con i comunisti e la domanda conclusiva
era: perch ha abolito la Dottrina Monroe a favore dello
Spirito di Mosca?, e la chiusa: mr. Kennedy, in qualit di
cittadini di questi Stati Uniti d'America, pretendiamo una risposta
a queste domande, e la vogliamo adesso. Mr. Weissman
firmava l'annuncio in quanto presidente del comitato
Americano per la Ricerca dei Fatti.
In piedi, davanti alla finestra della suite, Jack disse: - Non si
pu dire che ti faccia venire voglia di correre a Dallas, no? - Anche
se dava le spalle alla stanza, quel commento era rivolto a Kenny
O'Donnell. Assistente Speciale. Consigliere a lui pi vicino. 
Protettore.
Sembrava che ogni commento di Jack fosse a lui rivolto.
- Be', almeno non si tratta del Comitato Nazionale per l'Indignazione,
- ribatt Kenny. - Sono stati loro a scatenare l'episodio
di Adlai Stevenson, se ricorda bene. A Lyndon il Giuda
che Sorride.
- Non mi pare di aver mai visto Lyndon sorridere, - disse
Jack.
Kenny rise, insieme ad alcuni altri assistenti. - Be', si guardi
dal Comitato Nazionale per l'indignazione, signor Presidente.
La sconvolgeranno pi di quanto non abbiano fatto con Stevenson.
- Be', lo scopriremo presto, dico bene? Cos ci togliamo il
pensiero e li lasciamo tutti a Lyndon.
- A proposito di Lyndon, - disse Kenny. Ramment dunque
a Jack che dovevano andare alla suite di Johnson perch la
sorella e il cognato di Lyndon avevano programmato una tappa
l, nella speranza di conoscere il Presidente.
- Forse, - disse Jack. - Lyndon dovrebbe invece ripresentarsi
al senatore Yarborough, cos in futuro non dovremo pi
preoccuparci di queste montagne russe.

Seria.
Jackie sedeva su una poltroncina color ocra e guardando fuori
della finestra cercava di non ascoltare la conversazione cui
sempre pi persone aggiungevano battute su Dallas. Su met
della finestra vedeva il proprio riflesso; nell'altra met vedeva
le nuvole. Sembrava che si stessero diradando. Pareva che la
giornata si stesse rischiarando. Rendendo il suo vestito pi rosa
e il tessuto pi pesante.
Sapeva che erano tutti su di giri per la sera prima a Houston,
e la colazione di quella mattina, ma non amava sentirli
scherzare riguardo alle minacce. Il fatto  che Dallas era una
citt ostile nei confronti dei democratici del Nord. Gli uomini
presenti nella stanza potevano fare tutte le battute che volevano
dicendo che Jack avrebbe ricevuto lo stesso trattamento di
Stevenson, ma Stevenson non si era divertito affatto nel pronunciare
il suo discorso a Dallas in occasione del Convegno dell'ONU;
si era beccato una botta in testa mentre la folla assaltava
la sua auto, gridando slogan sull'abbattimento delle Nazioni
Unite. - Io non voglio mandarli in galera, - aveva detto
Stevenson. - Voglio mandarli a scuola.
Pens di reagire contro la loro indifferenza, di dire a Jack e
Kenny, e a tutti quelli che ridevano con loro, che la cosa andava
presa sul serio. Ammettere lo stato di tensione. Ma sapeva
che l'avrebbero attribuita esclusivamente ai suoi nervi e alla sua
guarigione. Trattandola come fosse un'inferma, con tocchi gentili
e delicati sui gomiti e prolungate offerte di acqua o succhi
di frutta, chiedendo scusa per la mancanza di tatto e soffocando
allo stesso tempo le loro risate, timorosi della sua fragilit.
Avrebbe davvero voluto dire qualcosa. Che fosse meglio tacere,
per? Magari stava trasmettendo le sue ansie a tutti loro.
Se solo fossero stati in grado di capire.
Di prendere la faccenda sul serio. Tutto qua. Era troppo facile
prenderla a ridere e poi sfociare nella tragedia.
Verso Dallas.
Jack era rimasto a lungo al telefono. Una telefonata via l'altra.
Donatori. Politici locali. Luminari. Mecenati delle arti. Ringraziava
tutti per il sostegno. Solidarizzava con le loro cause.
Diceva che adesso la signora Kennedy stava molto meglio, che
le avrebbe certamente riferito le loro belle parole e le loro preghiere.
Aveva appena terminato una chiamata, con la cornetta
ancora premuta tra la spalla e il collo e due dita che tenevano
schiacciato il tasto del ricevitore, quando bisbigli a Kenny:
- Quand' che dobbiamo essere nella stanza di Lyndon?
- Cinque minuti fa.
- Ho il tempo di fare un'altra telefonata?
Kenny fece segno di no con la testa. - Forse pi tardi, da
Dallas.
- Se ci arriviamo.
- Tranquillo, - rispose Kenny. - Tutto questo viaggio sar
finito prima ancora di rendercene conto Dopodich annunci
che il corteo automobilistico sarebbe partito non appena il
Presidente avesse fatto ritorno dalla suite. E finalmente avrebbero
lasciato l'Hotel Texas per andare direttamente a Dallas.
- E poi a casa, spero, - disse Jack. Si avvicin a Jackie. Che
camminava avanti e indietro per la stanza. Contemplando i quadri
alle pareti. Magari in quello stato non c'era chiodo senza un
teschio di vacca appeso sopra, ma quando si trattava di buon
gusto, persino la societ mondana del Texas volgeva lo sguardo
agli europei. - Torno fra poco, - le disse. - Fra un attimo.
Sai come vanno queste cose Voleva che lei si riposasse. Che
risparmiasse le energie per Dallas. Li attendeva una giornata
molto lunga.
Jackie stese la mano per prendere quella di lui. Fece per parlare,
ma si interruppe. Erano tutte quelle battute su Dallas. Per
quanto fossero soltanto chiacchiere, la rendevano nervosa; e si
chiedeva se fosse nervoso anche lui. Con lui non si capiva mai.
Si domand se lui ricordasse ci che gli aveva detto la sera in
cui era morto il bambino, a soli due giorni dalla nascita. Si sentiva
distrutta, spogliata di tutto il controllo e di tutto ci che
sapeva. E alzando gli occhi su Jack gli aveva detto che perdere
lui sarebbe stata la cosa pi intollerabile. E lui l'aveva abbracciata,
dicendole che non intendeva andare proprio da nessuna
parte. Convinta di non avere forze sufficienti per farsi sentire,
non si era ripetuta ma lo aveva stretto ancora pi forte.
- Va tutto bene? - le chiese.
Lei fece un respiro profondo. Si aggiust i capelli che le
spuntavano da sotto il cappellino. Non era nemmeno riuscita a
tenere gli occhi asciutti e la visione nitida. - In questo momento,
il vestito mi sembra pesantissimo. Capisci cosa intendo,
Jack? E come se continuassi a portarmi dietro un fardello. La
stessa sensazione. Sono soltanto le undici e mi sembra di averloaddosso da tutto il giorno, mi sembra che non riuscir mai
pi a togliermelo di dosso. Tutto qua.
- Sei stupenda.
- Il clima fuori di qui. Fa talmente... Forse dovrei cambiarmi.
Lui mosse un passo in direzione della porta, senza per lasciarle
la mano. Si volse a guardarla e la fiss con lo stesso sguardo
ammaliante con cui aveva ipnotizzato il suo uditorio poco
prima. - No, - disse. - Tutti devono ricordarsi di quanto sei
bella oggi. Spero che si ricordino per sempre di te con questo
vestito. Una rosellina.
Un altro fatto.
A oltre quarant'anni di distanza, quel vestito rosa si trova
ancora a disposizione della famiglia Kennedy in deposito di
cortesia presso gli Archivi Nazionali.

Capitolo 2.
Corpo e sangue

Era solo il figlio di un barbiere. Su di lui non si nutrivano
grandi aspettative a Cleburne, Texas, trentasette miglia da
Forth Worth e un milione di miglia da qualsiasi altro posto. E
se, con moglie e figlio a carico, si guadagnano a malapena quaranta
dollari la settimana, allora un giorno sollevi gli occhi da
terra e provi a migliorare. Cos prendi e vai a Dallas perch tuo
cugino Jim dice che Dallas  il futuro e il Dipartimento di Polizia
recluta gente. Questo  il gesto pi coraggioso che ci si possa
aspettare da lui, perch in fin dei conti lui e la sua famiglia
sono gente di provincia. E quasi senza rendersene conto, sono
gi passati nove anni e mezzo, siamo gi nel 1963, e lui non 
pi il ragazzotto di Cleburne ma un vero uomo di Dallas, un
poliziotto in motocicletta, e con lui ne chiamano altri tre, e
quando la sera del 21 novembre va a dormire, come fa a prendere
sonno? Senza girarsi e rigirarsi nel letto? Con i pensieri
che gli martellano il cervello, tanto che gli verrebbe da urlare:
Sono solo il figlio di un barbiere?
Il figlio di barbiere arrivato da Cleburne si chiama Bobby
Hargis e attende l'arrivo dell'aereo presidenziale all'aeroporto
Love Field; si liscia le grinze dei pantaloni, schiaccia la punta
dello stivale sull'asfalto, si aggiusta il casco in testa. La cittadina
in cui era cresciuto, nella quale era giunto all'et di sette anni
da Rio Vista dopo la morte del padre, recava quel nome in
onore di Patrick Cleburne, l'eroico generale confederato nato
nella Contea di Cork in Irlanda e arrivato negli Stati Uniti nel
1849. Prima di arruolarsi nell'esercito confederato per lealt nei
confronti della gente del Sud che aveva accolto questo irlandese
come fosse uno di loro, Cleburne faceva l'avvocato nello stato
del Tennessee. Dopo una stellare carriera in ascesa che lo
aveva portato a diventare uno dei generali pi rispettati, Pat
Cleburne era precipitato nel 1864 quando, riconoscendo l'esiguit
delle file dell'esercito confederato, aveva proposto di
emancipare gli schiavi e arruolarli nella lotta. Jefferson Davids
in persona aveva messo fine a quel genere di discorsi e pi tardi,
sempre quell'anno, Cleburne si era beccato un pallettone in
pancia su un campo di battaglia nel Tennessee mentre si lanciava
in un attacco che aveva sempre ritenuto un atto sconsiderato.
Patrick Cleburne l'irlandese di rango pi alto nell'esercito
americano.  stupefacente che in un mondo che non smette di
girare vi siano storie che convergano in un unico punto.
Quando era arrivato a Dallas, Bobby aveva preso servizio
come agente di pattuglia. Era stato l che aveva incontrato quasi
tutte le persone che poi avrebbe conosciuto, compreso J. D.
Tippit, che era gi in pattuglia al suo arrivo. Tra loro era nata
un'amicizia che andava al di l del rapporto di lavoro. Si frequentavano
anche dopo il turno di servizio. Spesso, quando non
erano in servizio, lavoravano insieme al drive-in, e tra un turno
e l'altro bighellonavano parlando di Bailey e di tutte le altre
conoscenze comuni. Erano simili, due provincialotti arrivati a
Dallas per dare a se stessi e alle loro famiglie una vita migliore.
Poi, nel 1957, il Dipartimento aveva bandito dei posti per poliziotti
in motocicletta, cos Bobby aveva pensato perch no, e
dopo aver presentato domanda, uno dei suoi capi lo aveva convocato
per chiedergli ancora disponibile?, e Bobby aveva risposto
s, e il capo aveva detto allora presentati al lavoro dopodomani
vestito in borghese, e Bobby aveva detto okay.
Al telefono, Bobby era cortese. Riguardoso. Parlava lentamente,
sottolineando il fatto che era diventato vecchio e parte
delle cose che sapeva un tempo ormai non le ricordava pi tanto
bene; era sempre capace di recitare per filo e per segno le
storie riguardanti il corteo automobilistico, ma su tutte le altre domande
si bloccava. Alcune lo facevano ammutolire. L'impressione
era che si stupisse che qualcuno fosse interessato ai dettagli.
Come quando gli si chiedeva cosa aveva fatto la sera dopo
l'assassinio. E lui diceva che non se lo ricordava, risposta
piuttosto deludente vista la storia che si aveva in mente di raccontare.
Cos quando gli si chiedeva di parlare delle sue sensazioni
mentre si trovava a Love Field in attesa, lui rispondeva
che era stato un giorno come tutti gli altri. Per quanto i dettagli
fossero interessanti, il vero interesse era per la verit emotiva,
che per nella sua memoria non esisteva. Aveva raccontato
come era stato chiamato per diventare poliziotto in motocicletta,
ma - di nuovo - la storia che si cercava era un'altra, cio
in che modo gli avessero comunicato che sarebbe stato di scorta
all'auto di Kennedy. Perch la domanda risultasse un po' frivola,
era stata posta in questi termini: - E cos un giorno le telefonano
e le dicono, Bobby, indovina un po' domani che fai?
- Cos era seguito un breve silenzio all'altro capo del filo poi
una risata profonda e infine gli era uscita la parola be' seguita
da: - Era solo un incarico.
La sensazione di attesa inizia a sussulti, ma presto  come se
tutto l'aeroporto di Love Field si sia messo a vibrare. In quanto
agenti della divisione in motocicletta, Bobby, Douglass, Billy
Joe e Chaney hanno gi scortato altra gente famosa atterrata
a Love Field. Sanno cosa aspettarsi. Ma questa volta il livello di euforia  diverso, cos come diverso  il livello di seriet.
Le vertigini che nascono dalla sensazione di attesa vengono attenuate
dal senso di realt dell'ospite, e dal fatto che certa gente
ha fatto sapere che Kennedy dovrebbe tenersi ben alla larga
dal Texas. Ma di persone strane ce ne sono dappertutto. Qui
Kennedy  gradito come chiunque altro.
Spunta il sole e tutti hanno l'impressione che la superficie
del territorio si allarghi un poco, pronta ad accogliere i Kennedy
nel suo grembo con un caloroso saluto texano e un abbraccio
di benvenuto.
Sergenti. Capitani. Comandanti. Tenenti. Dal dipartimento
non manca nessuno. Fotografi che caricano le macchine fotografiche.
Capannelli di dignitari, donatori e politici locali che
assiepati fanno conversazione. Agenti dei Servizi Segreti sparsi
ovunque. Centinaia di bandierine svolazzanti. E sebbene la
folla sia folta e numerosa e anonima, ci sono persone che senza
alcuna logica riescono a spiccare: una donna con un vestito marrone
che stringe al petto una rivista con la signora Kennedy in
copertina; un bambino con gli occhiali dalla montatura in tartaruga
e l'espressione di chi non sa perch  li; un'anziana signora
in carrozzella piazzata in testa al gruppo, che con la faccia
da sparviero attende come una sentinella.
La limousine presidenziale era stata trasportata per via aerea
il giorno prima ed era rimasta per tutta la notte sotto stretta
sorveglianza nel garage del terminal principale. Adesso, sull'asfalto,
l'auto attende di ricevere a bordo il governatore e il
Presidente con le rispettive consorti. L'auto ha un'aria fiera e
seria. E si sente l'odore della storia che emana.  stata munita
di predellini per gli agenti dei Servizi Segreti, il sedile posteriore
 di una trentina di centimetri pi alto per offrire una visuale
migliore e pi in generale la lunghezza dell'auto supera di un
metro buono la Lincoln Continental di tutti i giorni. Adesso
che il sole ha fatto capolino fra le nuvole, pannelli trasparenti
che costituiscono la famosa capote sono appena stati riposti
nel portabagagli.
In giro per Dallas a bordo di una decappottabile.
Ray-Ban neri.
Lei saluta a sinistra, lui si occupa del lato destro.
I Servizi Segreti speravano che la pioggerellina diventasse
vera pioggia. Una brutta giornata  l'assicurazione per un viaggio
senza rischi.
Incorniciati dal muso azzurro del 707, quando scendono dalla
scaletta dell'aereo sembrano pi piccoli di quel che ci si immaginava.
Sono come sfere di luce: lui, un raggio blu scuro, lei,
rosa chiaro. E man mano che si avvicinano, i loro volti si fanno
pi nitidi; la signora Kennedy ha l'aria stanca e cauta, si guarda
i piedi che poggiano sul gradino successivo, mentre gli occhi
del Presidente brillano di vivacit quando si trova davanti la
prima mano da stringere. A quel punto, la signora Kennedy viene
omaggiata di un bouquet di rose, che si fonde quasi con il
vestito che indossa, e subito si ritrovano entrambi a stringere
mani mentre si avviano in direzione della limousine. Il Presidente
comincia a sembrare progressivamente pi grande, come
se acquistasse pi forza. Hollywood che arriva di volata a Dallas.
La delicatezza della signora Kennedy, che si sofferma a parlare
con la donna in carrozzella, sembra aumentare sempre di
pi: una strana collisione di fragilit tenuta insieme dalla forza.
I dettagli da elencare sono infiniti. L'abito blu della donna
in carrozzella. Il colletto di pizzo. La copertina rossa sulle ginocchia
in tinta con le rose della signora Kennedy. Ma si muove
tutto velocemente. Bobby dimentica gi ci che ha dinanzi
a s.
Sollevando lo sguardo vede il Presidente a pochi metri di distanza,
che procede con le strette di mano ed  quasi arrivato a
lui. Ci sono volte nella vita in cui si fatica a credere di aver meritato
ci che ci siamo sudati. Kennedy ha una stretta di mano
forte e il sorriso da divo del cinema. Guarda Bobby come se in
lui riconoscesse qualcosa, e gli dice: - Sono felice di vederla qui.
Grazie per essere venuto E nonostante Bobby si trovi parecchio
lontano da Cleburne, Kennedy gli appare come qualcosa
di familiare del suo passato, un uomo che conosce il valore di
una stretta di mano e di una parola buona. Bobby imprime nella
sua mente ogni parola che il Presidente gli dice.
- Chiss cosa avrebbero detto di Kennedy i clienti della barbieria
di suo padre? - Dopo un breve silenzio lui risponde:
- Non capisco cosa intende -. Ti interrompi, indeciso su come
spiegare la cosa, conscio che sebbene avessi un preciso programma
dietro alle domande, non sapevi con certezza quale fosse, se
non quello di trovare un nuovo modo di penetrare nella storia.
Rimani in silenzio. Fai un respiro profondo. Durante il quale
cerchi di ritrovare quell'oggettivit che pareva scivolar via. Come
non sapendo che fare, ripeti la domanda. A voce un po' pi
alta, come per fare il prepotente in inglese con uno straniero.
Ti interrompe a met frase per dire che il padre  morto quando
lui era ancora piccolo, era questa la ragione del loro trasferimento
da Rio Vista a Cleburne. Cos la domanda viene riformulata
diversamente. - E lei? Lei cosa pensava di Kennedy? -
E lui: - Oh -. Segue dunque una pausa, e in quella pausa, attraverso
l'architrave, si vedono le sue parole che cominciano a
cambiare forma, a trasformarsi da scatole quadrate in ovali, e
il suo tono animarsi nel dire che Kennedy - Era come uno dei
pastori della sua chiesa, capaci di mantenere viva l'attenzione
e di farti provare l'esatta emozione di ci che stanno dicendo.
Il governatore e la signora Connally siedono davanti al Presidente,
e la signora Kennedy si accomoda alla sua sinistra, con
il suo cappellino rosa, un bocciolo contro il cielo. Kennedy si
sporge in avanti per dire qualcosa ai Connally, poi con la mano
d una botta allo schienale e la sua risata fende il chiasso generato
dalla motocicletta di Bobby.
Kennedy sobbalza un poco all'indietro quando parte il corteo
automobilistico. La signora Kennedy saluta il seguito con
la mano, con gli occhi bassi, quasi fosse intrappolata.
Su Cedar Springs Road, appena fuori dell'aeroporto, la limousine
procede a passo d'uomo in mezzo alle cortine di spettatori.
Bobby cerca di tenersi vicino all'auto, ma nel farsi strada
in mezzo alla folla, finisce fuori centro. Fuori fuoco. Kennedy
si drizza a sedere, come se stesse parlando all'autista, e in
quel momento la limousine si ferma.
Kennedy non  nell'auto.
Bobby frena di colpo, non capisce cosa stia succedendo, i
Servizi Segreti che impazziscono da tutte le parti, accovacciati
e guardinghi, a chiamarsi l'un l'altro, sul punto di avere un infarto
collettivo. Non  che una frazione di secondo ma gli pare
un'eternit finch non vede che il Presidente continua a
stringere mani, illuminato dai raggi di sole che hanno appena squarciato
le nuvole.
Gli chiedi: - Fu quello il primo momento in cui percep la
tensione della giornata? - e lui risponde: - Be', se quelli che ti
stanno intorno si fanno prendere dal nervosismo, il nervosismo
assale pure te -. Ma quello che ti interessava sapere  se quel
nervosismo rimane costante, se prende il sopravvento sull'atmosfera
generale. Era una storia, quella che ti interessava. Di
una parte pi grande di quella giornata cui forse lui all'epoca
non aveva fatto caso. Cos ampliando la domanda gli chiedi se,
a ripensarci adesso, vi fosse sin dal principio un senso generale
di tensione che permeava la giornata, e sebbene quella fosse una
conversazione telefonica, lo vedevi scuotere sicuro la testa e dire:
- Nossignore.
Il tragitto  stato ampiamente reso noto e persino pubblicato
sul quotidiano del mattino. Non c' una sola persona a Dallas
che non conosca per filo e per segno il percorso del corteo
automobilistico. Compreso Bobby. Lui segue l'auto lungo Main
Street in direzione di Elm Street, cercando di restare attaccato
alla limousine, con occhio vigile sia sulla signora Kennedy
che sulla folla chiassosa.
L'ingorgo  per lo pi concentrato all'altezza di Dealey Plaza,
ma a Bobby appare evidente che una volta vicini al sottopasso,
la strada si liberer e lui riuscir a procedere in una formazione
migliore. Non  ancora assalito dal nervosismo. Tutto
procede liscio come l'olio, le bandiere sono un fiume di strisce
rosse e bianche, tutti sorridono e salutano, e lui prova una bella
sensazione davanti a quella manifestazione di rispetto dei suoi
connazionali texani, perch c'erano state tutte quelle chiacchiere
sull'odio per Kennedy. Bobby per aveva sempre saputo che
riguardavano solo alcune fazioni minori, che non erano degne
della bench minima attenzione o preoccupazione, perch di
piccole fazioni ce ne saranno sempre, e non meriteranno mai la
preoccupazione o l'attenzione che vorrebbero.
Bobby vede che la strettoia si apre poco pi avanti su Elm
Street. Dove la strada  quasi libera. Una volta arrivati in prossimit
del Trade Mart, il peggio sar passato. C' persino un
alito di vento pi fresco che gli arriva sul viso. Visuale pi ampia.
Osserva la signora Kennedy, che ha sulle labbra lo stesso
sorriso di quando ha lasciato l'aeroporto, poi distoglie lo sguardo
per mezzo secondo, giusto mezzo secondo. Poi  il rumore
che riporta lo sguardo di Bobby dove era prima.
Gli dici che non gli avresti chiesto di raccontare lo sparo.
Deve essere difficile, gli spieghi, inoltre hai letto le altre interviste
che ha rilasciato, hai esaminato la testimonianza alla Commissione
Warren, ma a questo punto lui ti chiede: - Davvero
ha letto una mia intervista? - Sembra sinceramente sorpreso.
In verit (pur non volendolo ammettere) non gli chiedi di raccontarti
lo sparo non perch per lui potrebbe essere difficile.
Ma perch avevi una storia precisa in mente, e quel che ti serviva
era avere un testimone per i dettagli. Ma per quanto avessi
in mente di evitarlo, la limousine imbocca Elm Street in direzione
del sottopasso a tre carreggiate nell'attimo esatto in cui
al sesto piano veniva armato il cane di un'arma da fuoco. E, con
questa rapidit, la storia che non cercavi diventa la storia che
sta accadendo.
Hargis: Sapevo che lo sparo non era giunto frontalmente. N
dal basso. O di lato. Doveva per forza essere arrivato da sopra
la sua spalla destra.
Braver: Sar stato un grande spavento.
Hargis: Il battito cardiaco aumenta. La pressione sanguigna aumenta.
Aumenta tutto.
Braver: Cosa le  passato per la mente?
Hargis: Ho pensato di fare solo ci per cui ero stato addestrato...
Se avesse voluto, Oswald avrebbe ridotto un colabrodo anche
me. Io non sapevo da dove stessero arrivando gli spari.
Vogliono tutti sapere del sangue. Sam Stern, vice consulente
legale della Commissione Warren, voleva sapere del sangue.
A Dallas, raccogliendo testimonianze per il rapporto, Stern sembra
allontanarsi dalle domande puramente relative ai fatti per
chiedere a Bobby del sangue. Il che lascia trasparire che si intuisce
naturalmente come i soli fatti non siano sufficienti per
creare la storia. Stern gli domanda: - Lei personalmente ha subito
alcuna conseguenza dello sparo che ha appena descritto?
Bobby risponde: - Intende dire il sangue che mi  arrivato
addosso? - e Stern dice: - S.
- S, - risponde Bobby in tono riflessivo. Poi, dopo una pausa
da punto e virgola, spiega: - Quando il Presidente Kennedy
si drizz a sedere nell'auto, il proiettile lo colp in testa, il proiettile
che lo uccise; e la testa come gli esplose, e io mi ritrovai tutto
imbrattato di sangue e cervello, una specie di acqua sanguinosa.
Non era vero sangue. A quel punto, l'auto presidenziale
rallent e io sentii qualcuno dire: Non fermatevi, o non fermatevi...
Tutti volevano la storia. La volevano passo dopo passo, il
momento in cui lui si pul il labbro da quella materia cerebrale,
il luogo dove si trovava, cosa gli stesse passando per la mente.
Ma la verit  che non gli stava passando per la mente proprio
niente, a parte quel lampo bianco dell'istinto. Non ci fu un solo momento in cui si sofferm a contemplare la fragilit della
vita, o i meccanismi del corpo umano o la plausibilit dell'anima.
Si tratt solo di fare quel che era stato addestrato a fare. Si
trattava di pallottole che volavano e della testa del Presidente
che era esplosa, e di Connelly che forse era morto, e di qualcuno
che gridava - Non fermatevi, - e della limousine che riacquistava
velocit, e lui che balzava gi dalla moto per guardare
dappertutto e allo stesso tempo da nessuna parte. Correndo in
mezzo alla folla, schivando una donna in lacrime, saltando quasi
sopra un pap disteso sul figlio. E di nuovo alla moto per inseguire
l'aggressore fantasma nei pressi del sottopasso, poi, seguendo
l'istinto, di nuovo allo School Book Depository perch
il modo in cui era stato colpito Kennedy gli aveva fatto
credere che il proiettile fosse partito proprio da l; e l arriv con
altri agenti di polizia, e fu messo a piantonare una possibile via
d'uscita, dove rimase ad aspettare all'infinito finch non fu sollevato
dall'incarico. Senza mai pensare per un solo istante che
una parte del cervello di Kennedy gli aveva coperto la faccia.
Ma  di questo che vogliono parlare.  questo che vogliono
sapere. Se ne aveva sentito il sapore.
Era solo il figlio di un barbiere. Andato via da Cleburne da
nove anni e mezzo e con un sogno che lo avrebbe tormentato
quasi ogni notte per tutta la sua vita. Lui che insegue Oswald,
che corre e corre ma non arriva mai ad acciuffarlo. Sebbene la
sua vita sia poi andata avanti e lui abbia ripreso il proprio lavoro,
Hargis resta perennemente prigioniero di quel mezzo secondo
che si riavvolge e riparte all'infinito. Ma adesso pu dirlo con
certezza, pu quasi dirlo con il distacco che merita, e il solo punto
in cui la voce gli si spezza ancora  quando parla di J. D.
Tippit. La voce gli si spezza perch quel giorno non lo vede come il
momento in cui lui si ritrova all'interno di una storia. Ma come
il giorno in cui uno dei migliori amici di questo figlio di un barbiere
di Rio Vista viene ucciso dall'uomo che ha sparato al Presidente.
J. D. Tippit stava sorvegliando la zona di Oak Cliff, nell'autopattuglia
n. 10, a quasi tre miglia dal punto in cui erano
partiti i colpi. E dopo avere individuato Oswald, aveva accostato
sulla Decima Est, ma si era beccato in petto una scarica di
proiettili partita dal revolver di Oswald. Bobby Hargis non aveva
assistito alla scena, ma certe volte, proprio come il generale
Cleburne, non si riesce proprio a capire perch la gente non comprenda
le cose che tu reputi giuste. Forse succede quando smetti
di fare domande e ti arrendi al fatto che quel che ti sei lasciato
alle spalle te lo ritroverai sempre davanti.

Capitolo 3.
La cassa da morto.

Una cassa da morto e una bara non sono la stessa cosa. La
cassa ha quattro lati e la classica forma rettangolare, all'incirca
due metri e dieci di lunghezza per settanta centimetri di larghezza.
La bara  quella dei film sui vampiri, larga alle spalle e
pi stretta verso i piedi. Di bare se ne trovano ancora presso le
imprese di pompe funebri. Le chiamano articoli speciali.
La cassa Handley, in bronzo pesante, era stata venduta all'impresa
di Pompe Funebri O'Neal di Dallas, Texas, il 18 febbraio
1963 al prezzo all'ingrosso di 1031 dollari. Aveva un doppio
rivestimento interno per assicurare una certa protezione da
pressioni e spostamenti geologici oltre che dalle quotidiane sollecitazioni
del cimitero. Era la migliore sul mercato. Poich l'articolo
era rimasto per tre mesi in magazzino, viene da chiedersi
se Vernon O'Neal non avesse cominciato a ritenerlo un acquisto
incauto. Forse O'Neal aveva sopravvalutato i gusti della
sua importante clientela, o quantomeno la loro disponibilit a
spendere quella cifra. Cos  probabile che abbia segretamente
provato un certo sollievo quando dal Parkland Memorial Hospital
Roy Kellerman, agente dei Servizi Segreti, lo chiam per
dirgli: - Ci consegni la migliore disponibile!
Aubrey Rike, che si faceva chiamare Al, era seduto al Parkland
Hospital mentre il corteo automobilistico attraversava
Dealey Plaza. Lavorando come conducente di ambulanza per le
Pompe Funebri O'Neal, Al e il suo compagno, Peanuts McGuire,
erano gi stati lungo il tragitto del corteo automobilistico,
all'incrocio tra Houston ed Elm Street, dove avevano prelevato
un uomo vittima di un colpo apoplettico sul marciapiede opposto
allo School Book Depository. In base al contratto stipulato
tra O'Neal e il Comune per il servizio di ambulanze, avevano
trasportato l'uomo al Parkland. Se ne stavano li a chiacchierare
quando, appena arrivata l'auto del Presidente, la notizia dello
sparo si diffuse per tutto l'ospedale.
Nel giro di pochi secondi il Pronto Soccorso si riemp di gente.
Puzza di corpi in rapido movimento. Al si ritrov schiacciato
contro la parete, spintonato accanto a un poliziotto agitato
che continuava a guardarsi i piedi e a dirgli di non muoversi.
Forse ci sarebbe stato bisogno di lui.
Nel caos la gente correva da tutte le parti. I giornalisti si precipitavano
in tutte le direzioni alla ricerca di un telefono. Un
brulicare di funzionari. Membri del Congresso. Senatori. Un
generale con una valigetta ammanettata ai polsi, come se volesse
far saltare in aria l'ospedale. Il Dipartimento di Polizia di
Dallas. Il Dipartimento di Polizia della contea. I Servizi Segreti.
L'FBI. C'erano almeno una cinquantina di persone che avevano
invaso l'entrata, e molte altre che si stavano riversando
nella sala d'aspetto. All'esterno centinaia di altre persone si accalcavano
lungo le transenne della polizia. Uomini armati di fucili
mitragliatori sorvegliavano le porte a vetri dell'ingresso. La
gente continuava ad affluire sempre pi numerosa. E non si riusciva
pi a respirare.
Dopo circa mezz'ora, si avvicin l'agente segreto Kellerman.
Con le braccia incrociate sul petto a sgualcirgli il solito abito
scuro. Atteggiamento fintamente tranquillo. Una bolla sul punto
di scoppiare. Disse che il signor O'Neal sarebbe arrivato di
l a poco con una cassa, pertanto c'era bisogno che Al e Peanuts
fossero pronti a dare una mano per le incombenze del caso. Kellerman
disse di andare ad aspettare O'Neal fuori dell'Ambulatorio
Traumatologico. Che Al avesse capito male? Frainteso
quel che aveva detto sulla cassa.
Per Al Rike il senso della Storia era travolgente. I suoi zii
Melvin e Leonard erano stati i primi conducenti di ambulanza
di Dallas, e a un certo punto Leonard aveva persino aperto una
sua impresa di pompe funebri. Visto che trasportava corpi avanti
indietro ormai da tempo immemore, Al aveva sviluppato un
certo fiuto per questo genere di cose. Ma in quell'istante gli sembr
che il mondo si fosse fermato, che tutto si fosse paralizzato
cos com'era e che lui fosse l'unica cosa ancora in movimento.
Era tutto cos frenetico da sembrare lento. Come se contasse
ogni istante, imprimendosi nei libri di storia in tempo reale.
Davanti all'Ambulatorio Traumatologico, Al sedette su una
lettiga addossata alla parete. Con le gambe penzoloni. Peanuts
andava su e gi per il corridoio. Il signor O'Neal era arrivato,
ma Kellerman gli aveva consigliato di tenere per il momento la
cassa fuori vista, cos O'Neal si intrattenne a chiacchierare amichevolmente,
senza per staccarsi dai tipi importanti. Tutta
questa gente eppure Al si sentiva completamente solo.
Sobbalz sentendo qualcosa stridere. Vicino a lui c'era un
agente che faceva a botte con una sedia pieghevole di ferro. Poi
la First Lady si sedette, ignorando istintivamente le indicazioni
dell'agente. Al si sforz di non guardare. Cambiando posizione
sulla lettiga dove era seduto, si asciug il sudore freddo
dalla fronte. Davanti all'Ambulatorio Traumatologico con la signora
Kennedy. Seduta su una sedia pieghevole di metallo?
La signora Kennedy volse leggermente la testa, i capelli neri
le caddero davanti al volto. Al fece caso alle sue labbra, contratte
e immobili, appena schiuse per permettere all'aria di passare.
Nessuno parlava con lei. Suo marito giaceva dietro quella
porta mentre i medici di tutte le levature fingevano di
mettercela tutta per mantenerlo in vita. Era come se le persone
la temessero. L'agente le aveva detto di sedersi e aspettare.
Cos lei si era seduta e aspettava.
Al avrebbe tanto voluto essere una di quelle persone che sanno
sempre cosa dire. Lei meritava il rispetto della consolazione.
Una parola gentile. Ma si sentiva il cervello anchilosato. Lui
non era che un venticinquenne texano che iniziava le sue giornate
raccogliendo gli epilettici. Riusciva giusto a mantenere la
calma. Cos prese una sigaretta dal taschino, la accese e aspir
lentamente il fumo. Pensando a cosa avrebbe potuto dire, e a
come avrebbe potuto dirlo.
La signora Kennedy scavall le gambe e le accavall di nuovo
nell'altra direzione. Lo guard dritto negli occhi. Ad Al venne
la nausea da nervosismo. Ma aveva timore a distogliere lo
sguardo. - Non  che gliene avanza una? - gli disse. Aveva la
voce pacata. Bassa e meccanica.
Per poco ad Al non cadde la sigaretta dalla bocca, ma riusc
a trattenerla in tempo con il labbro inferiore. Aveva appena
comprato un pacchetto dal distributore automatico, ma di colpo
non ricordava pi cosa avesse o non avesse.
- Posso avere una sigaretta? - disse alzando un poco la voce,
che comunque superava di poco il livello sonoro di un sussurro.
Al scivol gi dalla lettiga e, sissignora, estrasse il pacchetto
e lo picchiett alla base.
Mentre Al le offriva la sigaretta, un agente dei Servizi Segreti
sbuc dal nulla e gli fece cadere il pacchetto di mano, con
il respiro accelerato e il terrore negli occhi. Era pi o meno coetaneo
di Al. In preda al nervosismo. Guard Al come se non sapesse
cosa fare dopo.
Il pacchetto era finito su una mattonella. Tutti e tre lo guardarono.
Alla fine, l'agente lo raccolse, lo ispezion strizzando gli occhi
e poi lo offr alla signora Kennedy. Lei prese una sola sigaretta
e l'agente restitu il pacchetto al legittimo proprietario.
Uno spettacolo di pantomima. Recitato senza parole dal principio
alla fine.
Protendendosi verso il fiammifero, il suo volto scomparve
per un istante. Vi fu soltanto una luce arancione. Si port la sigaretta
alla bocca senza aspirare, poi fece cadere un po' di cenere
a terra.
Forse era quello il momento giusto per dire qualcosa. Ma le
parole gli mancavano ancora.
Lei diede una boccata profonda alla sigaretta, trattenendo
il fumo un istante di pi e poi buttandolo come un velo verso
l'alto. - Lei di dov'? - gli chiese prima che il fumo si diradasse.
Al si augur che non intendesse dire dove lavora. Probabilmente
se la sarebbe cavata rispondendo con un semplice conducente
di ambulanza, ma non voleva certo mettersi a parlare
di casse da morto. Soprattutto in un simile frangente, con i
medici a pochi metri di distanza che cercavano di tappare i buchi
nel corpo del marito. - Sono di Dallas, signora, - balbett
Al. - Vivo qui a Dallas -. Ma era stato qualcun altro a parlare
per lui?
Gli chiese poi come era la vita nel Texas, e lui rispose che
non era niente male. Che il Texas era tutto ci che lui conosceva.
Che faceva un po' caldo, ma che alla fine ci si faceva l'abitudine.
Lei lo guardava dritto in faccia, con gli occhi dolci e sinceri,
quasi si sentisse responsabile di dover mettere lui a proprio
agio.
Dopodich non si dissero pi molto. Fumarono in silenzio
come due sconosciuti al bar tra i quali esiste una tacita intesa.
E condivisero il caff offerto da una infermiera volontaria che
vide quasi schizzar via per la paura le righe bianche e rosse dell'uniforme
quando i Servizi Segreti si avventarono da tutte le
direzioni sul suo vassoio argentato. E sebbene lui e la signora
Kennedy si fossero a malapena scambiati una parola, l'impressione
era che la loro improbabile accoppiata fosse l'unica cosa
su cui fare affidamento. Insieme sedettero in un silenzio condiviso,
escludendo il caos che li circondava, fino all'una circa
quando il dottor Clark, l'agente Kellerman e Ken O'Donnell
dissero di dover parlare con la signora Kennedy. In privato.
All'interno dell'ambulatorio traumatologico, Al prov a deglutire
ma non aveva pi fiato in corpo. Le luci sul soffitto ardevano
e c'era odore di disinfettante. Insieme a Peanuts e all'infermiera
Nelson, Al attendeva l'arrivo di un prete, che sembrava
metterci un'eternit. A mandarlo nel pallone non era stato
il cadavere del Presidente Kennedy. Di cadaveri ne aveva
maneggiati parecchi ai suoi tempi, e sebbene la testa del Presidente
fosse avvolta in asciugamani cos spessi da lasciar filtrare
solo una macchia di sangue marrone, non era peggiore di alcuni
dei maciullamenti con cui aveva avuto a che fare. N era
stata quella combinazione di calma e caos, i volti di quei salvatori
falliti che erano i medici, o il continuo deglutire delle infermiere
per soffocare le lacrime. Era stato vedere la signora
Kennedy che guardava il marito a non pi di mezzo metro di
distanza. Era entrata nella stanza parecchie volte, incerta sul
da farsi, come sforzandosi di arrivare a qualcosa. Ogni volta si
avvicinava un po' di pi al corpo del marito. Una strana miscela
di peso e leggerezza. Fragile e distrutta, ma sempre fuori dal
normale. Magnificamente vestita. I capelli in ordine. Troppo
perfetta per un momento come questo. Questa volta, l'espressione
della signora Kennedy manifestava come un'intenzione
ben precisa. Era ferma, immobile, e solo la schiena si sollevava
a ogni impercettibile respiro.
Tese la mano verso il tavolo della sala traumatologica dove
giaceva il marito e tir via il lenzuolo scoprendolo fino alla vita.
Si sfil l'anello nuziale e lo strinse nel palmo sinistro. Dopodich,
sollev la mano sinistra di lui, adagiata sul petto nudo.
Quando il braccio si alz, le dita penzolarono rigide. La signora
Kennedy cerc di infilargli il suo anello. Al osservava la
scena, incerto su come comportarsi. L'anello era grande la met
del dito del Presidente, ci nonostante lei lo forz con delicata
ma violenta determinazione. Senza parlare, dalla mensola del
lavabo Al prese un tubetto di lubrificante chirurgico. Le gir
intorno e ne mise alcune gocce sul dito del Presidente, sfiorandole
con la mano la manica. Con piccoli movimenti rotatori, la
signora Kennedy riusc a far entrare l'anello un poco alla volta.
Lavorando in coppia, Al strizz un altro po' di lubrificante dal
tubetto. Spingendo con maggiore forza, la mano di lei sfior
quella di lui e riusc a far entrare l'anello fino alla
seconda falange. La signora Kennedy non alz mai gli occhi, e neppure Al.
Per un istante, nel silenzio della stanza, forse erano stati gli unici
due a respirare.
Insieme ai medici, allo staff presidenziale e agli agenti, Al
spinse fuori dalla stanza la cassa che era stata deposta su una
lettiga a rotelle; alcuni aiutavano, altri seguivano e basta. In attesa
dell'arrivo del prete, si era creata una strana atmosfera di
speranza. La plausibilit dei miracoli. Il potenziale latente di
un gigantesco equivoco. Ma una volta che padre Huber ebbe
pronunciato le parole del rituale funebre, fu come se tutte le luci
si oscurassero e le forme che si celavano dietro le ombre fossero
state finalmente rivelate.
Al cercava di tenere lo sguardo fisso davanti a s mentre
spingeva il Presidente lungo il corridoio tenendo una mano sulla
barella e l'altra sulla cassa. Gli agenti erano disposti a V per
sgombrare ogni ostacolo lungo il percorso, e il corteo procedeva
in silenzio assoluto. Si sentiva solo il cigolio delle ruote sul
linoleum.
La signora Kennedy procedeva a capo chino, di fronte ad
Al, e pi che camminare sembrava che anche lei scivolasse su
ruote. Dopo che lui e Peanuts avevano deposto il Presidente
nella bara, la signora Kennedy si era di nuovo appoggiata con
la schiena al muro. Senza mai staccare gli occhi dal marito. Al
rumore del coperchio della bara che si chiudeva di scatto, le era
uscito un rantolo. Il solo e unico suono emesso da lei. Adesso
anche lei appoggi la mano sul feretro.
Padre Huber teneva il ritmo, pregando e aspergendo acqua
santa. Ogni tanto le gocce cadevano sulla mano di Al. Una lo
colp sulla guancia. Quasi tutte scivolavano sull'ottone.
In prossimit dell'uscita, il corteo si arrest come se fosse
finito contro un muro. Un uomo di mezza et con una giacca
sportiva di tweed si fece largo verso la testa della cassa. - Spiacente,
signori, - disse con un tono fiero e spaventato al tempo
stesso. - Ma non posso permettere che il corpo prosegua oltre.
L'agente Kellerman gli si avvicin. Senza perdere tempo. Al
era divorato dall'ansia per ci che si preannunciava. Come se
quella giornata fosse il risultato di una stratificazione dei brutti
sogni altrui. - Questo  il Presidente degli Stati Uniti, - dichiar
Kellerman tamburellando con l'indice sul pollice. - Signore,
deve farsi da parte.
- Dottore -. Sottoline il suo titolo. - Dottor Earl Rose,
Capo di Medicina Legale Fece un bel respiro, quasi stesse
per pronunciare un discorso preparato. - Questo corpo non pu
essere rimosso fino a quando non saranno state completate inchiesta
e autopsia.  stato commesso un omicidio, qui a Dallas,
e la legge del Texas prevede che le vittime di omicidio debbano
essere sottoposte a una vera e propria autopsia prima che il
corpo sia rimosso. Ormai il caso  di competenza della polizia
giudiziaria del Texas.
Per quanto i toni di questa conversazione fossero sussurrati,
Al ud ogni parola. Anche la signora Kennedy, che gli stava
accanto, doveva aver sentito tutto. Teneva la testa bassa. Impercettibilmente
Al mosse piano la mano e la avvicin un po'
pi a quella di lei.
Kellerman dichiar che come responsabile del gruppo del
Presidente, avrebbe chiesto gentilmente al dottore di togliersi
subito di mezzo. Non si trattava mica di un omicidio qualunque.
Quello era il Presidente degli Stati Uniti e la signora Kennedy
sarebbe rimasta con la salma per tutto il tempo, quindi per
favore. Kellerman ringhi, sbrait e cerc di spingere a forza la
cassa.
Rose gli blocc la mano. - Proprio non capisce? - disse sforzandosi
di non urlare. - Bisogna mantenere la concatenazione
delle prove. Dobbiamo rispettare le leggi. Lei non capisce -. Gli
tremarono le labbra.
Padre Huber continu a pregare e ad aspergere acqua santa.
- Maledizione, - disse Kellerman. - Levatevi dalle scatole.
Un altro agente tolse la mano di Rose dalla cassa con una
botta e lo spinse di lato, mentre Rose continuava a insistere che
l'autopsia andava eseguita a Dallas, bofonchiando frasi sul fatto
di annotare tutto per il rapporto ufficiale, che voleva il nome
di tutti, brontolando che sotto sotto sentiva puzza di bruciato.
Quando pass la signora Kennedy si zitt. A giudizio di
Al, il medico non mostr nessun imbarazzo. Solo rispetto.
Sotto le luci fluorescenti, Al vide sull'ottone le impronte del
suo palmo.
Mentre varcavano le porte a vetro, Al riusc a tirarsi la manica
tutt'intorno alla mano. Avanz in testa e cominci a lucidare
il coperchio della cassa. Con movimenti brevi e circolari.
Cominci vicino alla testa poi, con lenti disegni concentrici, si
allarg via via.
L'impresa di pompe funebri O'Neal non ricevette alcun pagamento
per la cassa fino al 1965. Un contenzioso che si protrasse
per due anni. Il 7 gennaio 1964, Vernon O'Neal present
la sua fattura per 3995 dollari al direttore dei servizi finanziari
della Casa Bianca. Sulla fattura si limit a scrivere: Cassa in
bronzo con doppia parete e servizi vari resi a Dallas, Texas.
Non avrebbe dovuto stupirsi nel vedersi rimettere il conto al
mittente con la richiesta di dettagliare quei servizi. Il governo
aveva necessit di valutare voce per voce al fine di determinarne
il successivo pagamento. Il conto sarebbe stato esaminato
con sollecitudine, gli fu detto.
Un mese pi tardi, O'Neal and a presentare il conto di persona.
Aveva corretto l'ammontare a 3495 dollari, giustificando
la riduzione di 500 dollari come meno gli addebiti concernenti
imbalsamazione, uso della cappella, fornitura automobilistica,
servizi professionali, ecc.. Consegnandolo, O'Neal dichiar
che pi di cos, quel conto non lo avrebbe dettagliato. Quella
era la prassi comune, e lui aveva finito.
Il Dipartimento dei servizi finanziari, insieme alla famiglia
Kennedy, concluse che il conto era troppo elevato. Non che
avessero da eccepire sul prezzo della cassa, ma avevano l'impressione
che il valore dei servizi fosse stato sovrastimato.
Nell'aprile dello stesso anno, Vernon O'Neal si rec a
Washington, D.C., per riprendersi la cassa. Si present alla
Gowler's Sons, l'impresa di pompe funebri che aveva preparato
il corpo del Presidente per la cassa definitiva. Vernon O'Neal
esigeva la restituzione della cassa di bronzo che aveva fornito.
Era disposto a riportarla a Dallas ed esibirla nel suo salone
d'esposizione. Lo mandarono a parlare con i funzionari
governativi. Pi di una persona gli disse che la cosa non era possibile.
Allora pagatemi, disse lui. E lei ci fornisca una fattura dettagliata,
equa e onesta, ribatterono loro.
Il conto sarebbe stato esaminato con sollecitudine, gli fu detto.
Nell'area destinata al parcheggio delle ambulanze, la signora
Kennedy insist per accompagnare la cassa durante il trasporto.
Al cerc di spiegare ai Servizi Segreti che era rischioso.
Avrebbe dovuto tenere le tendine del carro funebre abbassate
e disporre la cassa di sghembo, ma cos facendo non
avrebbero potuto agganciarla al sostegno apposito che impediva
eventuali spostamenti. Se si fosse seduta sullo strapuntino,
a una curva presa un po' bruscamente sarebbe rimasta schiacciata
sotto la cassa. Ma gli uomini dei Servizi Segreti non volevano
sentire ragione. Se voleva, poteva viaggiare tranquillamente
nel retro.
Con l'aiuto di Peanuts, Al caric la cassa sul carro funebre,
inserendo degli spessori agli angoli per sistemarla. La signora
Kennedy era ferma da una parte. Lui era conscio del
fatto che lei osservasse ogni movimento. Questo avrebbe dovuto
mettergli un certo nervosismo addosso, invece no; Al trovava
la sua presenza confortante. Le apr la portiera anteriore
e si protese per sollevare lo strapuntino che in quel momento
era abbassato. Era una pessima idea, ma ormai la situazione
gli era sfuggita di mano. Con un cenno del capo fece capire alla
signora Kennedy che il posto era pronto. Lei guard dentro
e rimase paralizzata, sul suo volto l'incertezza di come infilarsi
nel vano dello strapuntino. Sostenendola per il gomito,
Al la guid delicatamente. E in quell'istante vi fu come un
lampo di luce, fu accecato dal sole negli occhi, faceva fatica a
respirare, e si rese conto che gli uomini dei Servizi Segreti lo
avevano immobilizzato contro l'auto, bloccandogli il braccio
dietro la schiena.
La signora Kennedy si ferm. Li fulmin con lo sguardo.
Con la voce poco pi alta di un sussurro, espresse il suo biasimo
con una frase che avrebbe accompagnato Al per il resto
della sua vita. - Lasciate in pace questo giovane. E il solo gentiluomo
che abbia incontrato da quando sono arrivata quaggi.
Si sarebbe trattato di un breve tragitto in macchina lungo
Henry Hines Boulevard. Al sapeva che poteva accompagnarli
a Love Field in pochi minuti. Ma doveva viaggiare a
bassa velocit per garantire l'incolumit della signora Kennedy
seduta dietro. O'Neal diede un'ultima boccata alla sua
sigaretta al mentolo e incedendo spavaldo con le gambe arcuate
si diresse verso Kellerman per dirgli che avrebbero incontrato
gli agenti sulla pista dell'aeroporto. Non vi fu il tempo
per vedergli cambiare espressione. Ancor prima che la conversazione
fosse conclusa, gli agenti erano saltati tutti nel
retro del carro funebre, tranne due che avevano preso posto
davanti. Kellerman lo ignor e s'infil nel posto del conducente.
La polizia sgomber la strada. I passanti protesi comunque
in avanti. Lacrime e volti pallidi. Prosternati addosso
all'auto. Kellerman part a tutto gas, facendo sparire l'auto
dalla vista.
O'Neal guard prima Al poi l'auto che si dileguava. - Accidenti,
- disse. - Quei figli di puttana m'hanno fregato il carro
funebre.
Al annu senza mai distogliere lo sguardo dalla testa della signora
Kennedy che svaniva in lontananza, sperando che quei
figli di puttana non prendessero una curva troppo repentinamente.
Nel corso delle quattro ore che ci vollero per eseguire l'autopsia
sul corpo del Presidente Kennedy al Bethesda Naval Hospital,
ci fu un momento in cui ci si dedic alla scelta di una
nuova bara. Larry O'Brien, che in seguito divenne commissario
della National Basketball Association, era in attesa insieme
a Ken O'Donnell e Dave Powers quando si accorse che la cassa
di bronzo aveva le maniglie curvate. Si volse verso i suoi colleghi
e disse: - Dio, dobbiamo rimediare una cassa nuova -. Pochi
istanti dopo erano gi a bordo di un'auto diretti alla
Gawler's Son di Wisconsin Avenue. Presero l'ascensore fino al
salone d'esposizione e continuarono a ripetere che volevano vedere
le casse di prezzo medio. Non quelle di bassa qualit.
N quelle di altissima. Soltanto le casse di prezzo medio. Scelsero
un modello in mogano e se la fecero consegnare insieme alla
fattura direttamente all'ospedale.
Sulla fattura della Gawler's Sons c'era il dettaglio di ogni
voce. Erano abituati a lavorare con il governo. Imbalsamazione.
Rasatura, vestitura e messa in bara della salma. Prestazioni del
personale dell'impresa di pompe funebri presso la chiesa e il cimitero.
Materiale necessario. Feretro Wilbert Triune. Cassa in mogano
pesante, scelta dal committente. Merce e servizi per un totale di:
$ 3160. Il conto fu saldato immediatamente.
Alcuni anni dopo fu chiesto a Larry O'Brien perch tanta
insistenza sulle casse di prezzo medio. - Credo che l'idea fosse
che lui era uno del popolo, - rispose O'Brien. - Era un po'
l'americano tipico, l'americano medio.
Peanuts e Al andarono a mangiare al Waffle Shop proprio
di fronte all'impresa di Pompe Funebri O'Neal. Erano le otto
e a quell'ora non c'era nient'altro di aperto. Non sapendo che
fare, avevano trascorso il resto della giornata occupandosi di
tante piccole cose. Non si erano rivolti granch la parola. Anzi,
per la maggior parte del pomeriggio non si erano neanche
scambiati uno sguardo. Si avviarono in controluce verso il locale
e occuparono i loro posti abituali. Non si diedero neanche
la pena di guardare il menu. Al disse alla cameriera che avrebbe
preso un toast al formaggio e una birra al malto, Peanuts sollev
lo sguardo su di lei e disse: - Per me, lo stesso. Lei li
guard con una vaga tristezza negli occhi, quindi ingoi il groppo
che aveva in gola, talmente grosso da risultare visibile a tutti,
e si allontan.
L'ordinazione arriv velocemente al tavolo. Se di norma,
dopo una lunga giornata di lavoro, avrebbero divorato quel che
avevano nel piatto, questa volta rimasero entrambi a fissarlo.
La cameriera rimase seduta su uno sgabello in fondo al bancone.
Continuava a controllare i conti, interrompendosi ogni tanto
per armeggiare con le sue calze di nylon.
Al guard Peanuts. Nessuno dei due aveva toccato cibo.
- Andiamo, - disse. - Non ho molto appetito.
Tornarono alla O'Neal in silenzio. Consapevole di come le
cose potessero crescere a dismisura dentro di s, Al aveva paura
di parlare. Non sapeva cosa dire o come dirlo.
Una volta rientrati nelle pompe funebri, and dritto nella
stanza della cassa, chiuse la porta e pianse come non aveva mai
pianto in vita sua. Pianse per tutta la forza che gli sarebbe servita
quel giorno. Pianse per la signora Kennedy. E pianse perch
ci sarebbe stato comunque un domani, con lui che si sarebbe
svegliato nello stesso letto e si sarebbe chiesto se avesse fatto
davvero abbastanza per rendere la giornata migliore la
giornata precedente.
Mentre era al telefono con sua sorella Carolyn, Al Rike ebbe
voglia di buttare gi la cornetta. Una volta che si diffuse la
voce che lui era effettivamente stato dentro l'ambulatorio traumatologico,
lei fu soltanto una delle molte persone che lo chiamarono.
Al non aveva parlato con nessuno, spiegando che non
poteva e che li avrebbe richiamati, ma con Carolyn si era sentito
in obbligo di non liquidarla tanto alla svelta. Lei aveva esordito
dicendo: - Allora? - E lui: - Allora cosa? - E lei: - Lo sai
benissimo cosa.
Si rese dunque disponibile a elargirle qualche piccola informazione,
se non altro quanto bastava, secondo lui, per accontentarla.
Quando le conferm che era stato nella stessa stanza
con la signora Kennedy, lei rimase senza fiato poi segu una pausa,
come se Carolyn si fosse messa a piangere. Dopo aver riacquistato
la padronanza di s, Carolyn attacc a raffica con le
domande. Voleva sapere tutto della First Lady, ogni dettaglio
e ogni odore di quella stanza.
Al smise di ascoltare. Poi le disse che non se la sentiva proprio
di parlarne in quel momento.
- E una cosa del genere vorresti tenertela tutta per te, - gli
disse lei. - Quelle sono informazioni che vanno condivise.
Si morse la parte inferiore del labbro, cercando di porre fine
alla conversazione senza offenderla. Il pomeriggio gli era penetrato
dentro cos a fondo che non sapeva come raccontarlo
senza ricorrere a un linguaggio comune che l'avrebbe fatto apparire
come un racconto qualunque. Persino le piccole cose che
aveva detto della signora Kennedy erano come se si fossero staccate
da lui; ormai erano semplici descrizioni senza vita.
Era ancora troppo presto per sapere se ci sarebbe poi stato
un momento in cui non avrebbe pi smesso di parlarne. Anzi, il
momento in cui non avrebbe parlato d'altro? Quell'oretta passata
al Parkland Memorial Hospital sarebbe bastata per definirlo,
per essere il suo biglietto da visita per il resto della vita. E
nel raccontare quella storia anno dopo anno, i dettagli si sarebbero
affievoliti o intensificati. L'esperienza, forse, perfezionata.
A volte si sarebbe trovato da solo nella stanza d'ospedale insieme
alla signora Kennedy, altre l'avrebbe vista entrare e uscire
dalla stanza due volte. A volte lei faceva cadere la cenere, altre
volte no. A volte Peanuts aveva pi cose da dire, a volte neanche
era presente. A volte la discussione riguardo alla salma avrebbe
avuto luogo nel corridoio o nella stanza delle infermiere, altre
sulla soglia. A volte l'anello scivolava sopra la falange del dito,
altre si fermava di botto. A volte il braccio di Al era bloccato.
A volte il sole non era poi tanto luminoso. A volte lei gli incuteva
timore, a volte lo consolava. E a volte quella giornata era stato
quel che aveva spinto Al a fare il poliziotto.
A volte. A volte. A volte.
Tutti questi frammenti e brandelli avrebbero finito per creare
una storia raccontata cos tante volte da diventare vera.
Ma per il momento Al voleva fare l'egoista. Seppellirla dentro
di s.
Renderla sua, soltanto sua.
Fino al mese di febbraio del 1966, la cassa di bronzo rimase
al deposito degli Archivi Nazionali di College Park. Pare che
l'idea di liberarsene fosse venuta a Bobby Kennedy, il quale sosteneva
che essendo propriet della famiglia potevano disporne
come meglio volevano. Si cita sempre uno stralcio di conversazione
telefonica durante la quale Bobby disse: - Io avrei solo
voluto buttarla in mare -. Si pu dunque immaginare che
l'iniziale insistenza di Vernon O'Neal nel voler riportare la bara
a Dallas per esporla nella sua camera mortuaria doveva aver
stimolato la necessit da parte della famiglia di distruggerla.
Quell'idea doveva essere apparsa davvero terrificante.
La principale preoccupazione espressa a Bobby era che le
sue intenzioni potevano essere percepite come volont di distruggere
le prove, e che oltre al problema di ci che avrebbe
percepito l'opinione pubblica, si poteva presentare anche un
problema di ordine legale. Lawson Knott, amministratore dell'ufficio
amministrativo, disse a Bobby che doveva farsi autorizzare
dal Dipartimento di giustizia. L'11 febbraio 1966, Nicholas
Katzenbach, ex viceministro della Giustizia, adesso ministro,
scrisse a Knott spiegandogli che non ravvedeva alcun
valore probatorio nella cassa, ed esprimeva preoccupazione nell'eventualit
di una pubblica esposizione, apostrofando l'idea
come estremamente offensiva e contraria alla politica pubblica.
Da un punto di vista pratico, osservava poi che evidentemente
la cassa non sarebbe mai servita per la sepoltura.
La cassa fu riempita di centodieci chili di sacchi di sabbia e
caricata a bordo di un C-130 alla base aeronautica di Andrews.
Erano le 8,38 del 16 febbraio. L'aereo decoll in direzione dell'Atlantico,
vicino al Delaware, lontano dal traffico e dalle attivit
commerciali. Alle 10,00 la cassa fu spinta fuori del portello
di coda, accompagnata verso il basso dal paracadute. Atterr
dolcemente, con il minimo impatto. Senza neanche una
bollicina, mentre affondava nel mare.

Capitolo 4.
La signora Kennedy si organizza.

 come fanno gli uccelli. Che nascondono le ferite e le malattie.
E istintivamente sanno di essere prede, sanno che ogni
segno di debolezza li espone a un rischio mortale. Cos di giorno
l'uccellino malato, impettito e fiero, volge il suo canto al
mattino. Ed  un canto colmo di desiderio, di grazia e di bellezza.
Quel genere di canto che si impone all'attenzione di tutti.
Ma quando fa notte, l'uccellino chiude gli occhi con il terrore
di non riaprirli all'alba. Con il terrore che il suo canto sar
gi dimenticato.
Jackie siede a bordo dell'aereo - o  forse nella sala del Pronto
Soccorso? No, deve essere per forza l'aereo. Deve essere l'Air
Force One. Negli ospedali ci ha gi passato fin troppo tempo.
Il dolore  ormai divenuto parte di lei. Come un'escrescenza
che le si  radicata dentro.
L'aereo  fermo con il motore al minimo sulla pista di Love
Fields, vibra rumoroso, con il tanfo dei gas di scarico che
filtra dai condotti per l'aria. E nonostante sia seduta in una
zona tranquilla, intorno a lei c' un trambusto costante. Sente
i giornalisti muoversi nella cabina, tenendosi in equilibrio
tra il senso del dovere e quello del rispetto. La stampa  stata
frettolosamente sistemata; Johnson  preda dell'impazienza,
il suo istinto politico si  sviluppato troppo. Quasi mostruosamente.
Nonostante tutto quell'allestimento scenico, a
lei riservano un po' di spazio. La stanza da letto, tutta per s.
Nessuno sa cosa fare. Qualcuno le ha chiesto se desiderava
compagnia, e lei ha risposto con un cenno della testa. Che 
stato preso per un no. Si sforzano di essere rispettosi, pensa.
L'aereo sobbalza di nuovo, come se stessero caricando
una grossa quantit di bagagli. Immagina si tratti del marito.
Cerca di tastare l'anello nuziale, ma poi ricorda di averglielo
messo nella mano, dopo che i medici avevano perso
ogni speranza.  passata solamente un'ora e venti minuti,
ma sembra un'eternit. Pare impossibile che lui si trovi in
una cassa da morto.  altrettanto impossibile che all'inizio
di quella giornata fosse seduto accanto a lei. Lui  gi ridotto
a una serie di ricordi immobili. Persino il suo sangue sul
vestito rosa sembra una vecchia macchia o parte del disegno
della stoffa.
Ma lei rimane in attesa. Si stropiccia le mani, a volte eccessivamente
sudate, a volte non abbastanza, ancora pi vuote dall'assenza
dell'anello. Il braccio le duole per via dell'iniezione.
Che la far calmare, ha detto il dottore. Ma lei voleva ben pi
della calma. Non ha qualcosa che possa far sparire tutto? Qualcosa
che faccia tornare indietro il tempo? Non lo aveva detto. Ma
avrebbe dovuto.
Jackie aspetta nella sua camera da letto. Aspetta perch le
hanno detto di aspettare. La brava ragazza di sempre. Colei che
aspetta.
Sofisticata.
Affascinante.
Aggraziata.
Riservata.
Prima erano gli aggettivi a definirla. Adesso  una parola soltanto.
Non esistono attributi per descriverla.
Kenny O'Donnell bussa alla sua porta. D una sbirciata dentro
senza aprirla del tutto. Nonostante i capelli impeccabilmente
pettinati e divisi da una scriminatura precisa al centro, ha il
viso pallido e tirato per la stanchezza di chi tira tardi. Non manifesta
alcuna sicurezza di s, ma neanche debolezza. Pronuncia
il nome di lei una volta. Tenendo gli occhi a terra. - Signora
Kennedy, - ripete. Anche dal punto in cui  seduta, sente
che ha l'alito che sa di tabacco.
Non lo sta ignorando. E solo che non ricorda pi come si fa
a parlare. Analogamente a quando per un istante si dimentica
come ci si allaccia le scarpe, o si scrive la pi semplice delle parole,
o il nome del proprio animale domestico. Se sapesse parlare,
gli direbbe di guardarla pure negli occhi.
- Da un momento all'altro ci sar il giuramento del nuovo
Presidente, - le disse. - Egli desidera che lei sia presente. Johnson
la vuole al suo fianco.
Se riuscisse a parlare, gli direbbe di no. Che non riesce a figurarsi
nulla di pi umiliante e disgustoso. Ma non riesce a parlare.
Riesce solo a scuotere la testa.
- Per il bene del paese, dice Johnson -. O'Donnell fissa la parete
e quasi si vergogna delle parole che gli sono uscite dalla bocca.
 evidente che l'hanno mandato per cercare di convincerla.
E questo non stupisce. L'industria della politica si fonda sulla
persuasione, non sulla convinzione. Fa per parlare di nuovo,
ma si interrompe. - Dieci minuti, - dice, consultando il suo orologio.
- Mancano dieci minuti al giuramento.
Lei continua a scuotere il capo.
- Signora Kennedy, so che tutto questo ... Ma abbiamo gli
occhi del mondo puntati addosso. La gente ha bisogno di sapere
che andr tutto bene.
- Bene? - Non  sicura di averlo detto o solo immaginato.
Ma vede O'Donnell deglutire, con il groppo in gola che gli diventa
canceroso mentre una perla di sudore gli si forma proprio
al di sopra delle sopracciglia. Lui si inumidisce le labbra e le fa
schioccare come se intendesse dire qualcosa. Ma gli esce solo
un sospiro di impotenza.
Una parte di lei vorrebbe veramente credere che tra dieci
minuti sar tutto finito. Che andr tutto bene. Ma sul suo vestito
c' ancora il sangue di Jack. E i suoi capelli ancora sul cuscino.
Il rossetto di lei ancora su quel che resta della sua guancia.
Forse in politica la trama pu modificarsi cos rapidamente,
ma questa  la sua vita, e lei non pu certo assistere al
giuramento di un altro per riportare le cose alla normalit. A
questo punto, lei nemmeno ci crede alla normalit. Questa volta
non vi sar guarigione. I medici possono provare a imbottirla
di Vistril e altri narcotici per intorpidirle i nervi, ma non hanno
ancora inventato un farmaco che arrivi in quel punto dentro
di s che non smetter mai di gridare, quel punto che
nemmeno Dio  in grado di toccare.
- Signora Kennedy,  importante che lei...
- Lei crede davvero che...?
- S.
Affonda il viso nelle mani. Assolutamente no. Non riesce
proprio a immaginarsi in posa accanto a Johnson. Davanti agli
obiettivi delle macchine fotografiche. Ha un sussulto improvviso
e non capisce di chi siano le mani che le stanno sfiorando
il viso. Ha per la certezza delle parole in gola. - Gli dica che
mi dispiace, Kenny. Gli dica che non posso. Gli dica ci che ritiene
pi opportuno.
- Vorrei che ci ripensasse, signora Kennedy. Il paese cerca
in lei la speranza, signora Kennedy. Non cercano mica Johnson.
Cercano lei.
Lei vorrebbe credergli. Ma lui sembra troppo convinto, come
se si fosse giocato la lealt al tavolo della politica. - E per
conto di chi parla? - gli chiede.
A questa domanda, O'Donnell pare trasalire. Si ritrae fuori
della porta, poi avanza di nuovo. Un brusio di voci. La voce
di una donna, seguita da quella di un uomo, e una voce strascicata
che risuona troppo giovale per la circostanza. E poi sente
ridere. Ridere? E infine il silenzio nel momento in cui l'aereo
vibra sotto una serie di passi. Languidi e pesanti.
- Lui  a bordo? - chiede lei.
- Il giudice Hugh si sta preparando per celebrare il giuramento.
 qui anche la signora Johnson.
- Loro volano a bordo dell'Air Force Two.
- Ormai  il Presidente, signora Kennedy.
- Ma volano con l'Air Force Two.
O'Donnell entra del tutto nella stanza di lei. Si chiude la
porta alle spalle. - Jackie, - dice andandole vicino. - Lo sa che
io...
- No -. Sente il bisogno di piangere, ma l'hanno talmente
imbottita di farmaci da prosciugarla.
- Se solo Johnson avesse fatto il suo lavoro, - dice O'Donnell,
- tenendo sotto controllo il Texas come avrebbe dovuto
fare, allora... Se solo avesse fatto quel che doveva fare.
- Indegno, - dice lei. Una parola semplice, sprezzante.
La parola perfetta per esprimere ci che ha provato quando
ha dovuto intraprendere questo viaggio. E gli assistenti di
Jack lo sapevano tutti e non facevano che borbottare e lamentarsi
per quel viaggio che aveva lo scopo di raccogliere
fondi e sanare le fratture tra i democratici del Texas. Il senatore
Yarborough e il governatore Connelly si erano lanciati
degli attacchi e Johnson, che avrebbe dovuto fare da
paciere, si era subito messo dalla parte di Yarborough. I due
si erano rimbeccati per tutto il tempo a colazione e Jack, come
fosse il genitore di due bambini petulanti, aveva insistito
perch Yarborough e Johnson viaggiassero insieme durante
il corteo automobilistico. Sorridessero e imparassero
ad andare d'accordo. A questo serviva quel viaggio. Ma 
andata cos. Indegno. Lo ripete un'altra volta e avverte che
quel piccolo grido si sta facendo strada nel suo corpo intorpidito.
- Ci nonostante, lei dovr esserci, Jackie. Non vedo altro
modo...
- Gli dica di no.
- Gli dir che non se la sente. Che ci sta riflettendo.
- Adesso per chi lavora, Kenny?
- I suoi uomini non mi piacciono, come non piacciono a Jack.
- Jack  morto, Kenny.
- Mi dispiace.
Lei si sofferma a riflettere su quanto poco controllo le sia rimasto;
 stato cos facile perderlo? Indegno, pensa.
- Gli dir che ha bisogno di pi tempo.
Nell'agosto del 1963  difficile dimostrare che il valore della
vita umana non sia diminuito. La popolazione mondiale si 
quintuplicata nel corso degli ultimi secoli. Solo quell'anno il
mondo sembra uccidere senza coscienza n misura. Pi di cento
morti in Vietnam. Pi di quattromila morti per terremoti e
frane. Iugoslavia. Liberia. Ciad. Giappone. Italia. Birmingham.
Gli innocenti muoiono aprendo gli occhi al mattino.
Il 7 agosto, la vita diventa importante. Jackie ha le doglie e
nell'ambulanza il suo corpo palpita a ogni contrazione. E rossa
in volto e non riesce a stringere il pugno perch ha le mani troppo
deboli e sudate. Sebbene sappia che tutto questo sta per finire,
per un istante pensa di tenersi il bimbo dentro, di proteggerlo
un po' pi a lungo dal mondo in cui sta per fare il suo ingresso.
E davvero vorrebbe avere la capacit fisica di poterlo
fare, ma il bambino  testardo e troppo ansioso di sottomettersi
a questo mondo.
Quando nasce viene chiamato Patrick Bouvier Kennedy in
onore dei due nonni. Quasi avesse preso con la prima boccata
d'aria anche i peccati degli avi, a Patrick viene diagnosticata
una malattia polmonare e la sua morte viene annunciata due
giorni dopo.
A dispetto dello stato in cui versa il mondo, lei pensa che il
valore della vita del piccolo non vada sminuito. Che sar legittimato
quando il mondo pianger la sua perdita insieme a lei.
Ma il mondo pianger un po' pi sommessamente. Altrimenti
le lacrime non basterebbero per tutti.
Jackie non riesce nemmeno a pensarci. Che Kenny O'Donnell
si stesse burlando di lei? Magari  solo uno dei tanti politici
di secondo piano, la cui fedelt agli altri  limitata nel tempo.
La sua amicizia con i giovani Kennedy risaliva ai tempi di
Harvard, poi aveva lavorato con Jack sin dalla campagna per il
Senato, ma adesso appare troppo risoluto. Durante il corteo era
dietro di loro di una sola auto. Doveva inevitabilmente aver visto
quell'esplosione di sangue. Visto le molle e le bobine scoppiare
fuori da quel corpo-macchina. Sentito quell'istantanea
puzza di marcio di cervello proprio come lei. In questa stanza,
la sensazione  che importi solo a lei. La sola che riconosca in
tutto questo la tragedia.
Jackie sa gi che poi si detester per avere pensato una cosa
del genere riguardo a Kenny. Ma questo non cambia comunque
lo stato attuale delle cose. Non rende pi sicuro il fatto che
quando lui busser di nuovo, lei raddrizzer le spalle come meglio
potr e si alzer per riceverlo nella stanza, per poi permettergli
di scortarla nella cabina dove lei si metter al fianco di
Johnson, il quale probabilmente si affretter a pronunciare il
giuramento con la medesima fermezza con cui aveva insistito
per questo viaggio, dopodich correr a far spostare i mobili,
eliminando la sedia a dondolo e portando invece raccapriccianti
corna di toro e teschi rinsecchiti di vacca, in un ambiente in
cui racconter quelle sue lunghe noiose ghignanti storie, cose in
cui crede solo lui, accompagnate sempre da crassi sorrisi e cospiratori
ammiccamenti, un po' troppo a suo agio nello Studio
Ovale, gi dimentico di come ci sia arrivato. Ecco a che cosa
porter il suo stargli accanto. Che cosa legittimer la sua presenza.
Lei non pu cedere. Deve assolutamente restare aggrappata
a Jack ancora un po'.
Tuttavia, le loro capacit persuasive sono di gran lunga pi
forti della sua determinazione, specialmente in queste condizioni.
Forse, se Bobby fosse qui. Forse, se Jack non fosse dentro
una bara in fondo all'aereo.
Sa che la sfiancheranno. Alla fine. Ci riescono sempre. Sempre.
Si ode di nuovo bussare alla porta, dei brevi colpetti di nocche
seguiti dalla voce di O'Donnell che dice: - Signora Kennedy.
Signora Kennedy.
Questa volta non lo invita a entrare. Anzi, gli dice: - No, -
e visualizza quella parola di due lettere fluttuare nella stanza e
chiudere la porta delicatamente ma con fermezza.
Lui bussa di nuovo. Questa volta con maggiore urgenza.
- Signora Kennedy -. Parla come se qualcuno lo stesse controllando.
- Signora Kennedy.
Non  il silenzio che arriva da parte sua, piuttosto una mancanza
di risposta. Il rumore  forte e chiaro. Dietro quella porta
c' una donna che parla con Kenny, frasi veloci infarcite di
termini specialistici sulla logistica. Ma quando la voce della donna
si abbassa, tutto quello che Jackie riesce a sentire  First Lady.
La prima volta con un punto di domanda, la seconda con un
punto esclamativo.
 il titolo cui ha cercato di resistere. Non voleva infilarsi nei
panni di qualcun altro. Ma adesso il pensiero di non averceli pi
- di non essere la First Lady - sembra addirittura peggio. Come
glieli avevano gettati addosso, adesso glieli sottraevano, con altrettanta
facilit. Gli uomini di Johnson minimizzeranno il suo
ruolo il pi in fretta possibile. La vorranno vedere scomparire.
Dileguarsi con un respiro in un freddo mattino.
Che vita terribile dover temere costantemente di perdere
tutto.
Jackie passa ancora i vestiti ai negozietti di seconda mano
di Cambridge, incassa e storna i soldi perch non si sa mai. Non
si tratta necessariamente degli abiti da ricevimento apparsi sulle
riviste o alle cene ufficiali; vende i vestiti ricevuti in dono,
gli omaggi che arrivano settimanalmente, indossati ogni tanto
a un pranzo, anche se raramente tirati fuori dalla scatola. Le
etichette sono tutte riconoscibili, la qualit squisita. Il ricavato
non  enorme, ma ogni piccola somma la aiuta a sentirsi un
po' pi sicura.
Se tuo padre ti lascia quando hai dieci anni, forse nulla ti
sembrer pi sicuro. Il primo sassolino di una frana imminente.
Oppure la si pu vedere in questo modo: il dono che ti permette
di vedere nel futuro, che ti consente un largo margine di
tempo per prepararti a quel che verr.
Allo specchio, i capelli sembrano sporchi e secchi e conferiscono
a Jackie la leggera opacit di ci che non  lavato. - Se
ne vada, - grida alla porta. - Se ne vada -. Ma non esce neanche
un fiato. Che abbia perso un'altra volta la capacit di
parlare? Gridare e gridare, se nessuno ti sente, non  necessariamente
un segnale di pazzia; con pi probabilit, a nessuno importa
niente di quello che dici.
Ed  ingiusta, questa idea di ingegneria meccanica, per cui
il cane metallico di un'arma da fuoco non pi grande del suo
mignolo possa in pochissimi secondi proiettare un minuscolo
frammento in un cranio, che arrivato alla giusta profondit prosciughi
la vita. Nulla di importante dovrebbe poter cambiare
tanto rapidamente. E lei pensa ai suoi figli, a come comincer
a spiegare loro che cosa tutto questo significhi. Non hanno mai
vissuto nel mondo del rischio. Sono troppo piccoli per conoscere
l'instabilit del terreno su cui camminano.
Alla fine O'Connelly entra nella stanza senza alcuna formalit.
Richiude la porta, ma non completamente. Rimbalza e poi
si ferma, lasciando appena uno spiraglio di luce. I rumori del
mondo esterno filtrano dentro. Voci pi forti. Il rumore delle
macchine fotografiche che vengono caricate. Fruscio di carte.
Ansia e adrenalina messe in libert.  una colonna sonora a
Jackie gi nota.
- Solo per i miei figli, - dice prima che O'Donnell abbia il
tempo di aprire bocca. - Lo far per i miei figli. E non mi cambio
d'abito. Niente sfilate.
O'Donnell fa un cenno di assenso e si morde il labbro inferiore.
- Okay, - dice. - Okay -. Con l'indice si preme la guancia.
Se fosse stata una sprovveduta, avrebbe creduto che tutto
questo lo annoiava.
- Niente sfilate. Non  per lui. Non  per Johnson.
- Okay.
- Voglio che lo riferisca ai suoi uomini. Anzi, voglio che lo
riferisca a Johnson in persona che uscir in pubblico soltanto
per i miei figli. Perch sappiano che il loro padre non pu andarsene
tanto facilmente. Non posso assolutamente legittimare
questa indegnit. Questo voglio che sia chiaro. Glielo riferisce,
Kenny? Lo chiarir con Johnson?
O'Donnell continua a fare cenni di assenso. Cos'altro pu
fare? Non pu fare altro che perdonare le sue richieste e i suoi
ragionamenti. Jackie si vede riflessa negli occhi di lui, e non si
tratta semplicemente di una rifrazione letterale, ma del modo
in cui il suo cervello la vede. Questo la induce a fare una pausa.
Nel corso dell'ultima ora e mezza lei non ha mai smesso di
prendere in considerazione qualunque cosa. Lei  una pura forma
di trauma.
Si alza, priva di peso, e gi fluttua sui suoi piedi. Guarda in
tutte le direzioni, cerca di catalogare e inventariare tutto ci
che la circonda, da quella porzione di letto sgualcito alle ditate
rosse sul viso di O'Donnell all'odore nella stanza, che ha lo stesso
odore della notte prima, odore di normale. Ricordare  importante.
Perch nonostante le sue richieste e giustificazioni riguardo
al giuramento, la nuova amministrazione sta per creare
la sua propria visione della storia. Molto probabilmente O'Donnell
non dir nulla a Johnson, e anche se lo far, nessuno lo star
a sentire. Lei la metteranno in posa accanto al Presidente entrante,
disposta come un sostegno decorativo che d pienamente
il suo appoggio e la sua fiducia. I fotografi preserveranno quel
momento finch, come il resto del mondo, anche lei dovr mantenersi
vigile per non credere alla loro versione.
Ma per adesso ci prover.
Il suo lascito conter ancora. I ricordi non saranno imbiancati
a calce e poi coperti da una mano di vernice fresca. Almeno,
non ancora. Non qui, su un aereo con la salma del marito
appena ucciso che giace nella stiva, su una pista di decollo a Dallas,
in un aeroporto che si chiama Love Field - il campo dell'amore
- a riprova del fatto che il mondo non ha bisogno di poeti
perch  bravo da s a creare il suo senso dell'ironia.

Capitolo 5.
Il mirino di Zapruder.

La cinepresa Bell & Howell 414 DP.
Se lo si legge con attenzione, il Manuale d'uso garantir che
la cinepresa catturi nella maniera pi accurata ci che vede.
Informazioni di base:
 Tasto di accensione (Pag. 7)
 Caricamento pellicola (Pag. 2)
 Lente Zoomatic (Pagg. 5, 6, 10)
 Occhio Elettronico (Pag. 8)
 Filtri incorporati (Pag. 4)
 Mirino Zoomatic (Pag. 5)
Non dimenticare i consigli che seguono:
 Evitate di zoomare eccessivamente. Come tutte le tecniche,
anche questa sar pi efficace se usata con moderazione.
(Pag. 11)
 Se durante la ripresa con le dita bloccherete l'Occhio Elettronico,
la cinepresa non vedr le cose sotto la loro luce
naturale. Non confondetela. Assicuratevi che possa vedere
tutto. (Pag. 12)
 Programmate le riprese del vostro film di modo che esso racconti
con continuit una storia interessante... Una volta che
avrete acquisito familiarit con l'Occhio Elettronico, sarete
in grado di girare filmati automatici che mostrerete sempre
con orgoglio. (Pag. 9)
Tutto sta nel resistere alla tentazione di dominare la cinepresa.
Di credere che veda esattamente quello che vedete voi.
Perch  a questo punto che potrebbe incepparsi tutto. Quando
si dimentica che la cinepresa agisce da testimone attivo.

L'intervista.
Circa un'ora e mezza dopo l'esplosione dei colpi, Abe Zapruder
si trova negli studi della WFAA-TV.  seduto davanti
a una scrivania, accanto a Jay Watson, il direttore dei programmi
di quella rete, il quale non  abituato a stare davanti alle telecamere.
Watson fuma furiosamente, si distrae di continuo, risponde
al telefono mentre  in onda e allo stesso tempo presenta
il suo ospite. I due sono vicinissimi. All'inizio Abe sembra
perfettamente a suo agio con la giacca e la cravatta a farfalla,
quasi fosse abituato a presentare un programma tutto suo. Eppure
continua a girarsi mentre parla. La calma comincia a vacillare.
Glielo si legge negli occhi.
Watson chiede: - Ci vuole raccontare la sua versione dei fatti,
per favore? - e Abe comincia a riferire da mezz'ora prima
degli spari. Parla di come ha trovato il luogo. Si schiarisce la gola.
E ode lo sparo. Mima il modo in cui Kennedy si  accasciato.
Nel descrivere lo sparo successivo (Non potrei dire con certezza
se siano stati uno o due spari), dichiara di aver visto la testa
di Kennedy - Letteralmente aprirsi, con il sangue e tutto
quanto, e io ho continuato a filmare. Tutto qui, mi sento male,
non riesco... - Qui si capisce che sta per crollare, eppure la
storia non  ancora completa.  in uno stato di shock evidente.
Di angoscia. Ma c' qualcosa di pi profondo. Come se una
parte della sua memoria fosse dentro quella cinepresa.
Forse con questa sensazione, Watson ricorda ad Abe che la
cinepresa  l nello studio e che - Il filmato sar sviluppato il
prima possibile -. Poi dalla regia cambiano inquadratura per
trasmettere il servizio sul carro funebre che lascia il Parkland
Memorial Hospital. E questa  la memoria collettiva. L'esperienza
in tempo reale. E nel corso dell'intervista quasi si vede
Abe, in contemplazione, che cerca di aggrapparsi ai suoi
ricordi. Quasi sapesse che una volta sviluppato il film, il suo ricordo
diventer parte della collettivit. Un'esperienza qualunque.
Forse  per questo che termina l'intervista proprio in quel modo.
Tornando a parlare del primo sparo, quando ancora pensava
si trattasse di uno scherzo, quando - Si sente sparare e qualcuno
si porta la mano al ventre -. Forse  questo tutto ci che
ha lasciato. Qualcosa che nessun filmato riuscir a fare proprio.
Quel briciolo di vergogna soltanto suo.

L'antefatto.
Soltanto quaranta anni prima, in Ucraina, Abraham Zapruder
assisteva al terrore e al massacro dei suoi vicini e simili ebrei
durante la guerra civile russa. La famiglia Zapruder aveva deciso
per la fuga perch lottare sarebbe stato vano; una fuga che
lui ricorda come manifestazione al contempo di codardia e di
coraggio. Erano emigrati da Kovel a Brooklyn quando lui aveva
quindici anni. A trentasei aveva lasciato Brooklyn alla volta
di Dallas per fondare una sua ditta di confezione d'abiti, su ben
due piani. Abe  un uomo che a vederle, sa riconoscere la speranza
e le occasioni. Sa che si possono presentare sotto le forme
pi svariate. E che i momenti inaspettati possono essere
quelli di maggiore ispirazione.

Su Elm Street.
Kennedy viaggiava sul suo lato della strada. Proteso in avanti.
Sorrideva. Salutava con la mano. Per un solo secondo, Abe
era stato tentato di abbassare la cinepresa per guardare il Presidente
con i suoi occhi. Ma era deciso a catturare le immagini
di Kennedy. Era felice di essersi portato la cinepresa appresso.
Inizialmente non era stata sua intenzione. Gli sarebbe stata solo di intralcio nell'assistere al passaggio del Presidente.  questo
che aveva riferito a Lillian, la sua segretaria alla Jennifer
Juniors. Il motivo a lei addotto. Voleva vedere Kennedy con i suoi
occhi. E non limitarsi a tenere in mano una cinepresa che vedeva
in sua vece. Lillian lo aveva convinto altrimenti. Gli aveva
detto che avrebbe avuto tutto il tempo di passare da casa e
prendere la cinepresa. Sarebbe andato e tornato in venti minuti,
al massimo. Sette miglia per andare, sette per tornare. Gli
aveva detto che doveva essere una specie di veggente per avere
aperto la ditta proprio su Elm Street. Posti in prima fila per i
Kennedy, signor Z. Ne approfitti. Sar felice di avere questo ricordo.
Coraggio, lo aveva incalzato Lillian. E aveva trascinato
nel discorso anche l'altra impiegata addetta alla ricezione, Marilyn.
Sul serio, signor Z., avevano aggiunto.
Lui aveva considerato il traffico. Il parcheggio da trovare.
Con la folla che si sarebbe riversata in centro venti minuti potevano
trasformarsi in ore. Ma erano da poco passate le otto.
Anche nella peggiore ipotesi possibile, aveva immaginato di avere
abbastanza tempo a disposizione. E poi non sarebbe stata cosa
da poco avere un filmato di Kennedy. Pensi ai suoi nipotini,
signor Z. Stiamo parlando dei Kennedy, signor Z. Non  proprio
questo il motivo per cui ha comprato la cinepresa? Lillian e Marilyn
non gli avevano dato pi pace. Quella sarebbe stata la storia
da raccontare alle sue generazioni future. Non quelle di pogrom
o fughe coraggiose ma sempre avvolte in un velo di ambiguit.
La storia da raccontare, invece, era quella di quando si
era trovato a pochi metri di distanza da John F. Kennedy.
La giornata aveva avuto inizio con pioggia e foschia, una luce
che avrebbe reso complicato ogni genere di ripresa. Se fosse
venuto gi un acquazzone, sarebbe passato al Filtro Antifoschia
o avrebbe lasciato il Tipo A per tutto il tempo? Che razza di
filmato sarebbe venuto fuori in mezzo a una gran quantit di
ombrelli? Senza contare che probabilmente il Presidente sarebbe
stato al chiuso dell'auto, e si sarebbe limitato a salutare dal
finestrino. Ma tali preoccupazioni si erano ben presto dissipate.
Il sole era spuntato trasformando d'un tratto quella giornata
in una giornata di primavera. I Kennedy portano il sole
ovunque vadano, aveva detto una delle impiegate. Abe aveva sorriso.
Non era un amante dei luoghi comuni. Ma questa volta ci
aveva creduto anche lui.
Abe e Marilyn erano usciti di corsa dall'edificio Dal-Tex al
501 di Elm Street e avevano attraversato la strada, schivando
gli impiegati dello School Book Depository che si erano assiepati
lungo il marciapiede. Lui camminava veloce. Voltandosi a
guardare la strada. Quasi fosse lui stesso l'obiettivo della cinepresa.
In cerca della prospettiva giusta. Dell'angolazione migliore.
Con Marilyn sempre al suo seguito, aveva proseguito lungo
Elm Street in direzione del sottopasso. Aveva consultato l'orologio.
E si era volto a guardare la strada. Erano stati raggiunti
da alcuni altri impiegati della Jennifer Juniors. Ma non aveva
rivolto loro la parola. Aveva tirato dritto per la sua strada. Avvicinandosi
sempre di pi al sottopasso.
Alla fine aveva trovato un grosso blocco di cemento quadrato,
alto all'incirca un metro e venti. Si era agganciato la cinepresa
al polso e ci era montato sopra. Con il sole alle spalle, la
luce era perfetta. Nuovamente aveva consultato l'orologio.
Stando al programma pubblicato, mancavano ancora dieci minuti
al passaggio del corteo automobilistico. Tirando un respiro
profondo si era asciugato il sudore dalla fronte.
Aveva puntato la cinepresa sui suoi impiegati, ripassando mentalmente
il Manuale d'uso. Loro lo avevano guardato. Avevano
sorriso. Una di loro si era coperta il viso e gli aveva dato le spalle.
Sto solo facendo una prova, aveva detto. Giusto qualche inquadratura,
per essere sicuro che funzioni. Aveva fatto una zumata e
poi allato nuovamente il campo. Fermo sull'erba. Sullo sfondo,
una lastra di marmo. Aveva premuto il tasto d'accensione. E atteso
il clic. Aveva aperto e richiuso lo zoom. Poi aveva chiamato
Marilyn. Pu mettersi dietro di me? le aveva chiesto. Non so perch,
ma questo teleobiettivo mi fa girare la testa. Mi d le vertigini.
Se magari si mette dietro di me e mi tiene per la giacca, evito di perdere
l'equilibrio. Erano rimasti li cos, a guardare la Elm in direzione
della Houston. In attesa che sbucasse la limousine.
L'unica cosa di cui si era reso conto subito dopo  che gridava:
L'hanno ammazzato. L'hanno ammazzato. Mentre correva
su per il poggio erboso. Verso il pergolato. L'hanno ammazzato.
L'hanno ammazzato. Il suo corpo urlava. La mente non capiva
pi niente. Un istante prima Kennedy faceva il pagliaccio
in giro. E adesso. L'hanno ammazzato. Non sapeva nemmeno
come fosse sceso da quel blocco di cemento. Era una specie di
spettro. Che passava attraverso i muri. Gridava, cantilenava:
L'hanno ammazzato. L'hanno ammazzato.
Che succede? gli domandava la gente. Che sta succedendo?
L'hanno ammazzato. E ogni volta che lo ripeteva, era come
se un'altra persona si afflosciasse e scomparisse.
La cinepresa, sempre assicurata al polso, gli batteva sulla coscia.
Martellando incessantemente sullo stesso punto. Riempiendolo
di lividi.

All'edificio Dal-Tex.
Abe crolla in avanti sulla sua scrivania. Alla televisione stanno
trasmettendo il telegiornale. La cinepresa  in cima allo schedario.
 ferma, ingiustamente.
Dentro il petto, da qualche parte, c' ancora un respiro.
Nel suo ufficio c' Darwin Payne del Times Herald. Ce
l'ha seduto di fronte, parla e gesticola. Lo aiuter a sviluppare
la pellicola, gli dice. Quel filmato  molto importante. Ma Abe
non riesce a spiccicare parola, se non per dire che lo sa che Kennedy
 morto. Lo sa che  morto. Al telegiornale possono dire
quello che vogliono. Possono anche parlare fiduciosi di ferite
anche gravi ma Abe lo sa che Kennedy  morto. L'ha visto
attraverso il mirino della cinepresa.
Finalmente riesce a raccogliere le forze per liquidare Payne,
spiegandogli che l'hanno gi contattato da Life, e per quanto
lui non ci capisca granch,  pur sempre un uomo di parola.
Chiudendo la porta alle spalle di Payne, Abe non  tanto certo
che il filmato abbia un valore giornalistico, commerciale o
probatorio. A questo punto,  una questione di fisiologia e tecnologia.
Le altre persone presenti avevano assistito al momento
dell'uccisione, e con altrettanta rapidit anche quel momento
era passato. Ma Abe Zapruder ha una registrazione di ci che
il suo occhio ha visto. Ed  in cima allo schedario. In attesa di
essere sviluppata e stampata. Una replica a immagini della sua
memoria. E, sollevando nuovamente lo sguardo verso la cinepresa,
gli viene in mente di aprire lo sportellino ed esporre la
pellicola alla luce. Un drastico intervento chirurgico.
Entra Lillian e dice qualcosa che lui non riesce a sentire.
Qualcosa riguardo agli uomini del governo. Che aspettano. Entra
con una radiolina a transistor in mano. Caos e scariche statiche.
Lei piange, tira su col naso mentre si tasta le tasche alla
ricerca di un fazzoletto. Dice che quegli uomini stanno facendo
anticamera e poi riferisce che alla rdio hanno appena detto
che il Presidente  solo ferito, al che Abe risponde Io lo so
che  morto. Lillian volge lo sguardo alla TV poi alza il volume
della radiolina per cercare di capire meglio gli annunci in mezzo
a quella raffica di scariche statiche.
Abe si alza per ricevere gli uomini del governo. Per un attimo
disorientato. Confuso in mezzo al rumore che viene da fuori della
finestra e i suoni che arrivano dalla TV e dalla radio. Potrebbe
chiudere la finestra, ma in qualche modo  rassicurante udire le
sirene, udire tutte quelle persone che ancora affollano la piazza.
Udire i loro pianti e le loro grida. Lo fa sentire un po' meno solo.
Una storia vera.
La notte del 22 novembre Abe aveva avuto un incubo: attraversando
Times Square, passa davanti a uno strillone fermo
davanti a una riprovevole sala cinematografica, e lo sente strillare:
- Ehi, gente, entrate a vedere sul grande schermo l'assassinio
del Presidente.

La proiezione.
Alle otto del mattino del 23 novembre, Abe mostra il filmato
agli agenti dei Servizi Segreti. In una stanza vuota a uno dei
piani del suo edificio Dal-Tex. Senza finestre. N schermo. Soltanto
un paio di sedie pieghevoli e un tavolo da gioco piazzato
al centro su cui poggiare il proiettore. Le luci del soffitto sono
spente; c' solo il fascio di luce bianca del proiettore che disegna
un quadrato piccolo ma preciso sul muro bianco e vuoto.
La ventola del proiettore ronza. Quasi come il motore di un jet.
Abe si posiziona dietro e chiede Siete pronti, signori?
Pronti, signor Zapruder.
Lui armeggia con le manopole nel tentativo di mettere a fuoco
i margini dell'immagine vuota. Adesso va bene, dice. Allora,
siete pronti?
Loro fanno di s con la testa, si mostrano impazienti, consultano
gli orologi, documentano l'ora sui taccuini. Abe sa che
non sono davvero pronti. Lui ha visto il filmato. Ha visto quali
scherzetti  in grado di giocare la mente. Ha sperimentato la
speranza e l'euforia che ti prende nei primi venti secondi. Perch
c' ancora la strana possibilit che quel che sta per succedere
possa invece non succedere. E invece accade. E ti rendi
conto di quanto sia vaga la speranza.
Abe avvia la proiezione. La bobina sul proiettore 8 mm ha
uno scatto anomalo. Continua a girare, ripetitiva. Lo schermo
improvvisato  diventato tutto nero. Dei segnacci si animano
sulla parete, come una tempesta di fulmini, e spariscono con la
stessa velocit con cui sono apparsi.
Gli agenti si fanno irrequieti. Uno batte il piede a tempo con
il proiettore.
Sul filmato rimane una prolungata linguetta iniziale nonostante
abbia tagliato i filmini amatoriali e le riprese di prova effettuate
prima del corteo. Poi, di colpo, inizia il filmato. Ed ecco
arrivare i poliziotti in motocicletta che, in testa al corteo, cominciano
a curvare su Elm Street. C' il sole. Ecco il Presidente.
Un 'altra storia vera.
Alle 10,30, dopo aver mostrato infinite volte durata i ventiquattro
secondi di quel filmato a svariati funzionari, l'ufficio
di Abe si riempie di cronisti desiderosi di vederlo anche loro.
Tutti parlano con tono di voce controllato, e tutti gli garantiscono
qualcosa. Ma nonostante le proteste degli altri,  con Richard
Stolley della rivista Life che alla fine si apparta. Il settore
dell'abbigliamento ristagna, di questi tempi, dice a Stolley.
Di anno in anno il suo commercio ha continuato a
espandersi sempre pi verso il Messico, ma Abe non ha intenzione
di andare oltre Dallas. E preoccupato per il futuro della
sua famiglia. Dice a Stolley che per loro vuole un futuro sicuro.
Ma d'altro canto non vuole mettersi a sfruttare anche lui la
morte del Presidente. L'idea di diventare un approfittatore gli
appare ignobile. Stolley gli rammenta che qui si tratta di Life.
La sua reputazione  sinonimo di integrit. Stolley gli garantisce
che useranno prudenza nel modo in cui faranno uso del
filmato. Che ormai  parte della storia d'America e che, piaccia
o non piaccia, il filmato di Abe  adesso uno dei documenti
storici pi importanti. Tramite Stolley, Life versa 50 000
dollari per i diritti a pubblicare le immagini. Due giorni pi tardi
versano altri 150 000 dollari per l'intero filmato, frazionati
in 25 000 dollari l'anno. La prima somma ricevuta, Abe la devolve
all'Associazione dei poliziotti e vigili del fuoco, suggerendo
una donazione a favore della signora Tippet. Il saldo va a garanzia
del futuro della famiglia Zapruder.

Il fotogramma 313.
Una cinepresa mette in relazione una serie di immagini ferme.
Una sequenza di brevi momenti. E a ogni fotogramma viene
assegnato un numero. Nel caso del suo filmato, il fotogramma
in questione  il 313. Quello in cui si vede esplodere la
testa di Kennedy. Quell'improvviso puff! di rosso, al tempo stesso
astratto ed ellittico. Non era necessario che Abe perdesse
tutta la memoria. Solo il fotogramma 313. Se solo fosse stato
tagliato in fase di montaggio. A quel punto, il momento peggiore
di quel giorno sarebbe stata la delusione nel vedere Kennedy
che fa lo stupido dopo lo sparo, come se l'avessero colpito, prima
che la limousine scompaia nel sottopasso, diretta al Trade
Mart.

La deposizione.
Liberarsi del filmato avrebbe dovuto rappresentare un sollievo
per lui. Ma certi giorni giura di vederselo scorrere nella
testa. Comincia con una stridente linguetta iniziale e poi subito
la parata. E poi il fotogramma 3x3 che si ripete all'infinito.
Indietro e avanti. Avanti e indietro. Fin quando la parata non
scompare nel sottopasso. Ci sono giorni in cui gli capita pi volte.
Indietro e avanti. Avanti e indietro. E allora capisce che la
sua memoria e il filmato sono tutt'uno. Che ogni volta che il filmato
viene esaminato in qualche laboratorio dei Servizi Segreti
o dell'FBI, oppure che alcuni suoi frame vengono selezionati
e poi giuntati nella redazione di Life a New York,  come
se venisse proiettato attraverso di lui.
Quando per Abe arriva il momento di testimoniare davanti
alla Commissione Warren, sono ormai passati otto mesi esatti
da quando ha girato il documento. Ora pi, ora meno. Siede
nell'ufficio del procuratore generale, a Dallas, interrogato da
Wesley Liebler, viceconsulente legale della commissione. Abe
 agitato. In un certo senso appare pi scosso di come lo era nelle
ore immediatamente successive all'assassinio. Non gli vengono
le parole. Sa quello che ha nella testa, ma non riesce a tradurlo
in parole. Forse dipende dal fatto che ormai  uscito dal
trauma. Che si tratta solo di una ferita esposta.
Liebler fa il cordiale. Il gentile. Partono dalle informazioni
di base. Abe gli dice che non aveva la cinepresa, e che aveva
percorso la Elm alla ricerca del posto perfetto in cui fermarsi,
finch non aveva trovato quel piedritto di cemento.  minuzioso
nel racconto. A suo agio con la logica dei dettagli.
Ma subito dopo si trova davanti il corteo automobilistico e
Liebler comincia a fargli domande pi puntuali. Fotogramma
dopo fotogramma. Proiettile per proiettile. Cos come ha fatto
alla WFAA, Abe confessa di aver pensato che dopo il primo
sparo Kennedy stesse scherzando. Dopo otto mesi, ha il tono
di chi ha un po' pi di esperienza. Tuttavia, la vergogna permane.
Prosegue dicendo: - Ho udito un secondo sparo e ho visto
la sua testa aprirsi e il sangue e tutto il resto venir fuori, e io ho
cominciato... non ce la faccio a parlarne... - Poi si accascia,
affondando il viso nelle mani, e ricomincia a piangere.
- Va tutto bene, signor Zapruder, - dice Liebler. - Vuole
un po' d'acqua? Perch non esce un attimo dalla stanza e va a
bere un goccio d'acqua?
Abe resta dov'. Solleva lo sguardo e cerca di ricomporsi,
ma non riesce a guardare Liebler negli occhi; cos si mette a fissare
un nodo del legno nella pannellatura. - Chiedo scusa, - dice.
- Davvero mi vergogno di me stesso, ma non ho potuto fare
a meno di... Tutta questa faccenda che ne  venuta fuori...
Mi ha scosso molto, ma come vede, ogni volta va un po' meglio,
ma ci risiamo di nuovo... E... Per me...  stato come se
morisse un'altra volta.
La deposizione riprende e continuano a dissezionare quella
giornata, fotogramma per fotogramma. Lui risponde deciso.
Senza divagare. Vuole rendersi utile. E quando Liebler  pronto
a concludere, informa Abe di quanto sia stato utile il filmato
alla commissione. Abe annuisce. - Mi dispiace solo di essere
crollato, - dice. - Non pensavo che mi sarebbe successo.
Liebler lo ringrazia. Gli ripete quanto sia stato utile il filmato.
- Be', mi vergogno di me stesso. Non pensavo che sarei crollato,
che per un uomo... ma  stata una cosa tragica e con tutte
quelle domande, mi rivedo la scena davanti agli occhi, una
cosa tremenda... Una cosa tremenda.
E sebbene gli saranno eternamente grati per il suo aiuto, lui
vorrebbe non avere avuto nulla da offrire. Vorrebbe aver lasciato
la cinepresa a casa. Vorrebbe persino non essersi mai interessato
a Kennedy. Perch alla fine, tutto questo  servito solo
a colmarlo di vergogna. Per aver pensato male quando  andato
a segno il primo proiettile. Per la sensazione di vendere l'orrore
e guadagnarci sopra; e affannarsi tanto per donare in tutta
fretta una parte dei soldi appena li ha ricevuti. Per mettersi
a piangere come un bambino. C' da rifletterci. Un ebreo ucraino
sfuggito agli orrori e ai massacri della guerra civile russa che,
arrivato in America, fa di s un uomo d'affari e poi si riduce a
uno che non riesce a mantenere il controllo, e solo per quanto
ha visto nel mirino della sua cinepresa. Se non altro,  stato in
grado di provvedere ai bisogni della sua famiglia. Per questo
non prova alcuna vergogna.

Capitolo 6.
Il giuramento per l'insediamento.

Nel giro di 24 secondi.
Jack lanci un urlo e lei cadde in avanti, sembrava un'esplosione
di petardi e il primo pensiero di Jackie fu perch mai si
fossero messi a fare i fuochi d'artificio. Un'autentica stranezza.
Non ci si capiva pi niente. Jackie alz gli occhi una sola
volta, ma quando lo fece si ritrov dietro alla limousine senza
sapere cosa le passasse per la mente, se non per l'unico pensiero
di essere morta anche lei. Che la sua anima stesse uscendo
dal corpo.
Quindi si raggomitol sul sedile posteriore. Accovacciata.
Cercando rifugio. Clint Hill sopra di loro. Il piede di Jack che
spuntava fuori dell'auto. Lei che cercava di rimetterglielo nell'abitacolo.
Nascondendosi dal punto da cui pensava arrivassero
gli spari.
La gente pu dire quello che vuole riguardo alla sua classe e
al suo portamento da debuttante, ma quando cominciarono a
partire i colpi, lei gli and sopra, per proteggerlo dalle pallottole;
e Jackie lo sa bene che se non avessero colpito prima Jack,
avrebbero di sicuro colpito lei.

Con passo spagnolo.
Il tragitto all'interno dell'aereo, dalla stanza da letto alla suite
presidenziale, non  lungo. Ma lungo a sufficienza. Lei tiene
le mani lungo i fianchi. Nessuno pare fare caso a lei. N
Kenny n Larry n Pam n Mac n nessun altro membro dello
staff di Jack. Saranno gi tutti nella suite, in attesa che venga
celebrato il giuramento. Ci mette un'eternit per percorrere
quella breve distanza, ma confida di potercela fare. Ha il corpo
intorpidito, cos come la testa. La mente per le funziona
veloce, elabora e scarta con lo stesso ritmo. Una contraddizione
paralizzante. Ci nonostante, continua ad avanzare, avvicinandosi
sempre di pi al giuramento e allontanandosi sempre
di pi da ci che conosce. Le torna in mente l'espressione letta
in un romanzo o sentita in un film. Con passo spagnolo. Quando
un marinaio condannato, legato e imbavagliato,  costretto
a camminare lungo un'asse sporgente dalla murata della nave
finch il suo peso non lo fa precipitare in mare. Con passo spagnolo.

Nel giro di 28 secondi.
Lyndon le tiene le mani. Quelle di lui sono grandi come i
guantoni di un clown e coprono le sue completamente; le dita
sembrano stecche. Lei tiene gli occhi bassi, ma avverte lo sguardo
fisso di lui. E lui la chiama dolcezza, le dice. - Cara, mi dispiace
mmoltissimo La voce  tutta pietre e sassi. Lei cerca di
sottrarre la mano, ma la presa di lui  ben salda. Sente gli occhi
di Lady Bird su di s. Osserva lo stato pietoso in cui  ridotta.
E sta gi programmando per lei un cambio di abiti. Per darle una
riordinata. Sistemarle i capelli. Magari prepararle un bagno caldo.
Ma Lyndon non le lascia le mani. E come se volesse vederla
piangere dinanzi a lui. Ma lei non lo far. Anche se potrebbe.
La suite  afosa e affollata, e c' puzza di sudore. Lei vorrebbe
solo che la cosa procedesse. Lyndon finalmente le lascia
le mani, prende un bicchiere d'acqua, lo butta gi d'un fiato,
quasi volesse annegare. Tutti si muovono. Ogni movimento 
ingigantito. Il giudice si mette al suo posto, con la Bibbia in una
mano e il giuramento scritto a macchina nell'altra. Il magnetofono
 acceso per preservare questo momento. Per dimostrare
che  reale quando nessuno riuscir a credere che una cosa
del genere possa mai accadere.
Lyndon pronuncia le frasi del giuramento lentamente; non
come se volesse assaporare di proposito quel momento, quanto
perch non riesce ad afferrare le parole. Come se la voce e il
cervello appartenessero a due corpi distinti e separati. Il giudice
Sarah Hughes sembra volersi affrettare nel suo compito cercando
di incalzarlo.
Dopo che Lyndon ha ripetuto quindi aiutami Dio, segue una
pausa, una lunga pausa, e nella stanza regna il silenzio assoluto,
manca quasi l'aria. Questo dovrebbe essere lo spazio in cui
rimanere per sempre, in cui tutto si ferma per una pausa. Lyndon
si china e a occhi aperti bacia Lady Bird; ma quando incrocia
lo sguardo di Jackie, si stacca dalla moglie leggermente imbarazzato
e stende la mano verso di lei; questa volta, per, lei
non si lascia prendere le mani. Lui la abbraccia come se stesse
abbracciando un uomo poi arretra di mezzo passo, sorreggendola
per i gomiti. Lei vuole che lui non dica nulla, e lui pare capirlo.
Lui contrae le labbra e poi deglutisce. Guardandola. Una
delle speranze di lei  che lui stia male dentro. Che il suo intestino
riesca a malapena a trattenersi. E non  per rabbia nei suoi
confronti. N per cattiveria.  solo lo spettacolo dei suoi uomini
che, dietro di lui, stringono mani.
- Di nuovo, - dice. - Mi dispiace, Jackie.
- Grazie, signor Presidente -. Si scansa di lato, ma le mani
di lui le restano sui gomiti, cos intuisce che anche lui  nel suo
attimo di pausa. Quando sente le mani scivolare via, capisce che
adesso tutto si sta muovendo in avanti. Che per lei non c' altro
scopo se non quello di tendere verso il marito.
Se.
Impossibile non ragionare in termini di se.
Nell'attraversare la cabina per raggiungere la cerimonia del
giuramento, aveva riflettuto su una decina di se. Aveva pensato
alle condizioni climatiche. Alla capote. Alle diverse pause
lungo il tragitto, tutte le volte che Jack ordinava all'auto di rallentare per dire qualcosa a uno degli astanti. Forse quando avevano
svoltato l'angolo per entrare nel centro cittadino. Se magari
si fosse sporta per dire qualcosa e, non riuscendo a sentire,
lui si fosse sporto all'indietro, proprio mentre arrivavano i
proiettili. Se magari gli si fosse seduta pi vicina. Se magari fosse
girato il vento e gli striscioni fossero volati nella direzione
opposta. O se magari lei si fosse scostata i capelli dalla fronte.
O se magari Patrick non fosse morto.
Se ogni dettaglio fosse stato alterato da una semplice frazione
di secondo.
Ma gi i dettagli non li ricorda pi. Soltanto i flash delle
macchine fotografiche. Istantanee che durano il tempo di un
istante. Il mattino a Fort Worth appartiene gi a un'altra vita.
Seduta all'Hotel Texas, mentre si veste. Sperando che lui non
rida dei rischi. Prendendo in considerazione la possibilit di dire
di no, perch era assolutamente certa che qualcosa non quadrasse.
Ma decidendo poi di non farlo. E al rimbombo del primo
sparo, lei che non capisce cosa sia, un rumore, un petardo,
e Jack che si stringe la gola, e lei che gli si butta addosso. Sapeva
che qualcosa non quadrava. Neanche il tempo di un istante.
Di un respiro. Ma quando gli si butta addosso e lo afferra (chiedendo?
gridando? urlando?), il pensiero riguardo alla decisione
di non dire niente le attraversa di nuovo la mente, come se
stesse inserendo la pallottola nel caricatore e si accingesse a far
fuoco. Cerca di urlarlo fuori della mente nell'attimo esatto in
cui esplode il secondo sparo. E a quel punto si arrampica fuori
dall'auto.
Ma in quel momento era sicuramente la cosa pi giusta da
fare, no?
Entrando nella suite per il giuramento, nella mente le scorreva
di nuovo quell'istante, e lei cercava di ricordare se le cose
fossero andate veramente cos. Ormai non era pi tanto certa.
Forse la sua mente stava gi ricalibrando i dettagli. Trasformandoli
in un'esperienza privata tutta sua, e disponendoli in un ordine
che quanto meno conferiva una logica all'assassinio.
Varcata la soglia della stanza, alz gli occhi e vide tutti quei
volti familiari che la guardavano, e subito distolse lo sguardo.
Prov a entrare nella stanza con orgoglio, a testa alta. Ma non
c'era nulla che andasse per il verso giusto. Inciamp su una gobba
della moquette e perse l'equilibrio. Ogni mano si tese per
sorreggerla. Se solo fosse stata pi attenta.

Nel giro di 28 secondi.
Parte II.
Lyndon  andato a parlare con i suoi uomini. Stranamente
ha gi un'aria presidenziale. Jack si era impegnato moltissimo
per fare sentire Lyndon apprezzato nel suo ruolo di Vicepresidente.
Invitando lui e Lady Bird alle cene di Stato. Assicurandosi
che tutti gli ospiti fossero ricevuti sia dal Presidente che
dal Vicepresidente. Jack aveva mandato Lyndon all'estero, assegnandoli
un ruolo di ambasciatore mai assegnato precedentemente
a Nixon. Lui aveva fatto dei pasticci, specialmente a Berlino.
Ma Jack l'aveva tratto d'impaccio. Il fatto  che Lyndon
non aveva la stoffa del diplomatico. Era una questione di maniere
sociali. Eppure eccolo li, dall'altra parte della stanza. Gi
come se fosse nato per quel lavoro.
Lady Bird mette una mano sul polso di Jackie. Un tocco completamente
diverso da quello di Lyndon; fragile, come un esile
fuscello. Il volto di Lady Bird, materno, mostra un sentimento
di comprensione, completamente diverso da tutti gli altri che
invece sembrano temerla. - Andiamocene di qui, - le dice Lady
Bird. - Lasci che la aiuti.
Non  facile trovare le parole. Ma Jackie le dice un grazie.
Le due donne sono al centro della stanza. Circondate da un
sussurrio di voci. Incerte su da che parte andare.
- Deve togliersi questi abiti di dosso, cara, - dice Lady Bird,
quasi sussurrando. Guarda Jackie. - E mettersi qualcosa di pi
comodo. Togliersi quello che porta.
Jackie abbassa lo sguardo. L'abito che indossa  sporco di
sangue. Lo stesso sangue che gli si  incrostato sulla gamba destra.
Si porta una mano al viso per grattarsi la guancia e vede
che il guanto  tutto una macchia marrone. Fa un lungo respiro,
inspirando tutta l'aria che le serve per continuare a stare in
piedi.
- La prego, Jackie. Lasci che la aiuti a cambiarsi.
Jackie non  ancora pronta a muoversi. Non  ancora sicura da
che parte andare. E percepisce l'ansia di Lady Bird. Il suo tentativo
di trovare le cose giuste da dire. Di rendersi utile. Di non lasciare
cadere la conversazione perch Lady Bird deve essere convinta
che in quel momento la cosa peggiore sia proprio il silenzio.
Quando gli orrori non smettono di ripresentarsi incessantemente
nella mente. Ma  proprio il silenzio che Jackie desidera. Ne ha
bisogno. E desidera essere con Jack. Sedere insieme a lui come se
quelle due ore appena passate non fossero mai esistite.
- Vogliamo andare, adesso, Jackie? - La voce di Lady Bird
comincia a tremare.
Insieme escono nel corridoio e arrivano nella stanza da letto.
Jackie vuole proseguire fino in fondo all'aereo. Dove si trova
Jack. Ma si lascia guidare. I suoi pensieri sembrano desideri.
 incapace di andare da qualsiasi parte senza qualcuno che
ve la indirizzi.
Nella stanza fa molto pi fresco che nel resto dell'aereo. Una
striscia di sangue imbratta la trapunta. C' un punto del letto
leggermente affossato, l dove Jackie era seduta prima di unirsi
alla cerimonia del giuramento.  l che va a sedersi di nuovo.
Il materasso quasi non cede.
Lady Bird si offre nuovamente di aiutarla a cambiarsi d'abito.
Alacremente, e con un'invadenza che in nessun'altra occasione
si permetterebbe, apre l'anta dell'armadio. - Vediamo
un po', - dice. Le grucce di metallo tintinnano sbattendo fra di
loro. Lady Bird ancora non sa di essere diventata la First Lady.
La presidenza non l'ha colpita nel modo in cui ha colpito il marito.
D la schiena a Jackie. Le spalle si contraggono al ritmo
del respiro accelerato. Deve soffrire anche lei, sforzandosi per
di non darlo a vedere, convinta di non averne il diritto.
- Siamo sempre stati molto bene con voi due, - dice Jackie.
- Ci  sempre piaciuta la vostra compagnia.
Lady Bird ha il respiro pesante. Il suo abito di lana si solleva
e si abbassa. - Forse questo qui, - dice continuando a guardare
nell'armadio. - Credo che con questo star pi comoda
Si volge a met. Jackie le vede solo il profilo. E sebbene Lady
Bird stia parlando,  strano che Jackie non le veda muovere la
bocca. Lady Bird le sta dicendo che aspetter li nel caso in cui
Jackie desiderasse andarsi a rinfrescare nella toilette. Comincia
a tirar gi l'abito dalla gruccia. Un semplice abito scuro che
Jackie aveva programmato di indossare al ricevimento serale del
governatore Connally. - Poi la aiuter a indossarlo, - dice Lady
Bird. - Ci star molto pi comoda, cara. Molto pi comoda.
Ma Jackie fa segno di no con la testa. Fa un sorriso tirato,
quanto basta per tenere a bada le lacrime. Le trema il mento. E
sente un formicolio alla base del collo. Sollevando gli occhi su
Lady Bird, Jackie continua a fare di no con la testa. Allontana
il vestito. - No, - dice, e Lady Bird dice: - Cosa? - e Jackie dice:
- Voglio che tutto il mondo veda cosa hanno fatto a Jack -.
E sebbene fosse stata sua intenzione dirlo con un tono tanto di
apprezzamento quanto di chiarimento, nell'udire le proprie parole
fluttuare nella stanza da letto come se appartenessero a qualcun
altro, si rende conto dell'amarezza e della ferocia che le alimenta.

Vicina alla morte.
Forse  stato allora che ha pensato di essere sul punto di morire.
Sul baule posteriore della limousine. Che con un'accelerata
supera la velocit del corteo. Mentre urla. E poi chiama Clint
Hill. E lui grida in risposta. Monta sul paraurti. Le tende le mani.
Le grida di lei erano reali. Una roca versione primitiva della
sua voce. Ma le grida arrivavano da un altro posto. Una versione
rotta di se stessa, di fili spezzati e parti scheggiate.
Forse  stato allora che ha pensato di esalare l'anima.
Sopra l'automobile. Senza battiti n pulsazioni. Per un
istante le  parso di essere leggerissima. Tutto vapore. Un proiettile
avrebbe potuto passare liberamente. Non c'era gente. Niente
folla. Niente strade di citt o campi di battaglia. Tutto sembrava
insolitamente perfetto.
Forse era morta solo per un istante.
Quando lei e Clint avevano cercato riparo nell'auto, era come
se lei fosse precipitata di nuovo nel suo corpo. Uno schianto
strano, dove nulla sembrava essere nel posto giusto. Rimpicciolito
o ingrandito. E il sangue sembra inzupparla tutta, e Jack
viene spinto gi sul sedile, con la faccia sbattuta contro l'interno,
con la puzza, e lei si sente sulla schiena il cuore di Clint che
batte forte, e Connally che geme, e lei non riesce proprio a rientrare
nel suo corpo, n vuole farlo, perch sebbene continui a
parlare a Jack, sussurrandogli che se la caver, sa che Jack  morto,
e lei non vuole pi far parte di questo mondo. Non riesce
neppure a strillare. Il corpo rifiuta la mente. Contorsioni e
nient'altro. Chiude gli occhi e crede di strisciare nuovamente
fuori dal corpo, in un mondo strano; ma quando finalmente la
limousine si arresta nel parcheggio per le ambulanze e Clint salta
gi, lei si ritrova con le braccia intorno a Jack, e sa che sono
le sue braccia, e sa dove si trova, e sa com' l'odore di quello
che un corpo umano ha dentro.

Shock.
All'ospedale il dottore le aveva detto che si trattava di uno
stato di shock. Le aveva tirato su la manica mentre terminava
di preparare la siringa, e le aveva detto che sotto shock il corpo
reagisce in maniere impensabili. Che in situazioni traumatiche
agisce autonomamente, trovando un modo tutto suo di ribellarsi
allo stress. Della sua esperienza, lei non aveva fatto parola.
Non aveva detto assolutamente niente. Ma lui continuava
a parlare di shock come se sapesse tutto. Nervoso vicino a lei
come tutti gli altri. Cercando di consolare con la logica. Il
conforto della scienza. Poi aveva dato un colpetto alla siringa e
le aveva strofinato dell'alcol sul braccio. Far effetto nel giro
di pochi minuti. Attenuer lo shock. Forse ci vorranno solo alcuni
secondi.
In realt, quello che lei voleva era solo una sigaretta. Cos
da potersi sollevare e lasciarsi trasportare via dal fumo.

Con passo spagnolo.
Parte II.
Lady Bird si volta a dare un ultimo sguardo prima di uscire
dalla stanza. Jackie annuisce, come a volerle dire che sta bene.
Fa un respiro profondo. Getta un'occhiata circolare alla stanza.
Strofina le mani sulla trapunta, sul lato di Jack.
Meno di un minuto ed  tutto finito. Meno di 24 secondi
per fare fuoco. Meno di 28 secondi per prestare giuramento.
Adesso  rimasta seduta li da sola mentre Jack giace all'altra
estremit dell'aereo.
Si alza in piedi. Va alla porta, la apre, guarda a destra e a sinistra
della cabina principale. Senza aprirla del tutto, scivola
attraverso il vano della porta, come un fantasma. Adesso vuole
solo stare con Jack. In privato. Il suo dovere l'ha fatto, ce
l'ha messa tutta per mostrarsi fiera per il bene dei figli e della
memoria del loro padre. Adesso vuole sedersi con suo marito.
Percorre la cabina, sorreggendosi agli schienali delle poltrone
per non perdere l'equilibrio. Trasale quando si trova O'Donnell
davanti. Lui guarda oltre le sue spalle. Lei sente la gente
parlare.
-Jackie, - sussurra lui, come se il suo nome l'avesse pronunciato
gi tre o quattro volte. - Va tutto...?
- Sto solo...
- Lascia che ti aiuti.
- Voglio solo stare con Jack.
- L'aereo sta per... Il comandante Swindall ha appena fatto
l'annuncio. Lascia che ti aiuti. Ti prego.
- No. Faccio da sola.
- Ti prego.
- Voglio solo stare con Jack.
O'Donnell tace. Si getta uno sguardo oltre la spalla. - Una
sedia, magari?
- Magari.
- Vado a prenderti una sedia. Per il soggiorno.
- Magari. Magari.
Le passa davanti, con una certa fretta nervosa. Dietro di lei,
la gente sta a guardare. Lei lo sente. Un silenzio innaturale. Un
silenzio immoto. E dietro di loro, il nuovo Presidente sar sicuramente
gi al telefono, a fare programmi e dare disposizioni,
assumendo il proprio ruolo. Non appena lei sar al sicuro
fuori dalla vista, le persone che ora le sono alle spalle raggiungeranno
il Presidente. Stringendosi su di lui. Assicurandosi che
la moglie sia soddisfatta. Ma per il momento attendono ansiosi.
Osservano. I loro sguardi impazienti la spingono verso Jack.
Lungo il corridoio della cabina dell'Air Force One. Viene spinta
via. Poggiando una mano alla volta sugli schienali. Con passo
spagnolo.

Capitolo 7
Quel che ricorda il professor Tackach.

Una storia vera.
Non erano che ragazzini in una scuola di suore del New Jersey.
E da quanto ricorda lui, suor Bridget, la direttrice, sempre
timida e compassata, fece irruzione nell'aula con il viso che guardava
in cento direzioni, dicendo: - Il Presidente Kennedy  stato
assassinato a Dallas.
I ragazzini furono tutti trasferiti nella cappella della chiesa
attigua e fu ordinato loro di aspettare e pregare. Rimasero tutti
seduti in silenzio. Solo ogni tanto si sentiva un colpo di tosse
o il tirar su col naso. Con il nervosismo dell'incertezza. Ma
tutti, persino i pi piccini, capirono che le loro preghiere non
erano state ascoltate quando il prete sali all'altare con i suoi paramenti
neri e, guardando la sala con lo sguardo fisso al di sopra
della folla come fosse un attore con la paura del palcoscenico,
disse: - Preghiamo affinch l'anima del Presidente John F.
Kennedy riposi in pace.
Una vera conclusione.
Il membro del Congresso Patrick Kennedy afferma che non
c' giorno in cui qualcuno non gli racconti la storia di dove si
trovava quando uccisero suo zio Jack. Di quanto la gente sia ansiosa
di ricordare le proprie storie, come se dopo tutti questi anni
cerchino ancora di afferrarne il senso. Pur tuttavia egli afferma
di capire l'importanza della mitologia, e il modo in cui le
storie non si limitino a preservare i miti, ma aiutino a collegarle
al mondo in generale. E che a volte  proprio il ri-raccontare quelle storie a creare uno scopo. Che il collocarsi al loro
interno
rende le cose leggermente meno insensate. Patrick Kennedy,
che non sarebbe nato prima di altri quattro anni dall'esplosione
di quei proiettili,  divenuto parte della storia.

Capitolo 8.
La scienza del calore.

La fisica  facile. Attraverso la conduzione termica, l'energia
viene trasferita da un atomo all'altro, trasmettendo calore dalle
zone con temperatura pi alta verso quelle con temperatura
pi bassa, e proprio grazie alla differenza di temperatura. La
legge sulla conduzione del calore di Fourier ci dice che la velocit
del flusso termico attraverso la superficie ricevente 
proporzionale alla differenza di temperatura.
C' una formula per questa legge.
C' sempre qualcuno con una risposta. Per tutto.
Da Dallas a Washington ci vogliono all'incirca cinque ore di
volo, e Jackie passa gran parte del viaggio in fondo all'aereo, seduta
accanto alla cassa di bronzo che contiene la salma del marito. A
volte ci appoggia la mano sopra. Le dita sono lunghe e magre, quelle
che la gente di solito attribuisce alle mani di un pianista. Appoggia
il palmo sopra il freddo rivestimento di metallo per provare se
il suo corpo sia in grado di riscaldare quel punto. Ma  intirizzita
dal freddo. La sensazione di non aver chiuso occhio per settimane
 associata alla paura di non riuscire pi a dormire per una notte
intera per il resto della sua vita. Con i farmaci o senza farmaci. Tuttavia,
la zona sotto la sua mano comincia a riscaldarsi.
Si avvicina un po' di pi. Magari quel calore arriva da un'altra
parte. Non pu essere lei a generarlo.
Jackie si morde il labbro e alza lo sguardo. Esamina la stanza.
Vuole un po' di riservatezza, ma tanto la controllano lo stesso.
Dopo essersi assicurata di non avere nessuno alle spalle, chiude
gli occhi.
Poi, lasciando la mano sulla zona calda della cassa, abbassa
la testa di lato, verso le maniglie, e sussurra: - Jack?
Trattiene il fiato e immagina. La scoperta che si  trattato
solo di una specie di svista medica. Un terribile equivoco di cui
si rider negli anni a venire. Al pensiero di dare una simile notizia,
si figura in piedi nella cabina, lo sguardo stupefatto di
Johnson, e il panico delirante di O'Donnell e di tutti gli altri
fedeli. Che emozione rimanere a corto proprio di quelle parole.
Jackie butta fuori il respiro.
- Jack? - sussurra con la sensazione della sua voce piena che
cerca di aprirsi un varco. - Jack? - E si avvicina un po' di pi
alla cassa, lasciando la mano dov'era. Dove c' calore, c' speranza.
Il piede di Jack era ancora caldo quando glielo aveva baciato.
Era successo nella sala del Pronto Soccorso del Parkland Hospital,
e lui era sotto un lenzuolo spesso e voluminoso in alto,
poich la testa era ancora avvolta in strati di altre lenzuola. Gli
avevano somministrato l'estrema unzione? Jackie voleva saperlo.
Il prete le aveva parlato di rituale funebre. Quelle parole le
aveva pronunciate come fossero una dichiarazione definitiva.
Che gli tremava in gola. Era stato allora che Jackie si era sfilata
l'anello. Si era girata per lasciare la stanza, senza sentirsi n
coraggiosa, n fiera, n rassegnata. Aveva fatto scorrere il dito
spoglio lungo il bordo della lettiga. Il metallo, freddo e isolato,
disegnava una linea dritta nell'immobilit della stanza. Il piede
destro di Jack era rimasto parzialmente scoperto. E spuntava
fuori. I tendini leggermente tirati. L'alluce sull'attenti, con il
ciuffetto di peli biondi arricciati. Jackie aveva puntato le mani
sulla lettiga. Si era sporta. Solo le sue labbra avevano toccato il
piede di lui.
E per quanto possa essere irrazionale, questa  speranza. Seduta
in fondo all'aereo, assapora ancora il tepore del piede, ne
avverte il calore che emana dalla cassa di bronzo a doppia parete.
Resta perfettamente immobile. Pare che non si muova neppure
una particella del suo corpo. Anche se dovrebbe sentirsi
torcere le budella e i nervi a fior di pelle, non si muove niente.
Ma non  come l'effetto di un anestetizzante.  piuttosto come
se dentro di lei non vi fosse nessuna biologia. Braccia e gambe
avvitate al loro posto. Biglie al posto degli occhi. Sogni invece
dei pensieri.
Continua a pensare al rituale funebre. Rituale funebre. Rituale
funebre. Non  ancora stato stabilito nulla. Soltanto dichiarazioni
e firme e inchini e guanti di lattice e camici insanguinati
che spuntano dalle ceste del bucato. Ma nessuna assoluzione
finale. Nessuna conferma del fatto che Dio l'abbia dato per perso.
E fin quando lei lo sentir sulle sue labbra e sulla mano, non
si rassegner completamente.

Siamo cinque ore fa a Washington.
Lui le sorrideva meno di due ore fa.
Ormai saranno sopra il Nuovo Messico. Lei immagina la rotta
come una scena da cartone animato; una mappa caricaturale
degli Stati Uniti suddivisa in pezzi come quelli di un puzzle,
ciascuno con un fiore diverso sopra, magari un animale d'allevamento,
e una stella nel punto in cui si trova la capitale. E la
sua rotta  una linea nera che attraversa quegli stati, che attraversa
il tempo. Che forse volteggia sopra la zona di Pacific
Northwest, Redwood, Puget Sound. Forse punta verso sud in
direzione della Highway 1 in direzione di Big Sur, Malibu e San
Diego. E poi fa rotta verso le Montagne Rocciose, i Grandi Laghi,
via via fino alle baie orientali - quelle di Narragansett, Chesapeake
e Hudson. Questo  un paese troppo grande per seguire
una rotta diretta. E per quanto abbia bisogno di stringere i
figli, una parte di s desidera che l'aereo non tocchi mai terra.
Questa  la loro ultima volta insieme. Quando quella grande linea
nera si interromper alla Andrews Air Force Base, lei dovr
consegnare Jack al paese.
L'energia cinetica  l'energia che un corpo possiede per effetto
del suo movimento, quella che fa muovere un corpo statico.
Quando due corpi in movimento entrano in contatto tra
loro si genera frizione trasformando l'energia cinetica in energia
sensibile, altrimenti nota come calore.
F / -L xN  l'approssimazione calcolata da Charles-Augustine
de Coulomb per spiegare la frizione. Un'approssimazione
semplice ma incompleta, tuttavia sufficiente a spiegare la maggior
parte degli incontri.
Sembra che ci sia sempre una spiegazione.
Il metallo sotto la sua mano comincia a freddarsi. Istintivamente
Jackie vorrebbe muoverla avanti e indietro per riscaldarlo.
Ma se lo facesse, si tratterebbe solo della fisica in azione.
Preme un po' di pi la mano. Non per generare calore ma per
trovarlo.
Avverte una fitta di panico, il che  un bene perch dimostra
che  ancora in grado di provare qualcosa. Ma rimangono
ancora quei termini come arto fantasma e memoria muscolare, e
di nuovo non  pi certa di cosa sia reale e di cosa no, sa solamente
di avvertire un lieve raffreddamento.
Avvicinandosi ancora un po', medita di chiamarlo un'altra
volta. Ma si ferma. Adesso ha paura che le risponda.
La presenza di O'Donnell la fa sobbalzare. Nel retro dell'aereo,
lui  vicino a lei, con le mani sulle cosce, che strofina su e
gi sui pantaloni grigi. Fissa la parete della cassa. Una debole
sagoma riflessa nella rifinitura di bronzo. - Lo so che vuole restare
da sola, - esordisce. E si interrompe prima dell'implicito
ma.
Lei gli blocca il riflesso sulla cassa. Un'eclissi parziale. Lei
si raddrizza appena, cercando per di tenere sempre l'orecchio
vicino al sigillo. Le scapole si irrigidiscono quasi a tagliarle la
giacca, affilate ed esigenti.
- Ce la faccio, - dice. Ma lui forse non riesce a sentirla. Girata
di schiena, deve risultare una specie di borbottio.
- Posso sedermi qui con lei... Se desidera... Naturalmente,
solo se lo desidera.
- Grazie, - risponde. - Ma io...
- Prego?
- Forse preferisco solo...
- Prego?
Che O'Donnell la stia costringendo a parlare pi forte? Si
volta lievemente, ma non abbastanza per togliere la mano da
dove la tiene.
- Jackie Le mette la mano sul braccio. E caldo. - So che
questa conversazione  folle, ma dobbiamo assolutamente pensare
al funerale -. La voce gli vacilla e si ferma stranamente allungata
sulla parola funerale.
-  folle.
- Prego?
- Ho detto che  folle. Questa conversazione -. Non riesce
proprio a parlare con un tono di voce che sia di poco superiore
al sussurro.
-  solo che...
- Cosa?
- Se ci sono programmi o servizi particolari che desidera lo
riferisca al...
- Non posso fare questa discussione, Kenny.
- Prima che il protocollo si impadronisca di tutto, ci resta
solo il tempo che precede l'atterraggio.
Jackie lo guarda. - Questa conversazione  folle.
Pare che O'Donnell non l'abbia sentita. Si limita ad annuire.
- I Lincoln cosa hanno fatto? - chiede lei. E il semplice fatto
di porre tale domanda come se non vi fosse nessuna distanza
storica, la lascia sbigottita. Come se stesse parlando di un'anziana
coppia del vicinato che lei ricorda dai tempi dell'infanzia.
- Vado a scoprire cosa trapela da Washington, - dice. - Vado
a scoprirlo... Lei aspetti qui, mentre mi informo.
Lei annuisce.
- Bene, allora, - dice O'Donnell. - Vengo a riferire tra poco.
Non appena uditi i passi di lui che si allontanano, si china
in avanti. Come una bambina che sussurra sotto le coperte per
non farsi sentire dai genitori, dice: - Jack? - Ma sente solo il
suono del calore che se ne va, come se fosse udibile veramente.
Senza pi la presenza di O'Donnell, lei non riesce a togliersi
di dosso l'idea di un legame con la famiglia Lincoln. Il ritratto di
Lincoln  appeso nella Casa Bianca con la medesima distanza polverosa
con cui George Washington e Thomas Jefferson hanno
dato il loro nome ad alberghi, citt, negozi e scuole elementari.
Quello strano dagherrotipo di Mary Lincoln, ritagliato nell'ovale
della cornice, in cui posa, dignitosa, con un sorriso alla Monna
Lisa, il viso paffuto leggermente volto verso destra, con il suo
cammeo e i grandi orecchini e le rose nei capelli, e la fisionomia
della figlia di un povero contadino bianco con l'aria naturalmente
sofisticata che hanno i nobili. E tutta roba da libri di storia,
presente oggi quanto Shakespeare o i grandi filosofi, quelli che
lei non ha mai smesso di leggere. Ma adesso Jackie capisce cosa
sia il filo corto della storia. E in un certo senso le storie si fanno
pi prescienti, e lei capisce perch Mary Todd Lincoln si piega
sotto la pressione dell'assassinio, fino a essere successivamente
dichiarata ufficialmente pazza da un tribunale dell'Illinois e, dietro
insistenze del figlio, spedita in manicomio. Questa donna di
grande intelletto e compostezza, che aveva orchestrato l'ascesa
del marito, e creato la sua mitologia con gli episodi della sua vita,
non poteva resistere. D'un tratto cento anni non sembrano
pi un tempo lunghissimo. Tre o quattro generazioni tutt'al pi.
Rivangando il terreno, si scopre che sotto sotto  ancora umido.
Si alza, toglie le mani dalla cassa, e si volta per cercare di cogliere
uno scorcio di O'Donnell. E sempre stata una donna impulsiva.
Le idee le nascono fragorose nella testa e lei deve attuarle
con prontezza altrimenti perde subito interesse. Lo chiama.
Gli grida: - Kenny, - ma l'energia nella voce  minima.
Lui attraversa la cabina sotto gli sguardi fissi dello staff. Il
nome della gran parte di loro le sfugge, molti i volti che le appaiono
sconosciuti, forse sono gli uomini di Johnson.
E per quanto l'atto di camminare sembri impossibile -
l'istinto  scomparso come se il suo cervello sia obbligato a inviare
istruzioni dettagliate a ogni giuntura e a ogni muscolo - sotto
tutti quegli occhi lei sente il bisogno di ritrovare la padronanza
di s.
Solleva il capo, raddrizza le spalle, tira l'orlo della giacca per
appianarlo; le macchie di sangue sembrano dei distintivi. Avverte
che nella stanza il tono di piet diventa un tono di rispetto
man mano che lei percorre la cabina in cerca di O'Donnell,
mossa da una visione che  tutta sua.
Lo trova curvo su uno scrittoio, con la cornetta all'orecchio,
mentre con un dito segue le frasi all'interno di un quaderno
aperto. Fa un cenno di assenso a Pam Turnure che, neanche
venticinquenne, si sentir addosso il doppio degli anni che ha.
Di norma segretaria dell'Ufficio Stampa della First Lady, in
questo viaggio Pam aveva ricevuto l'ordine di assistere Mac
Kilduff nei contatti del Presidente verso la stampa. Era ci che voleva
Jackie: rivolgere tutta l'attenzione a Jack. Non un'altra Parigi.
Niente pi biglietti di condoglianze. Jackie era venuta in
Texas solo per dare sostegno al marito, ed era la prima volta che
viaggiava con lui dopo l'elezione. La prima di molte, aveva ordinato
a Pam di riferire ai mezzi di comunicazione.
Pam chiede scusa. Con l'anca ha urtato lo schienale della sedia.
Abbassa lo sguardo e biascica qualcosa riguardo al fatto di
essere in contatto con Nancy a Washington. Jackie non riesce
a capirla. E tutto un biascicare. Jackie non chiede. Non ha mai
saputo quanto potersi fidare di Pam, ma  sempre riuscita a fare
assegnamento sulla sua lealt.
O'Donnell chiude il taccuino e goffamente chiude la telefonata
mentre la cornetta gli scivola dalla spalla e atterra come un
martello sul ripiano dello scrittoio. Ha un'aria esausta e segnata
dal tempo, tenuto in piedi solo dal bisogno di mantenersi occupato.
- Jackie, - dice, poi lancia uno sguardo al membro dello staff e si corregge: - Signora Kennedy. Stavo giusto parlando
con Sargent Shriver.  gi all'opera con il Distretto Militare
di Washington. Dicono che Jack non abbia lasciato disposizioni
per i funerali.
- Ha solo quarantasei anni, Kenny.
-  che questo complica un tantino le cose. Devono creare
un programma. Il compito  stato assegnato al... - Abbassa lo
sguardo. - Al maggior generale Wehle. Philip Wehle. Ci sono
cos tante cose da organizzare. Cos tanti dettagli.
- Dica a Philip Wehle che voglio che segua il protocollo del
corteo di Lincoln. O dica a Sargent. O a chiunque sia.
O'Donnell si limita ad annuire. - Ne ho gi fatto menzione.
E Pam ha parlato con il signor West. Gli uscieri sono all'opera
per rimediare una copia esatta del catafalco di Lincoln per
la camera ardente della Casa Bianca. Ci sono cos tante cose
da... - La voce gli si spezza. Lui sembra assolutamente impotente.
- Bene, - dice Jackie, parlando mentre butta fuori il respiro.
Sa di essere sola. - La prego di farmi avere un libro. Un libro
che parli dettagliatamente del corteo del Presidente Lincoln.
Dar istruzioni a Sargent. A questo generale Wehle del Distretto
Militare di Washington. A chiunque altro non capisca il grado
dei dettagli che esigo per il funerale di mio marito. Non si
tratter di un'affrettata riproduzione del testo di un manuale
di politica e procedura. Ma avr l'eleganza, la dignit e gli onori
che Jack merita. Ed  tutta una questione di dettagli, Kenny.
Ogni dettaglio va scolpito. Ogni nota musicale attentamente
valutata.
- Capisco, signora Kennedy.
- Riferisca a Sargent, dunque. E incarichi qualcuno di raccogliere
tutti i libri che parlano del corteo funebre del Presidente
Lincoln. Immediatamente, per favore.
D un lieve tocco sulla spalla di O'Donnell; non vuole che
pensi che lei ce l'abbia con lui. In un certo senso, in quel preciso
momento, senza amici n parenti, a bordo di quell'aereo
che vola lentamente sopra il paese, ciascuno dei due ha solo l'altro.
Jackie raddrizza le spalle e ripercorre a ritroso la cabina. Procede
a mento alto e respira con il naso. Impossibile deglutire.
La vista della bara di bronzo la fa sobbalzare. Prova un terribile
senso di colpa per aver lasciato il fianco di Jack anche per
un solo istante. Poggia la mano sopra la cassa. Non si d pena
di pronunciare nuovamente il suo nome. Se lo facesse, per,
questa volta sarebbe un sussurro. Gli spiegherebbe il suo bisogno
di vederla in questo modo. Di fare quei piani. Che nonostante
il mondo li adori, il mondo tuttavia non li capisce. Tutto
ci che loro due avevano sempre voluto fare era tramutare
l'ordinario in straordinario. Ma, gli direbbe, se lei non si mantenesse
vigile, loro due si perderebbero nella mediocrit. Che 
la tendenza naturale del mondo. Lei vuole solo che brucino in
eterno.
E gli chiederebbe di essere paziente. Di essere comprensivo
riguardo a quando lei ha chiamato Kenny. Pam. Parole che quasi
inciampavano fra di loro, ruzzolando fuori della porta. Chiamando.
Chiedendo. Ci sono dei piani. Ci sono dei piani.
Ma per il momento, lei resta al suo fianco, tenendo la mano
sulla cassa, convinta che lui possa riscaldarla per sempre. Sperando
in qualcosa di superiore alla scienza. Qualunque cosa che
possa sconfiggere le spiegazioni.

Capitolo 9.
Pi pesante dell'aria.

 la differenza di pressione che mantiene un uccello in volo.
La pressione dell'aria sul dorso dell'ala  minore rispetto a
quella del ventre. E tale differenza che permette all'ala di sollevarsi.
Si tratta di un principio di fondamentale importanza
per capire come facciano tonnellate di acciaio a mantenersi in
volo. Eppure, a pensarci bene, la cosa ha ben poco senso. Un
oggetto pi pesante dell'aria che fluttua nell'atmosfera.
Lei sente che l'aereo comincia a scendere di quota. In maniera
dolce, quasi impercettibile. Ma  nel suo stomaco. Una
sensazione di affondamento. Solleva gli occhi dalla cassa e li
volge al finestrino.  gi buio. Qualcuno magari potrebbe spostare
le lancette dell'orologio indietro di qualche ora. Non vede
niente. Neppure il suo riflesso. Ma sa che aspetto ha. Ne sente
l'odore. Il suo corpo  stanco e ha gi sudato fin troppa paura,
oltre ai medicinali che i dottori le hanno iniettato. Inspira
la sua stessa tossicit, e vede il suo corpo stanco. Il sangue sul
vestito si  seccato. Ha gi indurito il tessuto. Un grembiule da
mattatoio.  quello il tanfo che emana. A parte l'interno dell'Air
Force One, non vi  nulla di familiare. Neanche se stessa.
Ha un odore sbagliato addosso. Ha un sapore sbagliato in bocca.
 tutto sbagliato.  sbagliato che una grossa cassa di bronzo
venga infilata a forza nella stanza privata dell'aereo.  la vita
di un'altra, quella in cui lei si  calata. E desidera che l'aereo
non tocchi mai terra. Acceleri, comandante Swindal, faccia volare
questo aggeggio attraverso una sorta di continuo spaziotemporale.
Ma non atterri ancora. Non ancora. Almeno finch
non avr riavuto la sua vita indietro. Altrimenti si trover intrappolata
in questa per sempre.
Nel 1951, all'et di ventitr anni, dopo aver studiato alla
Sorbona, Jackie ottiene un posto al Washington Times-Herald.
Per la sua rubrica Inquiring Camera Girl di Jacqueline
Bouvier gira per le strade del Distretto di Columbia fotografando
e intervistando la gente sui temi del giorno. Il giornale la
paga 42,50 dollari alla settimana, e in pi le consegna una Speed
Graphics Press Camera della Graflex. Le dicono che quella macchina
fotografica non ha nulla di automatico. Bada a quello che
fai, altrimenti ti ritroverai gli scatti fuori fuoco, sovraesposti o
addirittura senza immagine. Non  difficile. Le dicono che la
macchina  complicata solo nell'aspetto. Ma che avrebbe imparato
a usarla in men che non si dica.
 stato solo due giorni fa. Era accovacciata, con la gonna
sollevata sopra le ginocchia, una mano sulla spalla di entrambi
i figli. Sembravano disorientati e con gli occhi velati, mentre il
padre era tutto affaccendato con il solito gruppetto di uomini,
parlava e leggeva i giornali contemporaneamente, interrompendosi
solo per dare il saluto che sembrava restio a pronunciare.
Li ha baciati dolcemente sulle guance. Ha detto loro che si sarebbe
trattato di un viaggio breve. La settimana dopo ci sarebbe
stato il compleanno di John-John e il giorno del ringraziamento.
Sarebbero stati tutti presenti. Lei leggeva l'ansia nei loro
volti. Non poteva fare finta di niente. I bambini avevano
tutto il diritto di stare in ansia. Neanche quattro mesi prima
l'avevano vista entrare in ospedale per avere Patrick. Quando
era tornata, non era pi la stessa di prima. In ginocchio nella
Cross Hall, li aveva guardati intensamente. Saremo di ritorno in
men che non si dica, crede di aver detto. Fidatevi di me, crede di
aver detto. Fidatevi di me. Poi si era sollevata dicendo che gli
voleva bene. I bambini si erano ritratti fra le gambe della signorina
Shaw, appoggiandosi alla tata quasi fosse un muro, mentre
guardavano la madre arretrare, protesa in avanti a tirare
baci. Poi, si era voltata e aveva seguito Jack a un passo di distanza,
sentendosi sempre meno madre.
Adesso avrebbe dovuto dire loro che sarebbe andato tutto
bene.
Ma come avrebbero potuto fidarsi ancora di lei?
Pam Turnure d un lieve colpetto di nocche alla porta. Per
pare il fragore di un tuono. Jackie le dice di entrare. La presunta
versione giovanile di se stessa. Oggetto di chiacchiere e insinuazioni.
Potrebbe odiarla, biasimarla. Accusarla. Credere che
fosse il volto di Pam quello che lei associava ai profumi femminili
sul corpo di suo marito. Ma Pam fa il suo ingresso nel soggiorno,
leale ed efficiente. Disposta a mascherare lo struggimento.
Il taccuino infilato sotto il braccio. Il mascara frettolosamente
applicato agli angoli degli occhi. Pam si ferma di lato alla
cassa. Si lecca le labbra. - S, signora Kennedy? - dice. - S?
- Deve chiamare Maude Shaw immediatamente, - dice.
- Chiamare Maude Shaw.
- Dovr dirlo ai bambini stasera stessa. Io li vedr domani
mattina. Stasera arriver tardi. Ma loro devono saperlo. Deve
dirglielo la signorina Shaw.
Pam rimane in silenzio. Deglutisce. Poggia la punta della
penna sul taccuino. - Quindi, dovranno ricevere la notizia dalla
signorina Shaw?
-  quel che ho detto.
- Mi chieder cosa dovr dire. Cosa vuole che dica?
- Dica di dir loro che  stato Johnson.
- Signora Kennedy?
- Oddio.
- Non posso.
- Non pu cosa?
Pam non dice niente. Fa come per scrivere ma la penna le
resta ferma nella mano.
Jackie chiude gli occhi, risucchia dentro l'aria. Che indugia
nello stomaco, gonfiandolo.
- La signorina Shaw pu dire che Dio, lo stesso che si  preso
Patrick, ha chiamato anche il loro pap. Perch Lui sapeva
che Patrick era tutto solo in paradiso. Ed era necessario che il
suo pap si prendesse cura di lui, che aveva tanto bisogno di
una persona cara -. E per fede e per principio, lei crede a quella
dichiarazione. Ma per il momento, non  altro che una serie
di parole in fila. Ciascuna senza peso come le altre.
Per mantenere il calore, un uccellino fa ricorso a ogni energia.
 fatto apposta per mantenere nel corpo un complicato flusso
di energia senza mai perdere la leggerezza. Lo scheletro  cavo
per minimizzare il peso; e, nel corso degli stati evolutivi, l'uccellino
ha perso ogni osso superfluo.
Usare la Graflex si rivela pi facile di quanto immaginato.
Jackie smette di pensare alla meccanica del telemetro e alle scelte
dell'otturatore e si concentra invece sul fuoco nella composizione
di ogni fotografia, in collaborazione con le parole.
All'inizio aveva quasi accettato un lavoro a Vogue ma alla
fine, dopo discussioni e riflessioni, aveva trovato pi interessante
il Washington Times-Herald. Possedeva l'attrattiva
dell'uomo della strada. Le persone in vista dell'alta societ di
Washington. I politicanti. Tutti parlavano con lei. Pat Nixon.
Il Vicepresidente Nixon. Il senatore Kennedy. Il senatore Kennedy
un'altra volta. E un'altra volta ancora. Lei lavorava senza
sosta. Nelle strade del Campidoglio. Alle feste. All'estero in
Inghilterra per seguire l'incoronazione della regina Elisabetta.
Il Washington Times-Herald era ovunque lei fosse a farsi le
ossa. Superava la modestia della docile debuttante con la sicurezza
della donna adulta. Era stato l che aveva appreso quanto
la sua voce pacata potesse aumentare di volume.
Dopo essere rientrata da Londra, il senatore Kennedy le
aveva chiesto di sposarlo. Lei aveva sempre saputo che quel
giorno sarebbe arrivato, sin dalla prima sera in cui si erano conosciuti.
Era rimasta affascinata, ma anche insospettita. Ma,
del resto, non succede cos con tutti gli uomini? Quattro mesi
pi tardi eccoli sul marciapiede di Spring Street a Newport,
Rhode Island, sposi novelli. Fra gli applausi e sotto i raggi del
sole, con la modesta chiesetta di St. Mary che, ritrovato il suo
aspetto migliore, fa da sfondo. Lei indossa un abito di seta a
pannelli incrociati con un ampio scollo a V e una gonna a
sbuffo contenuta e decorata da oltre cinquanta metri di falpal.
Jack inizia a dirle qualcosa. Lei lo guarda attraverso lo
stesso velo che aveva indossato sua madre alle proprie nozze,
si aggiusta il girocollo di perle e a fior di labbra dice: cosa? Lui
ripete quello che ha detto, ma lei non riesce a sentirlo nemmeno
questa volta. Ci sono pi di ottocento persone che sciamano
intorno a loro, e i flash delle macchine fotografiche, e
mentre si dirigono verso la loro auto, lei pensa che una volta
rimasti soli riuscir a capire ci che lui aveva cercato di dirle.
Ma partono alla volta della residenza degli Auchincloss, dove
troveranno altri quattrocento ospiti e una torta nuziale alta
quasi quanto lei; ed  un'impresa riuscire a sentire qualcosa in
mezzo a tutte quelle conversazioni. In quel loro unico istante
libero, lei dice: - Cos' che mi hai detto davanti alla chiesa?
- e proprio mentre lui si sporge verso di lei per rispondere,
Meyer Davis d il via all'orchestra, e i fiati fanno a gara con
le percussioni, e a quel punto lei e Jack vengono accompagnati
sulla pista da ballo, dove ricevono immediatamente gli auguri
di ogni singola coppia che volteggia intorno a loro. E poi
gi verso Acapulco, e su verso Montecito, ma ormai lei ha gi
dimenticato di chiedergli cos' che aveva detto, assorbita dai
panorami, dalle bande di amici, parenti e colleghi che spuntano
agli angoli di ogni circostanza. Prima ancora di rendersene
conto, eccoli di nuovo a Georgetown, seduti al tavolo della
colazione che precede una sessione mattutina; e lei lo guarda
e gli chiede: - Jack, cos' che cercavi di dirmi sul
marciapiede? Il giorno del nostro matrimonio. Mentre lasciavamo
la chiesa di St. Mary -. Lui ci riflette su, poi sorride. Il
sorriso sfocia in una risata che gli scuote le spalle. Anche lei
ride, ma senza sapere perch. Alla fine lui fa un respiro profondo
e butta fuori l'aria con un piccolo sibilo. - Il fatto , - dice,
- che adesso non me lo ricordo pi -. Comincia a raccogliere
i suoi documenti nella cartella. - Sembrano un'eternit,
queste settimane appena trascorse. E io proprio non mi ricordo.
Ma mi torner in mente. Sicuro.
Questo accadeva nel settembre 1953, e da allora lei non si
 mai fermata. Un intero decennio. Campagne elettorali. Figli.
Su e gi per il paese. Per il mondo. Letti vuoti. Profumi sconosciuti.
Mai nemmeno una pausa.
E adesso, mentre l'aereo si prepara all'atterraggio, sembra
che lei per una volta almeno possa fermarsi. Dopo tutte le corse
di dieci anni e pi.
Un senso di sollievo che la fa sentire in colpa.  soltanto una
pausa. Ci nonostante, lei prova un senso di sollievo.
L'aereo effettua una lieve virata a destra. L'attrazione da
parte della terra  superiore. Pam comincia a uscire dalla stanza,
arretrando. Una versione allungata del suo viso si riflette
sulla cassa di bronzo. Jackie dice: - Ancora un attimo, per favore,
- e Pam si blocca. La guarda dritto in faccia, con la bocca
leggermente schiusa e l'aria inesperta di una ventenne. - Signora
Kennedy? - dice. - Signora Kennedy?
-  ancora troppo presto per atterrare.
Pam resta immobile.
- Deve dirlo al comandante Swindal. Deve dirgli che non
voglio che l'aereo atterri gi.
Pam non si muove. Si sporge in avanti, strofina insieme i
polpastrelli delle dita. - Credo sia troppo tardi, signora Kennedy.
Troppo tardi, ormai.
Jackie fa il gesto di toccarsi l'anello nuziale, come per girarselo
intorno al dito, come se l'anello fosse ancora al suo posto.
- Non lo so, - dice. - Ci sono ancora tante cose da organizzare.
Dobbiamo occuparci dei dettagli. Ci serve tempo, Pam.
Pam fa per sedersi, ma poi si ferma, con le ginocchia piegate.
Non  stata invitata a farlo. Stringe il taccuino al petto.
- Qualcuno ha gi parlato con il signor West? Cosa ha scoperto?
Nella biblioteca della Casa Bianca, Pam. C' un libro.
Con le immagini di quando il Presidente Lincoln giaceva
solennemente nella Casa Bianca. Qualcuno deve trovare quel libro.
E portarlo a William Walton. Lui sapr come riprodurre le tende
della Sala Est. W-A-L-T-O-N. Qualcuno per deve occuparsene,
deve trovare quel libro. E portarlo a lui. Il signor West si
sta dando da fare?
- Vado a controllare, signora Kennedy.
- E esattamente ci che intendevo. Non abbiamo tempo.
Non c' tempo per controllare. Come si fa ad atterrare di gi?
- Da quanto mi risulta, sotto la guida del signor West, gli
uscieri della Casa Bianca si stanno occupando di tutto.
Schlesinger e Goodwin sono anche loro alla biblioteca del Congresso
per trovare informazioni sul funerale di Lincoln.
- Comunque, dobbiamo ancora fare i bagagli. Portare via le
nostre cose dall'aereo. Non possiamo mica lasciare qui le cose
di Jack, Pam. Qualcuno deve accertarsene. Vuole farlo lei?
- Senz'altro, signora Kennedy.
- Ma lei non ha tempo.
- Se ne occuper l'equipaggio di bordo.
- Non voglio che se ne occupi l'equipaggio. Non si tratta mica
di pulire l'aereo alla fine di un volo. Vorrei che lo facesse Mary.
Ma non ha tempo. Noi non abbiamo tempo. Non sente che hanno
gi sganciato il carrello d'atterraggio, Pam? Non lo sente?
Entra O'Donnell per dire a Pam che c' il signor West al telefono.
West ha una domanda, una sola domanda cui spera di
ricevere risposta prima che l'aereo tocchi terra. O'Donnell si
scusa per l'intrusione e spiega: - Mi era solo sembrato che Nelson
avesse una certa urgenza.
Pam guarda la signora Kennedy, la quale dice: - Prenda la
chiamata. E per favore telefoni alla signorina Shaw. Per i bambini.
Pam fa segno di s con la testa e comincia a girare sui tacchi.
Si sforza di mostrarsi a proprio agio. Quanto meno di trasmettere
una certa sicurezza. Ma non appena esce dalla stanza, Pam
curva leggermente le spalle. La vita della gonna  leggermente
fuori centro, tirata leggermente a destra.
O'Donnell si muove lungo le pareti, come per evitare ogni
possibile contatto con la bara. Arrivato all'armadietto che contiene
bicchieri e liquori, volge lo sguardo verso di lei. Tra poco
si atterra, dice. Lei annuisce e basta. - Magari uno scotch prima
di toccare terra, - suggerisce. Lei replica: - Sa bene che non
ho mai bevuto uno scotch in vita mia -. E lui: - Questo potrebbe
essere il momento giusto.
Aggiunge che  meglio che vada a sedersi prima dell'atterraggio.
E che capisce che in quel momento lei preferisca restare
sola. Mentre fa per andarsene, lei gli dice: - Kenny, - e lui
si ferma di botto. Lei affonda il viso nelle mani. Che sono appiccicose.
Vuole gridare ma ormai ha dato fondo a ogni grido
che aveva in corpo. Gi solo questo le pare impossibile, che il
corpo possa prosciugarsi. - Magari chieda solo al comandante
Swindal per quanto tempo potremmo andare ancora avanti.
- Ancora avanti?
- Se continuassimo a volare. Quanto potremmo andare avanti.
O'Donnell  confuso, sembra quasi rammaricato di non poter
rispondere direttamente lui. Per dice che andr a informarsi.
Che  tutto quello che pu fare, dice. Limitarsi a chiedere.
- Non intendo dirottare l'aereo, - dice. - Voglio solo saperlo.
 ben pi che la semplice pressione, quella sulla superficie
portante delle ali che mantiene un uccello in volo. E il disegno
complessivo del corpo. Come se ogni cellula fosse stata creata
e mutata per quel preciso compito. C' il profilo del tronco. Piccolo
e liscio. Gli organi attentamente disposti, calibrati nel ritmo
per ottenere la massima efficienza. Ma soprattutto c' la
leggerezza. Le piume sono pressoch senza peso, leggere ma forti,
docili ma resistenti. E anche le ossa sono molto leggere. Fuse
insieme per ridurre il bisogno di muscoli. Intendiamoci. Le
ossa di un uccello sono pesanti e solide. Create tuttavia in maniera
da mantenerlo esile e leggero.
I motori sono stati spenti e di colpo tutto  fermo. Sebbene
sia sola, e sebbene la porta sia chiusa, il tramestio delle operazioni
politiche continuano oltre di lei. Passi pesanti e ordini ringhiati.
Questo  davvero il loro ultimo momento insieme. Domina
un senso di vaghezza. Quasi privo di sentimento. Un semplice
fatto di cui prendere nota. Tempo pochi minuti e scenderanno
dal portellone posteriore dell'aereo, direttamente sotto la luce
abbagliante dei flash, con i giornalisti e i membri dello staff,
sulla pista che apparir stranamente vuota, quasi fosse un palcoscenico
illuminato artificialmente con delle ombre appena accennate.
Non sapendo cosa dire o non dire, i presenti l'avrebbero
guardata incerta. Lei avrebbe camminato da sola per alcuni
secondi prima che Bobby si fosse affrettato a salire la scaletta
dell'autoelevatore, per prenderle le mani. L'avrebbe accompagnata
al Bethesda Naval Hospital, poi avrebbe condotto lei e la
salma alla Casa Bianca. Lei avrebbe tenuto il capo chino, dichiarando
di stare bene, mentre lui le avrebbe detto che poteva
anche restare in silenzio, e lei avrebbe pensato che non l'aveva
programmato. Sarebbe stata attorniata da orde di gente,
la scorta dei Servizi Segreti, la Guardia d'Onore della Marina,
tutti nella confusione e nella necessit pressante di sbarcare la
cassa, a pochi metri dall'autoelevatore, e caricarla nel retro del
carro funebre grigio. L'avrebbe seguito fino al momento in cui
anche lei sarebbe dovuta scendere dalla scaletta, ritrovandosi
con un brulicare di mani sui gomiti e sui polsi. In qualche modo
sarebbe atterrata e basta.
In quell'ultimo momento da sola con la cassa, avrebbe dovuto
dire qualcosa pregno di significato. Ma non c' nulla da
dire, e anche se ci fosse stato, lei non sarebbe stata in grado di
pronunciarlo. Poich in quel momento, in quell'unico momento,
lei  felice di vivere in un mondo senza parole. Sgombro di
simboli e di significati. Senza i quali, tutto  possibile. Sebbene
il suo peso la tenga ancora ancorata a terra, pu toccare la
cassa con la mano e allo stesso tempo volare, alta sopra le tenebre
e la forza di gravit che la trattiene. Vede se stessa arrancare
faticosamente nel tempo, minuto dopo minuto, come se
quei minuti fossero giorni a s stanti. Planare lass in alto. E
poi guardare gi con simpatia ed empatia.
Che idea. Fluttuare lass, sopra tutte le cose. Pi pesante
dell'aria.

Capitolo 10.
Il ritorno della signora Kennedy.

Quando ci incrociamo, ci rivolgiamo la parola a sussurri. Nelle
sale della Casa Bianca regna il silenzio. Cos come nelle cucine.
Le luci sono soffuse. Stiamo tutti in silenzio, e quando ci
incrociamo, sussurriamo appena. La signorina Shaw ritiene che,
una volta arrivata, i bambini non debbano vedere la bara nella
Sala Est. - E come pensa di riuscirci, - chiede William. - La
signora Kennedy non lo consentir -. E la signorina Shaw risponde:
-  la mia opinione. Dico solo quello che penso -. E
prosegue per la sua strada. Ha i bambini a cui pensare.
Non sappiamo neanche se glielo abbia gi detto. Non sappiamo
neanche come si dia una notizia del genere a dei bambini.
E non c' uno di noi che non compatisca la signorina Shaw
per la responsabilit di cui  stata investita, ma siamo tutti grati
per non essere stati noi a prendere quella chiamata. Wade ha
detto che se lo avessero chiesto a lui, si sarebbe licenziato.
- Ordinato, - ha ribattuto Lucinda. - Ordinato. Non te lo
avrebbero mica chiesto. Te lo avrebbero ordinato.
- Be', sto solo dicendo che non so se sarei riuscito a farlo.
Ordinato o chiesto che fosse.
- A quel punto, avresti dovuto andartene. Insubordinazione.
-  solo che non saprei come dire una cosa del genere a una
bambina di cinque anni e a un bambino di due.
- Tre, - lo ha corretto Lucinda. - Il bambino ha tre anni, a
tutti gli effetti. Ha compiuto gli anni giusto pochi giorni fa.
- Adesso non prendertela con me, Lucinda, - ha detto Wade. - 
solo che non riesco a immaginarmelo. Non mi ci vedo
proprio. Sto dicendo solo questo.
- Be', meno male che sei il maggiordomo, allora.
- Su, adesso non prendertela con me, Lucinda. Cerca di calmarti.
Ormai siamo usciti di senno un po' tutti. Siamo sconvolti.
Paralizzati. Controlliamo ogni cosa due volte, il tempo, gli orologi,
gli altri. Per assicurarci che sia tutto vero. E quant' vero
Iddio, se non vedessimo l'espressione sulle nostre facce, non ci
crederemmo mai che  tutto successo. Ed  a questo punto che
usciamo di senno. Come se la conferma stesse proprio nella causa.
Non un pazzo dall'altra parte del paese. Ma non possiamo
certo uscire di senno con la signorina Shaw. Che sta facendo
ci che nessuno di noi sarebbe mai riuscito a fare. Quella poveretta
ha la nausea per ci che la aspetta. Aspettare. Semplicemente
aspettare. Aspettiamo tutti. In una vecchia casa, grande
e vuota. Semplicemente aspettiamo. In mezzo ai sussurri.
Qualcuno chiede quando sar di ritorno la signora Kennedy.
Nessuno di noi lo sa, ma a William risulta che gli uscieri stiano
addobbando la Sala Est. Ma non dice per cosa. Non ce n' bisogno.
Gira per voce che lei torner quando la stanza sar
pronta. Wilma dichiara un certo nervosismo nell'incontrare di
nuovo la signora Kennedy. Ha paura di perdere il controllo dinanzi
alla First Lady, e questo le causerebbe un grande imbarazzo
perch sa di non avere alcun diritto di provare pi dolore
della vedova.
William dice: - Senza offesa, Wilma, ma tanto non sa neppure
chi sei. Insomma, senza offesa per nessuno, ma credete
che verr a cercarvi? O che sappia chi siete?
A quell'osservazione, molti di noi invece si offendono, e lo
diciamo apertamente. Magari in questo momento non sapremo
granch della situazione, ma sappiamo che la signora Kennedy
ci conosce. E sembra che Cordenia si sia particolarmente offesa.
Di solito, di tutti noi, lei  l'ultima che possa perdere le staffe,
per vediamo che incomincia ad agitarsi, che non riesce pi
a tenere fermi i piedi. Si schiarisce la voce. Si aggiusta le maniche.
- Non  tutto quanto vero, - dice.
- Che dici, Cordenia? Non ho capito.
- Ho detto che non  tutto quanto vero.
- Cosa?
- Quello che ha detto lui. Che la signora Kennedy non sa
chi siamo. Lo sa. Lo sapeva gi la prima volta che mi ha vista.
Proprio qui al primo piano. Proprio davanti al bagno del Presidente,
l. Stavo spolverando. La signora Kennedy  venuta dritta
da me e mi ha detto: Credo che noi non ci conosciamo. Lei 
nuova? Mi ha stupito il fatto che si fosse accorta di me in mezzo
a tutti gli altri. Ero convinta che la gente come loro non ci
facesse caso. Ma  stata gentile con me. Mi faceva domande.
Mi parlava. Mi chiamava per nome.
William dice: - S, solo perch nei giorni di libert della signorina
Shaw, ai bambini badavi tu.  un altro paio di maniche.
- All'epoca non badavo affatto ai bambini.
- Ma  un altro paio di maniche, e lo sai bene.
Cordenia borbotta fra s e s che non  affatto un altro paio
di maniche, e poi lo dice a voce alta. - Vedrai. Lo vedrai quando
torna la signora Kennedy -. Lei resta della sua opinione e
non demorde, ma si capisce che ogni particella del suo corpo
vorrebbe andare via, sparire.  stanca di dover dare prova di
s. S, i Kennedy l'avevano portata con loro in vacanza per badare
ai bambini. E, si, forse la signora Kennedy aveva fatto pi
domande a lei che a tutti gli altri. Ma Cordenia  pur sempre
una di noi, e questo lei lo sa. Una domestica che alla fine della
giornata se ne torna a casa, in un appartamento cento volte pi
piccolo della Casa Bianca.
- Secondo voi, la signorina Shaw l'ha gi detto ai bambini?
- chiede Wade.
E come facciamo a saperlo? Nessuno di noi si  mosso da
quando ci siamo riuniti qui. In queste sale silenziose. Ed  proprio
questo silenzio ci che ci sconcerta. Wade invece sta parlando.
Continua a muovere le cose. Cerca di essere normale.
Perch sappiamo che quando la signora Kennedy sar tornata
a casa, nulla sar pi come prima. Al momento non sono che
chiacchiere e supposizioni. Ma quando torner, torner sola. E
sebbene Wade continui a farci domande cui sa che non siamo
in grado di rispondere, noi lo lasciamo fare. Al momento non
vogliamo nulla di concreto. Vogliamo solo immaginare.
Sebbene non l'abbia mai detto a voce alta, la signorina
Shaw avr sicuramente rimpianto il fatto che quello non fosse
il suo giorno libero. Avrebbe potuto sbrigare alcune commissioni
personali. Fermarsi a prendere un t a Georgetown. Un
pranzo leggero quando avesse sentito lo stomaco brontolare.
Magari la notizia l'avrebbe saputa allora. Mentre si diffondeva
nel ristorante. Fino a raggiungere una potenza tale da colpirla
violentemente. Di sicuro avrebbe impiegato un infinito
lasso di tempo per tornare alla Casa Bianca e dai bambini. Che
sarebbero rimasti con Cordenia. E sarebbe toccato a lei ricevere
quel doppio colpo, guardare i bambini negli occhi e dare
la notizia allo stesso tempo. Sarebbe toccato a Cordenia. E magari
il traffico sarebbe stato pi congestionato del previsto. Tra
il dolore e la confusione, la gente si sarebbe riversata nelle strade.
Sciamando fuori dai ristoranti. Dai negozi di scarpe. Dalle
librerie. E dagli uffici. Stipando gli autobus. Fermando i
taxi. Bloccando le strade.
In quel caso, allora, sarebbe stata Cordenia a prendere la telefonata
in arrivo dall'Air Force One. Con Pam Turnure che le
dice di immaginare che lei sia al corrente; e sarebbe stata
Cordenia a non sapere di cosa Pam stesse parlando, obbligandola a
spiegarle cosa era appena successo, e che la First Lady aveva bisogno
dei suoi servizi. Sarebbe stata Cordenia a deglutire, soffocando
qualsiasi segno di incertezza. Trattenendo il fiato per tenere
il ventre piatto prima di rispondere: Ma certo. E in che altro
modo posso essere di servizio alla signora Kennedy?
Sarebbe stata Cordenia.
Invece la signorina Shaw se ne stava seduta nella stanza del
bambino, a cucire. Caroline era con un'amichetta in campagna
e John faceva un sonnellino. Un silenzio perfetto. Niente radio.
Nessun rumore nel corridoio: il personale sapeva che il bambino
stava dormendo. Lei sedeva in poltrona, a gambe accavallate,
con la stoffa spiegata sulle ginocchia. Muovendo l'ago lungo
la cucitura, un punto indietro, due avanti, uno indietro. Con
il solo rumore del filo che si srotolava dal rocchetto e i respiri
sibilanti di John. Neanche li ha sentiti i passi felpati nel corridoio
del primo piano. Bob Forester, l'uomo dei Servizi Segreti
di John, si  fermato sulla soglia e ha fatto capolino nella stanza.
Lei si  messa un dito sulle labbra. L'ago l'ha sfiorata appena
sotto il naso. Ma lui aveva una tale espressione di insistenza,
che lei ha iniziato a spostare la stoffa da sopra le ginocchia per
potersi alzare e uscire con lui nel corridoio, dove le poteva dire
quel che le doveva comunicare, ma sempre sussurrando, naturalmente.
Bob invece  entrato ancora un po' nella stanza. E
le ha detto che c' una telefonata per lei. Prima che lei potesse
protestare, gettando un'occhiata al bambino che dormiva, Bob
le ha detto che  stato incaricato lui di sorvegliare il bambino
finch lei  via. La telefonata doveva prenderla adesso. Era una
questione di urgenza nazionale. E quando ha sollevato la cornetta,
all'inizio ha sentito solo un ronzio e disturbi di origine
elettrostatica. Alla fine, la voce di Pam Turnure  riuscita a filtrare.
- Signorina Shaw, - le ha detto. - Immagino che abbia
gi sentito la notizia.
Non amiamo dare inizio a cose che non dovrebbero proprio
iniziare, ma William a volte lo fa.  nel suo carattere. Siccome
ha la pelle molto chiara,  convinto che alcune persone parlino
con lui pi di quanto non facciano con gli altri. Convinzione
che si  rafforzata quando un usciere gli ha riferito che la signora
Kennedy non sarebbe tornata a casa che nelle prime ore del
mattino. Aveva deciso di recarsi al Naval Hospital di Bethesda
e attendere l finch non sarebbe giunto il momento di riportare
il Presidente a casa. Questa notizia William l'aveva sentita
di sotto, al pianterreno, un attimo prima di passare davanti alla
Sala Est. Era sceso per verificare gli ordini impartiti dal signor
West riguardo alle stanze da preparare per i membri della
famiglia Kennedy che erano gi in viaggio per Washington.
Era stato allora che si era messo a chiacchierare con l'usciere.
Vedete? Ve l'avevo detto. Parlano con me perch mi credono
bianco. Noi abbiamo cercato di fargli capire che non era cos.
Specialmente quel giorno. La gente aveva una tale tensione dentro
che pur di allentarla un poco avrebbe parlato con chiunque.
Ma lui non voleva crederci. Comunque sia, aveva sentito dire
che, nonostante lo stato in cui versava, la signora Kennedy aveva
tutto sotto controllo. Ogni compito era eseguito in ottemperanza
al suo programma. In questo preciso momento, tutta l'attenzione
 concentrata sull'allestimento della Sala Est per il Presidente
Kennedy, ma William ci dice che faremmo meglio a
essere pronti a ricevere molta pi gente della sola famiglia Kennedy.
Sarebbero giunti visitatori da ogni parte del mondo.
Noi annuiamo tutti.
Avete capito? chiede.
Abbiamo capito. Ma vogliamo sapere come  stata allestita
la Sala Est. Cosa stanno facendo.
William tace per un istante poi dice che l'ha vista solo di
sfuggita. Non che non volesse mettersi a guardare per bene, ma
era un po' intimorito. C'era un'intera squadra di domestici operosi
ed efficienti che spostava cose, spazzava e appendeva drappi
neri. Ma erano come tanti domestici-fantasma, dice William.
Quasi trasparenti. E i loro passi non facevano rumore. Pensate
un po'. In quella grande stanza vuota, con i pavimenti di legno
duro. Neanche il minimo eco. Ma la cosa pi impressionante
era il grosso piedistallo al centro della stanza, preposto - aveva
immaginato lui - a sorreggere la bara. William sostiene che
sia lungo all'incirca due metri e trenta, tutto drappeggiato di
nero. Nel guardarlo, aveva visto il ritratto di George Washington
con la mano tesa, quasi a voler indicare proprio quel piedistallo
l. Lo so che  da stupidi dirlo, ma lui si  dato davvero
un pizzicotto. A dimostrazione del fatto che non stesse sognando,
gli  rimasto un piccolo livido sul braccio. Non era riuscito
a guardare dentro la Sala Est per pi di un minuto perch l'aveva
assalito la sensazione di essere lui stesso uno spettro, e cos
dice di essere uscito a tutta velocit, cercando di mantenere
un certo contegno, fermandosi solo quando ha visto noi.
La signorina Shaw  in fondo al corridoio. Si muove lentamente.
Si ferma per un attimo e si volta a guardarci, da sopra
la spalla. Noi la guardiamo con occhi solidali. Lo sappiamo bene
che lealt e coraggio non sempre vanno a braccetto.
- Magari la signora Kennedy rientrer giusto in tempo, - dice
Wilma. Un sussurro da cui trapela un certo dubbio. - Magari
vorr stare con i bambini in ogni caso.
- Ve l'ho detto, - ribatte William, - che rientrer tardi. Stasera
tardi.
- Cosa staranno mai facendo all'ospedale per metterci tutto
questo tempo?
William fa spallucce. - Non lo so. Immagino che preparino
il corpo per la bara. Magari fanno l'autopsia per gli atti. Firmeranno
il certificato di morte.
Quel tono pratico stupisce William pi di quanto non stupisca
noi. Cerca dunque di ritornare un poco sui propri passi,
dicendo che davvero non lo sa, che si era solo basato su quanto
visto nei film. E il fatto  proprio questo: sembra proprio un
film, ma un film con dentro anche noi.  come se, nonostante
fossimo consci delle quinte e dei trucchi, restassimo comunque
presi dal dramma. Non sappiamo cosa credere. O aspettarci.
Alcuni di noi sono ancora pienamente convinti che il Presidente
e la signora Kennedy saliranno queste scale con il volto ispirato
esattamente come il giorno in cui sono partiti, solo lievemente
pi stanchi per via del viaggio.
A Cordenia piace raccontare di quando ha conosciuto il Presidente
Kennedy. Stava badando a John per la prima volta, e il
bambino, trovandosi davanti quella perfetta sconosciuta, piangeva
come un ossesso. Cordenia continuava a guardarsi intorno
alla ricerca di qualcosa per distrarlo, per farlo divertire. Finch
non trova una scatola magica con la musica della filastrocca
Pop Goes the Weasel e, naturalmente, il pupazzo a molla che
salta fuori sull'ultima nota. Con questo John si quieta un poco,
cos lei fa ripartire la musica ancora una volta e una volta ancora.
Appena smette per, il bambino la guarda, guarda la scatola,
e dice: ancora. Cordenia se ne sta in maniera scomposta sul
pavimento, leggermente girata verso la porta, quando ecco entra
il Presidente e lei, candida come un giglio, non ha idea di
chi lui sia. Neppure quando lui attacca a cantare la fine di Pop
Goes the Weasel un attimo prima che il pupazzo salti fuori. Il
bambino  talmente concentrato sul pupazzo che il padre non
lo vede neanche. Il Presidente saluta Cordenia, la quale risponde
senza neanche voltarsi, un poco esitante, gi con l'istinto di
proteggere John. Sente la presenza stabile del Presidente. Che
continua a incombere su di lei. Lei chi ? le chiede.  nuova?
Lei risponde con un semplice: Si, sono nuova. Senza mai distogliere
l'attenzione dal bambino, che con i gesti invita il pupazzo
a molla a ricominciare. Siamo stati noi ad assumerla o  stata
la Casa Bianca? Lei dice che  stata la Casa Bianca ma teme di
essere stata un po' brusca nel rispondere. Mentre conclude la
frase, si sofferma per a riflettere sul modo in cui lui ha pronunciato
la parola noi. Lei ha appena terminato di ricaricare la
molla del pupazzo, la musica  ricominciata, e John batte le manine.
Il modo in cui il Presidente aveva detto noi rendeva tutto
chiaro, e Cordenia dice che era come se rivedesse la scena in
una fotografia: lei scomposta sul pavimento, con il Presidente
Kennedy che, sovrastandola, osservava il suo corpo nel tentativo
di ricomporsi.
La signorina Shaw sa che sarebbe davvero crudele dirlo ai
bambini prima di cena. Avrebbero avuto bisogno di tutte le loro
forze. Sarebbe impossibile guardarli mangiare come se nulla
fosse. Caroline avrebbe raccontato la sua giornata. John avrebbe
fatto volare la mano in tondo come un elicottero immaginario,
dicendo: - Vru-uu-um. Vru-uu-um -. Ma stasera, anzich
impartire loro le regole della buona educazione come avrebbe
normalmente fatto - ordinando al piccolo di concentrarsi sulla
cena - la signorina Shaw gli avrebbe consentito di giocare. Sarebbe
stata insolitamente indulgente. Sperando che lui non lo
notasse; sperando che nessuno dei due chiedesse quando sarebbero
tornati i genitori.
- Ma secondo voi, dopo oggi, il lavoro ce l'avremo ancora?
- dice William pur confessando di detestarsi per averlo pensato.
- La Casa Bianca dovranno pur continuare a mandarla avanti,
no? - ribatte Wade.
- Ma  probabile che i signori Johnson abbiano le loro idee,
- dice William. - Il loro modo di gestire le cose.
- Se anche fosse, non vuol mica dire che assumeranno personale
nuovo.
- Forse si, - dice William. - Forse no.
Tutti conveniamo su quanto sia inopportuna questa nostra
conversazione. Sapendo che la signora Kennedy siede tutta sola
all'ospedale, dopo aver perso il marito in quel modo, sopraffatta
probabilmente dalla sensazione di aver perso tutto. Decidiamo
che sia meglio farle trovare un ambiente confortevole al
suo ritorno. Concentrarci su questo. E non pensare a noi stessi.
Non pensare alle conseguenze che tutto questo avr su di
noi.
William appare leggermente agitato. In cuor nostro, data la
tensione di oggi, lo perdoniamo. Ma abbiamo i nervi tesi. Dice
che concorda con noi su tutto, ma lo offende il fatto che lo consideriamo
un insensibile. - Eppure, - dice, - ho famiglia anch'io.
Questi Johnson non li conosco mica. Non so mica cosa
vorranno o non vorranno. Insomma, voi lo sapete? Chi di voi
lo sa?
Cordenia si porta una mano al petto, appena sopra la spalla.
- Io l'ho conosciuto il signor Johnson, - dice. Poi si interrompe.
Abbassa gli occhi a terra. Parla a voce bassa, quasi non
si sente. Ma sembra che la cosa la colga alla sprovvista. Non si
accorge che la stiamo guardando. In attesa.
- E allora? - chiede William.
Cordenia rimane con il capo chino.
- Parla.
Solleva lo sguardo, quanto basta per incontrare quello di lui.
- Immagino non ci sia molto da dire.  successo ad agosto. A
Hyannis Port. Era in compagnia del signor Rusk. Erano in procinto
di partire per l'estero.
- Non  che ci stai dicendo granch, Cordenia.
- Immagino non ci sia granch da dire.
- Sto parlando di lavorare per loro, Cordenia. Non di averloconosciuto.
- Be', era abbastanza affabile con i bambini. E gentile con
me. Per  pi chiassoso del Presidente Kennedy. Questo me
lo ricordo, che parla a voce pi alta.
William scuote la testa. - Io dico solo che  meglio stare attenti.
Fate un piano per questa sera. Ch sta per arrivare un uomo
diverso. Con una moglie diversa. Niente corse di bambini
per i corridoi. Niente aule scolastiche al piano di sopra. Nessuno
di noi  in grado di stabilire come, ma state certi che sar
tutto diverso. E il piano si pu fare tenendo a mente questo.
Non so voi, ma io dubito di potermici adeguare. Soprattutto se
l'unica informazione in mio possesso  che  pi chiassoso del
Presidente Kennedy.
Gli avremo pur detto di cambiare argomento. Che quella
conversazione non ci piaceva, tanto meno il suo atteggiamento.
Ma forse sapevamo che per certi versi William aveva ragione.
Il Presidente e sua moglie ci avevano fatto sentire parte della
famiglia, parte della loro cerchia, facendoci dimenticare che
lavoravamo quasi tutti per la Casa Bianca e non per loro. Ma
magari William ha ragione al cento per cento. Una volta che la
signora Kennedy avr portato via i bambini dalla Casa Bianca
definitivamente, questa non rester che una storia da raccontare.
Una storia che sar ricordata in maniera leggermente differente.
Di come li conoscevamo noi, i Kennedy.
Gli elicotteri vanno e vengono dal prato della Casa Bianca.
Ogni volta che ne arriva uno John fa: - Vru-uu-um. Vru-uu-um
-. Poi va alla finestra, appoggia le manine chiuse a conca sul vetro
e si volta a guardare la signorina Shaw. - Papi? A casa. Papi
a casa? - domanda. Lei scuote la testa e si sforza di sorridere.
Siccome sono andati a prelevarla in campagna, Caroline ha
un'aria sospettosa. L'hanno riportata a casa senza darle neanche
una spiegazione. E poi arrivano i Bradlee. Che si mettono
a giocare con loro nella Stanza Ovale. A rincorrere John per tutta
la casa. Con gli elicotteri che vanno e vengono. - Vru-uu-um.
Vru-uu-um -. E Caroline si sforza di fare come se niente fosse,
raccontando garbatamente la sua giornata alla signora Bradlee.
Poi arrivano i nonni Auchincloss, e sua nonna annuncia che si
cener da loro, e che ci sar la signorina Shaw ad aspettarli alla
Casa Bianca al loro ritorno. E sono tutti troppo gentili. Troppo
normali. Come se in mezzo ai loro gesti non vi fosse per niente
spazio.
Ma la signorina Shaw lo vede che Caroline ha capito che qualcosa
non va. Magari non lo sa, ma lo intuisce. Ma non ha fatto
una sola domanda. Magari ha paura di quello che potrebbe sentire.
Magari ha percepito quella sottile sfumatura che la signorina
Shaw cerca di mascherare - con quei respiri brevi - mentre
cerca di convincersi a trasmettere normalit e calma; e John guarda
nuovamente fuori della finestra e dice: - Papi a casa?
 come se non fossimo capaci di muoverci. Nonostante non
manchino le cose da fare, manca la voglia. O forse  che nessuno
di noi vuole rimanere da solo. Preferiamo starcene tutti qui
nel vestibolo a scuotere la testa. Abbiamo sentito che c' gente
che cerca di entrare nella Casa Bianca. Per vedere cosa sta
succedendo. Per vedere se possono essere di aiuto. Ma la polizia
della Casa Bianca ha chiuso tutti gli ingressi e pare che sorvegli
ogni cancello, che dica a tutti che si sta gi facendo il possibile,
e se ce ne fosse bisogno, qualcuno sarebbe uscito a chiedere
assistenza. William vuole sapere: - Che gente sarebbe?
Che razza di gente si presenta ai cancelli credendo di poter offrire
il suo aiuto?
- Quelli del governo, oserei dire, - risponde Lucinda. - Gente
che qui dentro ha degli interessi.
- Pensavo fossero le persone comuni. Che vengono a bussare
alla porta.
- Ma non sarebbe mica una brutta cosa se cos fosse. William,
non credi che sarebbe bello se le persone comuni volessero
dare una mano a gente come i Kennedy? Non la troveresti
una bella cosa, William?
William abbassa lo sguardo. Con la punta dei piedi sfrega il
tappeto, come fosse lui la mente del gruppo. - Basta che non
pensino veramente a una sfida. Basta che capiscano che  solo
un gesto -. Ci che non dice  che  proprio quella la ragione
per cui siamo qui noi. I veri rappresentanti del popolo. Per quanto
si tratti di lavori umili - spazzare, spolverare, cambiare la
biancheria, servire a tavola - capiamo che  a noi che chiedono
di aiutare come meglio possiamo. E per quanto William non sia
una persona facile, comprendiamo il suo punto di vista e condividiamo
il suo orgoglio.
- Immagino dovremo metterci al lavoro, - dice William. -
 per questo che siamo qui. Certo non per la famiglia.
Annuiamo col capo. Ma nessuno si muove. Restiamo fermi
ad aspettare, come stiamo facendo gi da un pezzo. Assiepati.
In attesa di qualcosa. Come tutta quella gente l fuori a Lafayette
Park, radunata in piccoli cerchi, assalita dallo stupore e da
una sensazione di inutilit. Magari alcuni di loro sono quelli che
si presentano ai cancelli. Quelli che si informano su come dare
una mano. Serve solo che qualcuno gli dica cosa fare. Che gli
dia qualche istruzione. E, immaginiamo, sia cos anche per noi.
Serve solo qualcuno che ci dica cosa fare.
William si caccia le mani in tasca e arretra verso il gruppo
senza aggiungere altro. Ogni tanto la voce di uno di noi si leva
sopra quella degli altri, ma poi si perde di nuovo. Forse  una
buona cosa. Forse no. Nessuno di noi parla mai con gli altri.
Parliamo solo per gli altri.
E insieme aspettiamo. Aspettiamo che qualcuno ci dica cosa
fare.
Compatiamo la signorina Shaw per il fardello che si ritrova
addosso.
 appena scesa dal secondo piano, diretta al piano terra.
Mentre passa, qualcuno le dice: - Buona fortuna, Maud.
La signorina Shaw si ferma e si volta a guardare.  compassata.
Il corpo  solido e sicuro. Ma gli occhi sono sbalorditi. 
come se fosse cieca. - I bambini sono qui, - dice. - Sono appena
tornati dalla casa dei signori Auchincloss. Adesso sono di
sotto.
- I bambini ti vogliono un bene dell'anima, Maud.
- Non lo metto in dubbio.
- Vogliamo dirti che capiamo, Maud.
Lei dice grazie e se ne va. Poi si volta. - Immagino che qualcuno
di voi ricorder i criceti che aveva Caroline. In particolare
la mamma con i cuccioli, separata dagli altri come di norma.
Il Presidente  entrato nella stanza, l'ha vista tutta sola e ha ordinato
di rimettere il maschio nella gabbia. Noi gli abbiamo detto
che era prematuro, ma lui ha insistito dicendo che tutti hanno
bisogno di un compagno, che nessuno merita di stare solo.
Cos abbiamo rimesso il maschio nella gabbia - cosa davvero
troppo prematura, vi voglio ricordare - e c' mancato poco che
il maschio non la artigliasse a morte mentre lei stava ferma immobile
per proteggere i figli.
A quel punto, di tutti noi, William dice di ricordare un antico
proverbio greco. L'ha sentito pronunciare in chiesa.  una
regola. Una direttiva. - Aiuta colui che si carica di un fardello,
- dice, rivolgendosi pi a noi che alla signorina Shaw, - ma non
quando deve posarlo a terra.
Lei annuisce. E mentre desideriamo credere in questo momento
in cui dovremmo tutti caricarci di quel fardello, siamo
tuttavia consci che dentro quella stanza la signorina Shaw rester
sola con se stessa. Pu caricarsi del nostro stato d'animo
quanto vuole, ma alla fine dei conti, sar lei a trovarsi faccia a
faccia con quei bambini. Il solo pensiero ci addolora.
- John e Caroline sono di sotto, - dice. - Mi stanno aspettando.
Aspettano -. Ci guarda, ma ancora con occhi ciechi.
- Buona fortuna, Maud. Buona fortuna.
Una voce. Che per racchiude tutte le nostre.
Nella stanza c'erano solo loro due, ma da quel che ci sembra
di capire, la signorina Shaw neanche riusciva a guardare Caroline,
a letto con le coperte ben rimboccate sotto il baldacchino
di chintz con i boccioli di rosa, costringendosi ad apparire
sicura di s, anche se  chiaro sapeva che qualcosa non andava;
e gli occhi della signorina Shaw si riempivano di lacrime mentre
Caroline la guardava quasi esigendo una spiegazione, che
per non era semplicemente la signorina Shaw che le prendeva
la mano e si scusava per quelle lacrime; e la signorina Shaw sapeva
di poter aspettare fino al mattino (la signora Auchincloss
le aveva riferito ci che aveva detto la signora Kennedy, e cio
che stava a lei giudicare quel che i bambini sapevano o non sapevano),
ma la signorina Shaw guardava Caroline e qualcosa le
diceva che non era giusto fare addormentare quella bambina e
lasciare che si risvegliasse piena di speranza; per lei era meglio
che si svegliasse gi in lutto, e a quel punto forse avrebbe pianto
con maggiore purezza; cos la signorina Shaw ha fatto un respiro
talmente profondo che quasi le  scoppiato l'intestino, e
buttando fuori l'aria ha detto che c' stato un incidente-, poi si
 interrotta rendendosi conto della speranza che riecheggia nella
parola incidente, cos si  corretta e ha detto: - Gli hanno sparato,
e Dio l'ha portato in Cielo perch all'ospedale non hanno
potuto guarirlo Quindi ha chiuso gli occhi pregando che riaprendoli
non dovr vedere Caroline piangere, che tutto fosse
solo un sogno.
Se mai si possa ricavare un briciolo di piacere in questa giornata,
questo  possibile solo guardando la faccia di William. Ci
ha appena annunciato che siamo stati tutti invitati a una messa
in memoria del Presidente Kennedy che si terr in mattinata
nella Sala Est. A quanto pare, l'invito arriva direttamente
dalla signora Kennedy, invito esteso anche ai nostri amici e parenti.
William ci d la notizia con un'espressione di umilt sul
volto. E a voce bassa.
Ci viene voglia di rinfacciargli tutto quello che ha detto sul
fatto che ai Kennedy della servit non importa niente. Se
pensa che sia terribile lavorare sotto di loro, avrebbe dovuto vedere
con Eisenhower, quando la servit non doveva farsi n vedere
n sentire. I primi tempi in cui il Presidente Kennedy era
qui, stava percorrendo un corridoio con un assistente, e due di
noi stavano passando l'aspirapolvere, ma avendo lavorato per
Eisenhower, sapevamo bene di dover spegnere gli aspirapolvere
e girarci faccia al muro finch lui non era passato. Dopo aver
percorso qualche passo, abbiamo sentito il Presidente Kennedy
bisbigliare: - Ma che significa? - William, ci viene voglia di dire,
prima che arrivasse il Presidente Kennedy, altro che inviti per
noi! Sono queste le parole che ci viene voglia di sbattergli in
faccia. Altro che inviti!
Alcuni guardano Cordenia per vedere se fa la faccia di chi 
stato vendicato, ma lei rimane impassibile. William si  gi coperto
di sufficiente imbarazzo.
Non c' bisogno di aggiungere altro. N lo faremo.
Domattina andremo tutti a messa. Ci disporremo fianco a
fianco, spalla a spalla con gli altri della Casa Bianca, e pregheremo
sulla salma del Presidente. Sappiamo che non potremo restare
a lungo, che magari riusciremo solo a sentire l'inizio della
funzione, perch dovremo preparare la colazione, lucidare
l'argenteria, servire a tavola e rigovernare subito dopo. Ma domattina,
all'inizio della messa, dopo che il Presidente e la signora
Kennedy saranno tornati, noi ci saremo tutti.
Prima, lavoreremo fino alle ore piccole.
Disporremo le lampade a cherosene ai lati del vialetto d'accesso,
a intervalli regolari, piene di combustibile.
Drappeggeremo il Portico Nord con del crespo nero, appendendolo
alle scale, in piena vista della gente ferma davanti ai
cancelli.
Spazzeremo la Sala Est.
Puliremo i corridoi.
Prepareremo le stanze da letto.
Apparecchieremo la Sala da Pranzo di Stato.
E ci prenderemo cura dei bambini. Rifiutandoci di lasciarli
soli finch la madre non sar tornata a casa. Seduti su una
sedia accanto al letto. Guardando fuori della finestra mentre il
cielo si riempie di nuvole e l'ultimo raggio di luna illumina ancora
la stanza.

Capitolo 11.
Crolli e schianti al (diciassettesimo piano.
Fatti e leggende.

Un sonno faticoso.
Si vocifera che alla sua morte, nel 1963, Fleetwood Lindsey
di Springfield, Illinois, fosse l'ultima persona viva ad aver visto
le spoglie mortali del Presidente Lincoln. L'episodio risale
al 1901, anno in cui Fleetwood Lindsey aveva soltanto tredici
anni. C'erano stati diversi tentativi di furto della salma del Presidente
a scopo di estorsione, e Robert Lincoln, unico superstite,
aveva deciso che fosse meglio custodire la bara tre metri sotto
terra, sotto un'armatura di metallo e uno strato di cemento,
rendendo cos impossibile l'accesso una volta per tutte. Dopo
una serie di discussioni, si giunse alla decisione di ispezionare
le spoglie del Presidente prima di seppellire permanentemente
la bara. Circolavano ancora voci e teorie sul fatto che il corpo
di Lincoln fosse scomparso ormai da lungo tempo. Cos, il 26
settembre 1901, Leon Hawkins, idraulico, insieme a suo cugino
Charles Willey, fu incaricato di aprire la bara alla presenza
di ventitr testimoni. Il padre di Fleetwood Lindsey, che aveva
compreso l'importanza storica dell'evento, era andato a riprendere
il figlio da scuola. In una stanza con le finestre oscurate,
si ritrovarono davanti alla bara di legno di pino mentre
Hawkins e Willey battevano i loro palanchini sul pavimento,
per saggiarne la resistenza prima di mettersi all'opera. E quando
il coperchio della bara fu rimosso, Fleetwood Lindsey ricordava
il conato di vomito per la gran puzza. Ma una volta trovato
il coraggio per guardare, Fleetwood Lindsey non riusciva pi
a staccare gli occhi dal cadavere. La carnagione brunastra, imbiancata
dal gesso dell'impresario funebre. Il tratto distintivo
di Lincoln, ovvero la barba, era ancora intatta, con i peli che
gli spuntavano da sotto il mento. Il familiare neo al suo posto.
Riconoscibile all'istante. L'unico cambiamento visibile riguardava
le sopracciglia del Presidente, che sembravano completamente
scomparse. Ma, forse, la cosa che Fleetwood Lindsey ricordava
di pi era l'aria malinconica che pareva suggerire un
sonno faticoso. Per certi versi, si era aspettato di vedere un'espressione
di shock, per via della pallottola che gli aveva attraversato
il cervello.

Lucide.
Erano pi o meno le cinque del pomeriggio quando l'ambulanza
lasci la Base Andrews per il Naval Medical Center di
Bethesda. Le sirene urlavano. Luci abbaglianti. Insieme alle spoglie
mortali del Presidente, l'auto trasportava Jackie, Bobby
Kennedy, e l'ammiraglio George Burkley, medico personale del
Presidente, che a Dallas aveva preso posto sull'altra auto nel
corteo presidenziale. In tutt'altra direzione, verso la Casa Bianca,
mandarono un uomo a prendere uno dei completi di Jack, e
un paio di scarpe. Egli ricord a se stesso di assicurarsi che le
scarpe fossero lucide. Il Presidente Kennedy non avrebbe tollerato
altrimenti.

 obbligatorio.
La questione dell'autopsia era emersa mentre l'Air Force
One era in volo, a un certo punto tra il giuramento e l'organizzazione
del funerale. Jackie seduta accanto alla bara, la voce poco
pi di un sussurro. Forse un mormorio; un lungo, lento e melodioso
lamento che le vibra dal petto. Si sforza di pensare, a
nulla di particolare, si sforza di pensare e basta, decisa a organizzare
un pensiero come punto d'appoggio. Il rombo dell'aeroplano
la disturba, ma prova a non pensarci. La fisica del volo
richiede troppa fiducia.
Quando Pam e Kenny entrano nella stanza, lei finge di non
vederli. Ma loro non se ne vanno. Kenny le mette due dita
sulla spalla. Lei teme che possano romperle l'osso. Lui le dice che
il dottor Burkley ha bisogno di parlarle; lei si volta e sta per dire:
e c' bisogno che veniate in due per dirmi questo? Ma poi vede
che il medico della Casa Bianca  in attesa sulla soglia, cos
si limita ad annuire, niente pi.
- Signora Kennedy, - dice Burkley. - Mi spiace disturbarla
in un momento come questo. Abbassa lo sguardo per un
istante, ma subito lo risolleva, guardandola dritto negli occhi.
- Non posso che essere franco al riguardo -. Tace. Cerca la reazione
di lei.
Lei annuisce. Tutto il suo mondo ormai  diventato franco.
- Dovremo fare l'autopsia, - dice. - Non appena arriviamo
a Washington.
Lei scuote la testa. - Non sar necessario.
- Temo sia obbligatorio.
- Be', io dico che non va fatta.
-  obbligatorio, - ripete lui, sollevando lo sguardo su Pam
e Kenny quasi in ricerca del loro sostegno. Come se lei fosse
troppo esterrefatta per accorgersene.
- Non lo so, - dice lei. - Non lo so.
- Possiamo farla al Walter Reed. O a Bethesda...
- Kenny...
- Persino in un ospedale privato, suppongo.
- Kenny, gli dica di no.
- Sovrintender all'intera procedura, se vuole. Mi occuper
di tutti i preparativi.
- Non lo so.
- Devo essere sincero, signora Kennedy. Ritengo che la procedura
vada eseguita presso un ospedale militare. Il Presidente
Kennedy  il comandante in capo, pertanto ritengo che sia pi
logico riguardo al personale, alla sicurezza, al disbrigo delle pratiche.
E ancora, mi scusi per la franchezza. Ma  obbligatorio.
Lei prova a protestare ancora una volta, pensando a tutti gli
aneddoti su chiss quali indiani che ti strappano il cuore dal petto
con tale velocit che poi lo vedi ancora battere fuori dal corpo,
ma il dottor Burkley continua a ripetere che  obbligatorio;
 obbligatorio;  obbligatorio, e neppure Pam o Kenny sembrano
volerlo contraddire, fino al punto in cui non ce la fa pi a
sentire dire  obbligatorio e sbotta: Okay, che allora si faccia al
Bethesda, e prima ancora di finire di parlare, si sente come quel
cuore strappato via, che batte per conto suo, che guarda un corpo
cos vivo da non capire che sta morendo.

La memoria dell'obiettivo.
Parte I.
C' del sangue coagulato sull'esterno delle orecchie, ma altrimenti
orecchie, narici e bocca sostanzialmente non presentano nulla
di rilevante. I denti sono in ottimo stato e si riscontra un pallore
delle membrane mucose orali. (Pagina, Referto esame autoptico,
22/11/63)
 una delle foto dell'autopsia. La testa. Fotografata dal collo in su, con appena un accenno di spalle e petto, quel tanto che
basta per capire che  svestito. E una foto semplice, scattata
con una Graphic 4x5 dal fotografo medico John Stringer. Ma
la cosa straordinaria della foto  che Kennedy sembra veramente
morto. Non un morto hollywoodiano, con gli occhi passivamente
chiusi e la testa reclinata che lascia intendere il sonno dei
giusti. Nella foto, ha la testa rovesciata all'indietro, gli occhi
sbarrati, la bocca spalancata,  completamente assente l'idea
che sia mai vissuto. Dalla gola sbuca la cannula della tracheotomia,
come se la sua sopravvivenza fosse solo una questione di
quantit d'aria. I denti sembrano leggermente sporgenti. E si
pu restare a fissare, fissare, fissare, notando come le mattonelle
del pavimento incornicino la definizione della clavicola, e i
ciuffi di peli sul petto. Ci sono alcuni tratti dei Kennedy che
ormai sono riconoscibili ma, messi alle strette, bisogna ammettere
di non aver mai visto nessuno che sembrasse cos morto.
Naturalmente c'era stato il padre di Dominic, un grosso italoamericano
conosciuto solo di vista ai tempi dell'universit, un
tipo che metteva leggermente paura con il suo silenzio, eppure
morto improvvisamente di infarto. Eri andato al funerale giusto
perch ci andavano tutti gli amici di Dominic. Era la prima
volta che vedevi un morto. La bara era aperta, e sembrava che
ti fossi fermato a guardare pi a lungo e pi intensamente di
tutti gli altri, perch non riuscivi a capacitarti dell'aspetto che
aveva, la faccia truccata e il colorito arancione, pi magro del
solito, quasi fosse una statua di cera modellata da un artista minore.
Nel corso di quell'anno avresti partecipato ad altri due
funerali, ma entrambi con la bara chiusa. Nel caso di Susie la
ragione era che si era uccisa con il fucile da caccia in camera
sua, circondata da biglietti, delusioni e orsacchiotti di peluche.
Mentre nel caso di tua nonna dipendeva dal fatto che era rimasta
sfigurata in un incidente automobilistico (anche se la camera
ardente era stata allestita, tu, memore del padre di Dominic,
avevi deciso di non andare per paura che l'immagine distorta
del volto ricomposto divenisse un ricordo indelebile).
Tutto ti induce a pensare alle anime. Per quanto tu possa dichiarare
di non essere credente, vedere quella foto di Kennedy
lascia intendere che un corpo non  fatto soltanto dei circuiti e
dei trasmettitori chimici che lo rendono tale, perch persino una
macchina privata delle sue parti funzionanti non cessa di essere
una macchina nell'apparenza. Forse tutto rimanda all'idea di
macchina di terra di Cartesio. O alla riconciliazione tra l'anima
eterna di Tommaso d'Aquino con l'anima intellettiva di Aristotele.
O forse  solo un gioco di fumo e specchi, il sussurro e la
suggestione di un ipnotizzatore che ti fa credere che non  solo
una questione di parti e componenti. Forse, quando il corpo
muore, l'ipnotizzatore schiocca le dita e noi la smettiamo di abbaiare
come cani, ci guardiamo intorno e di colpo riconosciamo
la macchina. Forse ridiamo anche un poco di noi stessi.
La complessit di tali fratture e i frammenti da esse generate non
possono essere spiegati con una semplice descrizione verbale, pertanto
una pi accurata valutazione potr essere formulata grazie alle
fotografie e alle radiografie. (Pagina 4, Referto esame autoptico,
22/11/63)
Il fotografo medico, John Stringer, attende il suo soggetto
all'obitorio. Gli agenti dell'FBI e dei Servizi Segreti in borghese
sono ovunque. I tre medici incaricati - Boswell, Humes e
Finck - attendono anche loro, in silenzio, e non fanno che riorganizzare
gli strumenti. Altre persone cominciano a entrare alla
spicciolata nella stanza. Il dottor Burkley indugia, incerto della
sua responsabilit di osservatore. Uno degli studenti di
Stringer, Floyd Riebe, se ne sta appoggiato all'angolo della stanza
con una piccola Canon 35 mm sotto il braccio.  l per aiutare.
Anche se pare che sia l per osservare.
Sul muro c' un cartello. Hie locus est ubi mors gaudet succurrere
vitae. Questo  il luogo in cui la morte si rallegra di aiutare i vivi.
Stringer fissa la macchina fotografica al treppiedi con le rotelle.
La Graphic 4x5  pesantissima. Fissa il flash gigantesco e
pensa che potrebbe essere l'ultima volta che user questa macchina
perch l'ufficiale comandante non gli dar pi il permesso
di acquistare altre pellicole 4x5 dopo aver acconsentito a convertire
tutto in 35 mm.
L'illuminazione degli obitori  sempre patetica, con quelle
luci a fluorescenza e una lampada operativa che non consente
neppure la pi semplice esposizione. Cos  costretto a montare
due lampade sensibili su due carrelli e a ricontrollare la sincronizzazione
per essere sicuro che si accendano con lo scatto
della macchina fotografica. Ma forse anche questo cambier
quando si comincer a usare il modello pi sofisticato.
Portano dentro la bara e tolgono il coperchio. Lui osserva i
cardini. Il corpo  avvolto in lenzuola di ospedale dentro un sacco
per cadaveri. La testa  fasciata con gli asciugamani. Nella
stanza c' puzza di marcio, attenuata leggermente dalla sterilit
dell'alcol e dei guanti di lattice. I civili fanno un passo avanti,
un poco incuriositi, ma altrettanto velocemente arretrano.
Kennedy ha gli occhi sbarrati. I medici glieli chiudono. Ma si
riaprono di scatto.
Stringer torna a sistemare i suoi strumenti. Non sa come,
ma ha la sensazione che ci sar dell'altro.
Vengono effettuati i raggi X. Il macchinario produce un rumore
di pietre e sassi. Un cantiere.
Una mezz'oretta pi tardi, Stringer domanda: - Siamo pronti?
- Si fa in disparte, prende una pellicola da una confezione
da due e carica la Graphic.
Il dottor Boswell continua a rivendicare il suo ruolo di direttore
dell'istituto di Patologia. Dice che voleva solo assicurarsi
che i raggi X risultassero nitidi, tutto qua. - Adesso possiamo
cominciare a tagliare.
E sorprendente quanto poco senso di rispetto vi sia nella
stanza. Forse dipende dallo shock, o forse da quel professionismo
antica maniera. Ma pare che nessuno consideri la cosa in
termini storici.
Stringer allinea la macchina fotografica e scatta una foto del
corpo, cercando di catturarlo in tutta la sua lunghezza, dalla testa
ai piedi. Poi indietreggia un poco alla volta per catturare
l'intera prospettiva nell'obiettivo. Alquanto soddisfatto della
prospettiva, preme il pulsante di scatto e subito lampeggiano i
flash delle lampade sensibili, paralizzando tutti per un istante.
Seguendo le indicazioni dei medici, Stringer inizia a muoversi
con maggiore velocit. Carica un rullino dopo l'altro mentre
consegna gli chassis con le pellicole esposte a Riebe, o a uno
degli agenti, che li mette in una scatola destinata al laboratorio
che penser a svilupparle.
Fotografa la testa. Il cuoio capelluto. Normale. Rovesciato.
Il medico solleva Kennedy e lo mette seduto a novanta gradi.
Gli occhi si spalancano di nuovo. Un agente dei Servizi Segreti
volge lo sguardo altrove.
Stringer agisce veloce per avere la macchina fotografica
pronta. Sposta a calci i carrelli delle lampade. Trascina il treppiedi.
Riebe si  ritirato in fondo alla stanza. I medici osservano
Stringer, quasi senza pi fiato in corpo e speranzoso di riuscire
a caricare la macchina velocemente, dato che a questo punto
il corpo  solo un peso morto. Esegue gli scatti pi
rapidamente possibile, l'unica prospettiva  quella che vede attraverso
il mirino. Se in un secondo momento qualcuno gli chiedesse
cosa ha visto, lui farebbe fatica a fornire una discrezione
accurata, a parte il ricordo della composizione di base.
Dopo che il corpo  stato nuovamente adagiato sul tavolo,
Boswell annuncia che adesso eseguiranno l'incisione a ipsilon.
Stringer non avr pi bisogno di indicazioni. E una procedura
che nel corso degli anni avr filmato almeno un centinaio di volte.
La macchina seguir istintivamente il bisturi del patologo,
quasi fosse l'occhio del medico. A partire dal torace, e gi fino
alla vita. Un taglio pulito, quasi senza sangue. Mentre un medico
sega la cavit toracica, rimuovendo lo sterno e le costole,
l'altro esamina la cavit addominale. Vengono estratti gli organi
principali, pesati su una bilancia da droghiere poi fotografati
accanto a un righello per poi essere riposti in un barattolo con
della sostanza conservante. Dissezionano il fegato e poi passano
ai polmoni, al pancreas, alla milza, ai reni e allo stomaco. E
le lampade sensibili lampeggiano per ciascun organo, come all'anteprima
di un film a Hollywood. E il rumore del flash  l'unico
rumore nella stanza.
Esaminano il cuoio capelluto. Annotano ogni difetto provocato
dalla pallottola. Campionano ogni frammento di materia
fuoriuscito dalle fratture. Poi, senza mai interrompersi, segano
la calotta del cranio, rimuovono il cervello e lo conservano in
un fissativo per eseguire ulteriori esami successivamente. Tirano
fuori un grosso ago per suturare di nuovo il cranio e il torace
e il risultato sar una cucitura come quelle sulle palle da baseball.
Si ode un collettivo sospiro di sollievo. Qualcuno dice a
Stringer: - Hai immortalato tutto?
- Certamente, - risponde, mentre nasconde una ricevuta nel
palmo della mano. Le pellicole sono diventate propriet dei Servizi
Segreti. Che le consegneranno al laboratorio per farle sviluppare.
Stringer ripone la Graphic e chiude il treppiedi. Tira le
lampade verso di s, per smontarle. Si volta a guardare il tavolo
operatorio. Gli occhi di Kennedy sono di nuovo spalancati,
e sebbene siano rivolti verso l'alto, sembrano seguirlo con
fare quasi sinistro, come quei ritratti stregati dell'Ottocento.
Torna a guardare la ricevuta, concentrandosi sul nome, Kennedy.
Un piccolo e perverso scarabocchio che appare troppo impersonale
per essere vero. Troppo vero, infatti.
Stringer teme di crollare in lacrime, di schiantarsi, di sciogliersi,
e d la colpa alla fatica di quella giornata. Invece continua
a smontare i suoi strumenti di lavoro. I dadi ad alette delle
lampade sensibili per li allenta soltanto. Sa che gli serviranno
ancora tra una settimana o gi di li, quando l'quipe medica
si riunir nuovamente per terminare la dissezione del cervello.
Inoltre,  nostra opinione che la ferita sul cranio abbia prodotto
un tale danno al cervello da precludere al deceduto ogni possibilit
di sopravvivenza. (Pagina 6, Referto esame autoptico,
22/11/63)
Fissi la foto sempre pi a lungo. Vuoi vederci qualcosa. Un
barlume. Una frazione di qualcosa di familiare. Se la sua espressione
fosse leggermente pi scioccata, chiss. Leggermente pi
sgomenta e terrorizzata. Invece  semplicemente vacua. Gli occhi
fissano muti il soffitto, le pupille dilatate, con un velo lattiginoso
e opaco. E ti chiedi come abbia fatto ad assorbire tutto
quello shock e quel trauma, e a venirne fuori cos, quasi assente.
I patologi sostengono che il reperto sia proprio il corpo. E
da un punto di vista scientifico hanno probabilmente ragione.
Ma nella fotografia non  altro che un corpo. E saranno solo i
ricordi a riportarlo in vita.
Nella fotografia, sembra assolutamente morto.

Il diciassettesimo piano.
Sono tutti raccolti al diciassettesimo piano delle torri del
Naval Medical Center, mentre nell'obitorio sottostante stanno
eseguendo l'autopsia. Jackie. Bobby. Amici intimi. Assistenti.
Familiari. I Servizi Segreti hanno bloccato l'accesso al piano.
Sono state istallate delle linee telefoniche speciali, linee dirette
con l'obitorio e la Casa Bianca.
Jackie  sempre pi ansiosa. Disorientata. Come una sonnambula
svegliata all'improvviso. Istintivamente comincia a
muoversi nella stanza e a parlare con i presenti come una perfetta
padrona di casa. Piena di modi gentili. Di garbo inconsapevole.
Appare perfettamente naturale, sempre che uno riesca
a evitare il suo sguardo vacuo e il suo abito insanguinato.
Per un istante si sofferma a guardare fuori della finestra. La
citt che  in basso.  buio ed  gi tardi, ma non tardi come
sembra. Si vedono i fanali accesi di qualche auto che passa alla
spicciolata, netta e precisa. Vede le case ancora illuminate dalla
luce dei televisori. Piccoli bagliori spettrali che irradiano da
ciascuna di esse. Il suo desiderio pi grande  di essere in una
di quelle casette, seduta sul divano con il dessert poggiato sulle
ginocchia, ancora troppo sconvolta per riuscire a mangiarlo,
continuando a guardare la televisione e a compatire le disgrazie
nella vita di qualcun altro.
Bobby le tocca la mano. Lei trasale. - Sono appena stato di
sotto a parlare con il dottor Burkley, - dice. - Riguardo alla
procedura. Come mai ci stanno mettendo cos tanto.
- E lui che ha detto?
- Dice che non dipende da lui.  la legge.  obbligatorio.
Ma pensa. Lui che viene a parlare di legge a me.
- Te l'avevo detto, - risponde lei con un sussurro. Negli occhi
del cognato legge la disperazione. Trova che sia in uno stato
peggiore del suo, il che  per certi versi logico visto che lei
non sente quasi niente;  come se le avessero rimosso chirurgicamente
i nervi. Eppure, a guardare lui, le viene da chiedersi
se lei sia meno capace di provare dolore.
Bobby scuote il capo. - Non capisco il senso della cosa.
- Non lo so.
- Forse scendo gi io. E metto fine a questa assurdit.
- Forse dovresti.
Lo osserva mentre esce dalla porta, mormorando qualcosa
al militare che  di guardia. La suite  stracolma. Silenziosa. La
gente parla a sussurri. Eppure ha la testa che le scoppia, vorrebbe
tapparsi le orecchie con le mani. I farmaci non fanno effetto.
I cento milligrammi di Visatril che il suo medico le ha
iniettato direttamente nel braccio, nell'angolo della stanza, non
hanno sortito alcun effetto. Se non fosse per una questione di
buone maniere, esploderebbe.
Ben e Tony Bradlee vanno verso di lei. Tony dice che gli dispiace,
che sono a sua completa disposizione nel caso avesse bisogno
di qualcosa. Ben fa per toccare il braccio di Jackie ma,
notando le macchie di sangue secco sull'avambraccio, si blocca.
Lei lo guarda e lui riesce a sostenere quello sguardo per un
istante. Erano appena stati alla Casa Bianca. Lei spera che non
portino i figli. Trova le cose difficili gi cos. Crollerebbe solo
a sentirne parlare. Ha bisogno di parlare. Di prendere in mano
il controllo della situazione. Di credere che dietro quella porta
non vi siano ripercussioni. - Volete sapere cosa  successo? -
domanda. - Lo volete sapere?
Ben balbetta qualcosa. Guarda Tony. Si ricompone garbatamente.
- Certamente, - risponde. - Certamente.
Lei inizia a raccontare. -  arrivato dal nulla -. Ma qui si
interrompe. Il tono si fa pi profondo. Per una frazione di secondo,
sembra completamente lucida. - Tutto questo  ufficioso.
Lo sapete, no, che  tutto ufficioso.
Ben annuisce con un'aria leggermente offesa. Ma queste cose
vanno assolutamente dette, anche tra amici. - Non lo so, -
inizia a dire. - Il tempo non era come tutti se lo aspettavano.
E avremmo dovuto pensare al peggio, invece no... Scusatemi
un istante.
Alla prima interruzione, il racconto  appena a Elm Street.
 Kenny con qualche notizia dalla Casa Bianca. I Bradlee attendono
pazienti fin quando lei non riprende a raccontare. Poi
entra Larry, riguardo al funerale. McNamara riguardo al luogo
della sepoltura. I suoi assistenti che cercano di farle cambiare
l'abito.
Un attimo prima che partano gli spari, Bobby rientra nella
stanza e si scusa con i Bradlee. Deve assolutamente parlare con
Jackie.  agitato, ha gli occhi di fuoco, i pugni serrati. Si appartano
in un angolo. Sebbene mantenga la voce salda, fa fatica
a parlare. - Non riesco a capire cosa stia succedendo l sotto,
- dice. - Non finiscono pi. Pare che quei medici non sappiano
la differenza tra un'autopsia legale e una normale autopsia
patologica ospedaliera. Usa i termini medici goffamente, come
se li avesse appena imparati.
- Il ministro della Giustizia sei tu.
- Jackie, quelli non vogliono proprio starci a sentire.
- Forse dovrei andarci io, Bobby. Credi che dovrei scendere
gi io?
- Non vogliono sentire.
- Posso andarci.
- Nessuno sta a sentire. Non ho mai misto nulla di pi...
Tacciono. Con la coda dell'occhio vede che i Bradlee sono
ancora li in piedi, con l'aria incerta di chi non sa se aspettare
che lei torni per concludere il racconto. Lei rivolge loro un cenno
con il capo, o un gesto che lasci intendere che ha terminato
di raccontare. Forse  meglio lasciare la storia a met.
Bobby si dichiara preoccupato del fatto che un'autopsia legale
potrebbe portare alla luce altre cose. Cos lei gli chiede:
- Altre cose? - e lui: - S. Lo sai.
Lei gli lancia uno sguardo interrogativo.
- La sua salute. Tutti quei farmaci. Possiamo evitarcelo.
- S, possiamo evitarcelo.
- La gente si  gi data un gran daffare per distorcere la sua
immagine, e non c' bisogno che adesso li aiutiamo pure noi. 
per questo che sto cercando di parlare con quei medici. Specialmente
con Burkley. Non c' bisogno di esaminare le ghiandole.
Non c' bisogno di elencare tutti i farmaci. Basta capire lo
schema delle ferite.
- Forse dovrei provarci io, Bobby.
- Te l'ho detto che non vogliono sentire ragione. A loro non
importa niente di quello che verr fuori.
Non insiste, perch nonostante comprenda le implicazioni,
la gente che si lancer sui rapporti alla ricerca di qualcosa per
distruggere l'immagine di Jack e dipingerlo come una specie di
fiacco posatore, questa non  di certo la cosa pi dolorosa. Ma
il fatto puro e semplice che tre uomini stiano dissezionando il
corpo di Jack. E che lui giaccia prono su un tavolo,
completamente esposto, con i suoi organi che vengono pesati, mentre i
burocrati prendono appunti su di lui quasi fosse una cavia.
- Non so che fare, Bobby.
- Forse torno di sotto.
- Vengo con te.
- Non  una buona idea. Credimi.
- Non ce ne sono.
- Di cosa?
- Di buone idee.
Bobby si ferma. Gli tremano le gambe. Ha il respiro pesante,
che butta fuori dal naso a sibili, e sebbene nel parlare la guardi,
pare che non riesca a sostenere lo sguardo troppo a lungo.
- Vado prima io, - dice. Poi indagher riguardo ad Arlington,
come possibilit Dopodich, gli si incrina la voce e lei lo vede
letteralmente inghiottire le parole, che gli provocano un senso
di nausea mentre scendono. - Vado io, - dice. - Poi ti far
sapere.
Lei si volge nuovamente a guardare i Bradlee, che a questo
punto si sono seduti sulle sedie pieghevoli, in una posizione leggermente
accasciata, e scuotono la testa mentre conversano con
Larry O'Brien. Lei coglie l'occasione per tornare alla finestra e
guardare il panorama urbano.
Le vola davanti un tordo boschereccio, solitario e stranamente
confuso dall'altitudine. Lei lo osserva volare in circolo
mentre perde quota e atterra su un albero spoglio, curvando lievemente
il bordo del ramo, lasciandosi cullare dalla brezza.
L'uccello  immobile, ma nonostante ci riesce a far oscillare
l'albero. E lei inizia a riflettere su un fatto oscuro che aveva letto
una volta riguardo all'uccello apostolo dell'Australia, cos
chiamato perch si sposta sempre a gruppi di dodici, come i dodici
apostoli di Cristo. La storia diceva che, non si sa come, tre
piccoli uccelli apostolo si erano ritrovati a terra, inermi e
stupefatti, con il nido sicuro a circa un metro e mezzo sopra. A un
certo punto, un intero stormo di uccelli adulti avevano cominciato
a circondare i piccoli, spingendoli, incitandoli a spiccare
il volo, incoraggiandoli a tornare nel nido. Due dei piccoli ce
l'avevano messa tutta, e poco dopo erano riusciti a spiccare il
volo. Il terzo proprio non ce l'aveva fatta. Cos gli uccelli adulti
sono tornati per tre giorni di seguito e hanno cercato di persuadere
l'uccellino rimasto a volare. Il terzo giorno, quando ormai
era chiaro che l'uccellino non capiva o che per qualche misteriosa
ragione si rifiutava di farlo, gli adulti si sono alzati in
volo graziosamente rassegnati e sconfitti; poi, con assoluta precisione,
sono scesi in picchiata tutti insieme sul terzo uccellino
e lo hanno ucciso.

La memoria dell'obiettivo.
Parte II.
Prima di studiare con lui alla Naval Medical School, Floyde
Riebe non aveva mai sentito parlare di John Stringer. Ma una
volta li, Floyd aveva appreso che nel campo della fotografia medica
Stringer era uno dei pi apprezzati. Floyd, ausiliare del
corpo sanitario, aveva iniziato a frequentare le lezioni di
Stringer nel mese di marzo e a novembre non vedeva l'ora di diplomarsi.
Aveva gi assistito a tre o quattro autopsie in qualit di
assistente. Aveva osservato il modo di piazzare le luci. Di muoversi
intorno ai medici. Amava la precisione di quel lavoro. L'esattezza
che richiedeva. Nel giro di pochi mesi avrebbe potuto
esercitare in proprio. Disfarsi di quelle gigantesche Graphic 4x5
che parevano appartenere a un'altra epoca, e affidarsi alla pi
moderna e rapida Canon 35 mm.
Il 22 novembre Floyd era stato assegnato al turno serale
quando lo chiam un cronista del Washington Post nel tentativo
di mediare un accordo riguardo alle stampe e ai negativi.
- Non so di che parla, - disse Floyd. - Stampe e negativi di
cosa?
- Dell'autopsia, - rispose il cronista. - Lei sa che verr eseguita
a Bethesda. E io cerco l'esclusiva. Tutti vogliono delle risposte.
Mi dia una mano.
- Be', io non ne sapevo niente. Ma anche se...
-  di pubblico interesse. Le sar davvero grato per qualsiasi
cosa lei...
- Mi dispiace. Ma non so davvero cosa dirle.
Floyd torn davanti alla televisione per vedere gli aggiornamenti
dell'ultimo minuto. Come tutti, anche lui era rimasto a
guardare il notiziario per tutto il giorno. Le notizie, tanto, non
arrivavano che da li.
Un'ora pi tardi, il responsabile fece sapere che tutti dovevano
essere pronti a scattare. La salma di Kennedy era in viaggio
verso l'ospedale. Floyd chiam Stringer, il quale disse che
sarebbe subito arrivato. Dato che a nessuno sarebbe stato consentito
di entrare o uscire dall'ospedale, Floyd fu incaricato di
aspettare davanti all'entrata non solo per dare conferma dell'identit
di Stringer, ma anche per confermare che era atteso all'interno
dell'edificio.
Floyd si vergognava di dover ammettere che si sentiva una
certa euforia addosso.
Nell'obitorio affollato, Floyd si rintan in un angolo. In attesa.
Sulla pelle un fremito elettrico. Stringeva la Canon. Tormentava
il selettore della messa a fuoco.
Dopo aver sistemato l'attrezzatura, Stringer fece un passo
indietro, incroci le braccia, si appoggi al muro. Chiese a Floyd
come si sentisse, adesso che aveva raggiunto il successo. Se si
sentisse preparato. Pronto ad assistere all'evento. - Che
strano! Sembra che gli eventi stiano accadendo in un altro mondo,
- disse. - E che pure noi siamo in quel mondo. Come se fossimo
entrati dentro la tv.
-  stupefacente, - disse Floyd. - La rende un po' nervoso?
Stringer gli si fece pi vicino e ridusse il tono di voce a un
sussurro. - Ce l'hai messa la pellicola? Nella Canon?
Floyd fece segno di s con la testa.
- E qualcuna di riserva in tasca, ce l'hai? Perch, in caso
contrario, scendi di corsa in ufficio a fare scorte.
- Ho un altro rullino. Forse due.
- Bene. Molto bene.
- Vuole che scatti di fianco a lei, o qualcos'altro?
Stringer gli si fece ancora pi vicino. - Questa  una vera
occasione, - disse.
- Una vera occasione?
- Esatto. Quindi dovresti immortalare tutta la stanza. Documentare
tutto. Ricreare l'atmosfera.
- Non  un po' troppo generico?
-  ugualmente importante per capire appieno la storia.
- Lei crede?
-  per questo che sei diventato fotografo, o no? Per documentare
la storia, giusto? Be', questa  la Storia, signor Riebe,
e tu ci sei dentro fino al collo. Con una macchina fotografica...
Una vera occasione, signor Riebe. Una vera occasione.
Floyd tocc il rullino di riserva che aveva nella tasca. - Crede
sia giusto? Non sono ancora sicuro del perch debba farlo.
-  un tuo preciso dovere.
Quando arriv la barella con le sue rotelle nere, traballante
sotto il peso della cassa di bronzo, tutti tacquero. Un tecnico di
laboratorio di nome O'Conner apr a met la cerniera lampo del
sacco che conteneva il corpo e l'ambiente si riemp di un tanfo
che levava il fiato. Poi cominci a sfilare il sacco e altri due uomini
si avvicinarono per dargli una mano.
Disteso su quel tavolo, il corpo di Kennedy apparve come
una delusione. Nudo e rigido, con la testa avvolta negli asciugamani,
Kennedy non era affatto diverso dagli altri cadaveri
che Floyd aveva gi visto. Espressioni stupide e pallide. Ferite
banali. Posture rigide e sgraziate, con la testa goffamente adagiata
in una staffa di acciaio inossidabile. Per niente diverso da
quel giovanotto morto all'inizio dell'anno in quell'incidente con
l'autocisterna. O dal vecchio ammiraglio crollato con la faccia
nella scodella dei cereali. E sebbene questo avrebbe dovuto essergli
di sollievo, Floyd si sent deluso.
Stringer, gi dietro l'apparecchio fotografico, si mise a scattare
foto, spostare le luci, mentre i medici prendevano appunti
generici e preparavano il necessario per i raggi X. Poi si volt
una sola volta per fare cenno a Floyd di cominciare.
Floyd gett un'occhiata circolare alla stanza per assicurarsi che
nessuno facesse caso a lui. Avanz e si ferm tre o quattro passi
dietro Stringer, che aveva gi cominciato a girare intorno ai medici,
poi fece un respiro profondo. Un agente addirittura si scans
di lato e gli chiese scusa per essere stato di intralcio. Scatt un
paio di foto in direzione del tavolo dell'autopsia, catturando nell'immagine
sia Stringer che i medici. Un pochino vaga, per. Con
il dovuto rispetto nei confronti del suo insegnante, Floyd preferiva
l'assoluto. A suo giudizio, sono le foto dirette del corpo a costituire
il miglior documento. E non l'atmosfera. Tuttavia, ci
avrebbe provato. A quanto si diceva, Stringer era il migliore.
Riusc a eseguire una serie di scatti veloci del corpo di Kennedy.
Da una prospettiva non convenzionale, sembra che Kennedy
giaccia in quella stanza solo e disorientato. Poi la gente
comincia a chinarsi su di lui. A interagire con il corpo. Il movimento
comincia a stimolare la scena. A creare una narrativa.
Floyd dovette ammettere che era bello non essere vincolati alle
procedure mediche. Si sganci da Stringer. Voltandosi leggermente,
percep il movimento della stanza intorno a s. Come
se fosse lui stesso parte di un film, passando da un'inquadratura
all'altra. Perduto sempre di pi dentro l'obiettivo. A
osservare lo svolgersi degli eventi uno scatto alla volta. E per
una volta, dentro l'esperienza mentre la cattura.
Ci sono molte espressioni significative. L'aspetto contegnoso
ma fastidioso di uno degli agenti. Il dottor Humes che corruga
le sopracciglia mentre si volta per rispondere al dottor
Burkley. Gli infermieri che si tengono un passo indietro. Gli
assistenti dei politici che si consultano con i medici. Uno scatto
cattura la spalla di Bobby Kennedy mentre si affaccia ansioso
dalla doppia porta alla ricerca di qualcuno.
Floyd si concentra su un preciso agente dei Servizi Segreti
e ne cattura l'attimo esatto in cui guarda il cranio di Kennedy
e deglutisce, fissa lo sguardo di lato, spossato e forse per la prima
volta affranto per aver fallito nel suo compito di proteggerlo.
E proprio nell'attimo in cui Floyd scatta, l'agente lo fulmina
con gli occhi. Il volto si fa teso. Contrae le labbra. Gli si avvicina
e gli strappa la Canon dalle mani. Apre lo sportello
posteriore, come se avesse letto il Manuale d'uso, ed estrae la
pellicola, la solleva e quasi prova piacere nel vederla esposta alla
luce. La cosa finisce li.
A Floyd Riebe avevano insegnato a essere fedele esclusivamente
ai fatti. Una fede che egli aveva abbracciato pienamente.
Forse troppo. Stringer lo sapeva. E capiva. Forse per questo
gli aveva ordinato di documentare l'occasione. Per imparare
a trovare la maestria. A vedere oltre l'occhio obiettivo. Ma
questo non era il suo stile. Non era giusto. Era solo una seduzione.
Lascia stare l'arte.
Lascia stare la maestria.
Floyd aveva affidato tutto quello che aveva visto alla pellicola
distrutta, senza la quale come faceva a sapere qualcosa? poteva
solo essere parte di un'occasione della quale non aveva ricordi.
Facendosi largo fra la calca, Floyd arretr in un angolo.
Guard Stringer, ma l'uomo di successo non se ne accorse.
Gett un'occhiata alla stanza e ripet la scena fra s e s. Muovendo
le labbra, ma senza produrre suoni, raccont i dettagli
per filo e per segno. Catalog i movimenti dei medici. Il numero
di caricatori. L'ordine delle cose. Sapendo che a un certo
punto gli avrebbero chiesto di questa esperienza, e che a un certo
livello ne avrebbe tirato fuori una storia (e come non
potrebbe?), ma quel che voleva era essere certo che la storia fosse accurata,
i dettagli precisi, e che ogni discrepanza fosse unicamente
di ordine tecnico e non interpretativo. Ripet a se stesso tutto
questo, capovolgendone l'ordine se necessario, battendo le
palpebre come se sviluppasse e fissasse tutto nella memoria, conscio
del fatto che non avrebbe mai pi scattato una foto per il
solo gusto dell'arte, facendo suo il credo dei burocrati secondo
il quale i dettagli sono radicati nel mondo degli assoluti.

Il luogo della sepoltura.
Si parla di Boston. Ma nessuno lo prende molto in considerazione.
Anche se sarebbe la cosa pi logica,  solo una questione
di comodo. La cerchia pi intima si sta informando. Al diciassettesimo
piano del Naval Medical Center si conducono sondaggi
d'opinione. Chiedono il parere di Ben Bradlee. Lui  un
vero bostoniano. Che ne pensa di Boston? Come luogo di sepoltura.
Di Brookline, dove si trova il lotto della famiglia. Forse
Cape Cod. Lui si stringe nelle spalle e dice che non gli piace
nessuno dei due. Ma  solo una reazione automatica. Possibile
che ci avesse riflettuto veramente? Chi mai potrebbe pensare
veramente a una cosa del genere in quel momento? O meglio,
chi se non quelli che devono farlo per forza.
E importa forse che la discendenza fosse legata a Martha
Washington e non a George? Serve a qualcosa sapere che George
Washington avesse sempre considerato George Washington
Parke Custis come un figlio suo, anche se era nato dal figlio che
Martha aveva avuto dal precedente matrimonio? Che Washington
avesse adottato il ragazzo quando il padre mor di tifo nella
Battaglia di Yorktown? Che in quella famiglia scorresse cos
tanto orgoglio dei Washington da far costruire a George Washington
Parke Custis Arlington House in onore di George
Washington, l'uomo che egli considerava pi un padre che un
nonno? Importa che George Washington Parke Custis ebbe
una figlia di nome Anna Marie e che questa spos suo cugino
Robert E. Lee, e che alla morte del padre lei eredit Arlington
House, e che insieme a Lee la elessero a loro dimora per trenta
anni, fino al 1811, anno in cui Lee, fedele alle sue origini
legate allo Stato del Virginia, rifiut di indossare le mostrine per
essere al comando dell'esercito confederato? Importa che, il 13
maggio 1864, William Christman del 67 Reggimento di Fanteria
della Pennsylvania fosse il primo soldato a essere seppellito
nella propriet di Lee, che era gi stata confiscata dal governo
come compensazione di tasse arretrate e trasformata nel
quartier generale degli Stati del Nord. O che alla fine della guerra,
nella propriet ne furono sotterrati pi di 16 000? Importa
che il generale Miegs dell'Esercito dell'Unione facesse seppellire
i soldati proprio davanti ad Arlington House, solo per il gusto
di disonorare Robert E. Lee e assicurarsi che non facesse
pi ritorno in quella casa? Per Anna Marie Custis Lee poco importava.
A conti fatti, i suoi trisavoli erano George e Martha
Washington.
All'inizio del 1963, Paul Fuqua stava accompagnando il Presidente
Kennedy in una visita guidata al Cimitero Nazionale di
Arlington. In qualit di guida ufficiale, Fuqua disse che il Memorial
Bridge costituiva un legame simbolico tra il Nord e il
Sud. Questa cosa il Presidente Kennedy non la sapeva, cos
chiese a Fuqua di parlargliene pi diffusamente. Si fermarono
in un punto incolto e Fuqua gli spieg che il ponte era stato perfettamente
allineato tra Arlington House e Lincoln Memorial.
Sia il luogo che il disegno erano stati scelti scrupolosamente perch
fossero letti come un gesto terapeutico. Kennedy e Fuqua
guardarono il declivio della collina, quasi perfettamente equidistante
tra le due opere commemorative. Era una giornata di
sole e una leggera brezza fischiava tra le foglie; e la valle era di
una bellezza cos triste da sembrare mai sfiorata neppure dalla
sua stessa storia. -  talmente bella, - disse il Presidente Kennedy,
- che potrei fermarmi qui per sempre.
La questione del luogo della sepoltura non  ancora stata sollevata
con Jackie. Ma l'idea che sia Arlington sta prendendo
sempre pi piede. E una volta terminata l'autopsia, Bobby e
McNamara andranno a fare un sopralluogo per vedere il punto
in cui si trovava Jack quando aveva detto che avrebbe potuto
fermarsi li per sempre, e vedere se, a suo giudizio, il fratello
avrebbe potuto veramente restare li per sempre. Poi l'avrebbe
fatto vedere a Jackie. Era necessario prendere una decisione.
Se non quella sera stessa, sicuramente al mattino, perch la zona
andava ripulita, a quanto pare quel lotto era tutto radici e
argilla. Pi l'idea comincia a farsi plausibile, pi sembra buona.
E per giunta,  anche logica. Visto che lui era sia un eroe di
guerra che il Comandante in Capo. Dovrebbe dunque riposare
fra i suoi pari. E qualunque cosa manchi di Brookline o di
Cape Cod, potranno sempre portarglielo, in memoriam. Il granito
di Cape Code. La festuca e il trifoglio di un campo del
Massachusetts.  tutto di una logica e di una semplicit fuori
dal comune. Come se ci stessero pensando gi da diversi giorni,
una programmazione durata settimane. Gi perfettamente
naturale.

Crolli e schianti. Parte I.
Lei gli chiede se lo sa, e Bobby risponde: - So cosa? - e lei:
- S, che ne sai della procedura? Stanno ancora facendo l'autopsia?
- Lo guarda dritto negli occhi, con l'espressione del volto
tesa e composta, ma lo sguardo volge altrove. Pronunciare
quella parola l'ha quasi uccisa.
Ma adesso ci sono dolori nuovi. Che le trafiggono il ventre.
In profondit. E si propagano lungo la spina dorsale. E le ricordano
i dolori delle doglie. Se solo potesse prevenirli. Tuttavia
non  in grado di localizzarli con esattezza. Ma quando la fitta
arriva, lei si piega quasi su se stessa. Stretta tra una morsa e un
urlo.
Lui dice: - Fammi fare una telefonata. Cos controllo. Vediamo
cosa riesco a scoprire.
Lei ricambia il sorriso. - Mi sto schiantando, - dice. - Completamente.
- Schiantando?
- Un crollo. Un crollo totale.
- Vado a chiamare il dottor Walsh?
- Ha gi fatto un tentativo. Temo che potrei morire di overdose
prima che i suoi farmaci mi facciano effetto.
- Cosa posso fare?
- Scopri qualcosa. Io non so quanto potr resistere... Tu scopri
qualcosa.
- Bene. Quello che sanno.
- E quando finiranno.
- Finiranno?
- Di farlo a pezzi.

Fissato nella cera.
Tom Robinson faceva parte dell'quipe delle pompe funebri
Gawler che aveva preparato il corpo per la sepoltura una
volta conclusa l'autopsia. Gran parte del suo lavoro ebbe inizio
dopo l'imbalsamazione arteriosa. Per prima cosa, aveva accertato
di quali ritocchi avesse bisogno il Presidente. Per lo pi
cosmetici. I danni facciali erano minimi, giusto qualche segno
sulla tempia, vicino all'attaccatura dei capelli. Una cosa talmente
minima che non c'era bisogno neppure di mettere i punti.
Per coprire le ferite sarebbero bastati i capelli del Presidente.
Ma, tanto per stare sicuri, Robinson avrebbe applicato un po'
di cera per levigare la parte. La preoccupazione maggiore, naturalmente,
era il foro dietro il cranio. Per chiuderlo si era portato
un pezzo di gomma. Per prima cosa, avrebbero dovuto
asciugare la pelle. Poi, inserire quanta pi gomma possibile sotto
il cuoio capelluto e i capelli, e infine provare a cucire la pelle
alla gomma. Da quanto dichiarato successivamente da Robinson
in qualit di testimone, l'obiettivo era quello di cucire
a punti stretti, precisi e perfetti. Temevano perdite, perch. Dopo che il corpo avesse subito spostamenti e scuotimenti all'interno
della cassa e fosse stato trasportato sulle scale del Campidoglio
e riaperto di nuovo, si sarebbe dovuta fare molta attenzione,
perch si sarebbe potuto trovare il cuscino coperto di
sangue.
Dopo aver completato la procedura, Robinson tampon il
volto del Presidente con la sua spugna, uniformando il colore
della carnagione. E gli spazzol i capelli in modo da non lasciar
trasparire alcuna traccia del trauma.

Crolli e schianti.
Parte II.
Lei dar il suo consenso per Arlington. E sebbene vogliano
che il luogo di sepoltura sia pi o meno davanti alla casa di Lee,
il generale Jack Graham dell'Arma del Genio riuscir insieme
alla famiglia a spostarlo pi in basso, appena sopra la cresta militare,
dove sarebbe stato comunque in linea con il Memorial
Bridge, mantenendo per Arlington House come cosa a s stante.
Lei non dir granch a Bobby e McNamara, se non che 
d'accordo, e di accertarsi che lo spazio sia ampio. Sta gi programmando
di rimuovere le spoglie mortali di Patrick dal lotto
di Brookline, insieme a quelle di Arabella, la loro figlia nata
morta e sepolta a Newport, e di farli riseppellire ad Arlington
perch riposino accanto al padre. E quando penser ai bambini
morti, le torneranno quelle fitte lancinanti, come se quei figli
perduti stiano ancora scalciando per uscire dal suo corpo. 
come se tutto il corpo fosse in preda a una contrazione. Forse,
quando giaceranno tutti insieme, e la fisicit della cosa recher
sollievo allo shock della morte, il dolore sar un po' meno forte.
E il suo corpo potr smettere di crollare e schiantarsi.

Capitolo 12.
Un funerale da centennale.
Fatti e leggende.

Con il Proclama Presidenziale 3382 del 7 gennaio 1960, il
Presidente Eisenhower fece appello agli americani di tutti gli
schieramenti perch partecipassero alle celebrazioni per il centennale
della Guerra Civile, che si sarebbero svolte tra il 1961
e il 1965. La Topps, azienda produttrice di figurine da collezione,
prese subito la palla al balzo. Nel 1962 mise in circolazione
una serie di 88 figurine sulla Guerra Civile insieme alle gomme
da masticare e alla riproduzione della valuta confederata, ritraendo
colorate scene di vari momenti della guerra civile, con
titoli come Colpo distruttivo, Muro di cadaveri, La vittima del cannone
e Citt in fiamme. L'ultima figurina della serie commemorativa,
la n. 87, era intitolata Fine della guerra (la n. 88 esisteva,
ma riportava soltanto l'elenco di tutte le altre). La figurina
L'assassinio di Lincoln non era contemplata.
Nel 1961, il Presidente Kennedy si vide costretto a riorganizzare
la Commissione per il Centennale della Guerra Civile
in seguito al fallimento che aveva riportato nell'organizzare le
celebrazioni in un autentico stile commemorativo. Si erano rivelate
un campo di raccolta uomini, nel quale molti Stati del
Sud sfruttavano gli eventi per difendere la conservazione della
segregazione razziale, mentre le controparti del Nord le vedevano
come una tribuna per commemorare l'emancipazione. Ma
forse il vero crollo della commissione originale era legato alla
sua incapacit di promuovere il centennale come un evento legato
alla nostalgia. Ci si aspettava che fosse una celebrazione
della storia militare americana, ma non della nostra storia culturale.
Cento anni dovevano apparire come un significativo lasso
di tempo, un monumentale spartitraffico che scagliava il nostro
passato nella storia. Invece metteva a nudo le bassezze con
un'attenzione quasi autorizzata, e il messaggio diceva che cento
anni bastavano appena perch la ferita si rimarginasse.
Oltre a sostituire i membri della commissione, il Presidente
Kennedy stava facendo la sua parte per riportare la discussione
verso il racconto nostalgico americano. Dove la vittoria e la libert
sempre trionfano grazie alla forza sia fisica che morale. Rivolgendosi
ai discendenti di chi era stato insignito della Medaglia d'Onore,
sul South Lawn nell'aprile 1962, egli parl di come le battaglie
della grande Guerra Civile - Fossero per me, in quanto
americano, fonte di soddisfazione nel capire che siamo gli eredi
di quella grande tradizione marziale... Dubito che vi sia un
fatto d'arme pi drammatico di quello conosciuto come Andrews
Raid, e tutti gli altri episodi della Guerra Civile, delle
Guerre Indiane che seguirono, e delle guerre di questo secolo.
Adesso cominciavano ad afferrare il concetto.
Un centennale perfetto per le figurine delle gomme da masticare
Topps.
Nelson Pierce venne a sapere cosa era successo a Dallas una
volta arrivato al Cancello Est della Casa Bianca. Erano da poco
passate le tredici e trenta quando usc dal lavoro che svolgeva
a tempo parziale tutte le mattine sulla Quindicesima Strada
per percorrere quei pochi isolati che lo separavano dalla Casa
Bianca, dove quel pomeriggio era di servizio in qualit di usciere.
Il lavoro di Nelson, e degli altri quattro uscieri, consisteva
nell'assicurarsi che la prima famiglia americana avesse tutto ci
di cui aveva bisogno. Un auto. Che un mobile fosse spostato.
Cibo. Qualcosa per i bambini. Se la Casa Bianca fosse stata un
albergo, le mansioni dell'usciere sarebbero equivalse a quelle
del direttore. Era loro compito assumere e sovrintendere la servit,
ma anche amministrare il budget stanziato per i ricevimenti.
Ma le vere responsabilit direttive ricadevano sull'usciere
capo, il signor West. Nelson, insieme agli altri tre, Scouten,
Carter e Hare si occupavano del piano.
Arriv al Cancello Est alle due meno un quarto, con circa
un'ora di anticipo. Se la famiglia era fuori citt, lui di solito riusciva
a finire il turno un'ora prima; e il venerd sera, dopo aver
lavorato altrove qualche ora al mattino, gli sembrava quasi di
scroccare una mancia.  facile figurarselo camminare con fare
casuale. Convinto che quella sarebbe stata una giornata relativamente
tranquilla, e pensando gi a come avrebbe potuto impegnare
l'ora libera di quella sera. Forse non avrebbe fatto troppo
caso al tono urgente del poliziotto al cancello, che cercava
di spronarlo oltre, di muoversi pi alla svelta, incapace di muoversi
lui stesso. Per poco il poliziotto non abbandon la sua postazione
per avvicinarsi lui stesso a Nelson. - Pierce, - disse. -
Sbrigati, corri in ufficio. Hanno ammazzato il capo.
Ed  facile figurarsi Nelson abbozzare un mezzo sorriso,
dubbioso su cosa stia succedendo. Poi lentamente, gli cadde la
mascella capendo che il poliziotto non scherzava affatto. Che
la sua espressione non mutava. E che la voce del poliziotto non
vacillava quando guardando Nelson gli dice: - Dico sul serio.
La signora Kennedy aveva comunicato con il signor West
via radio dall'aereo. Aveva gi dato istruzioni cu come gli uscieri
avrebbero dovuto dare inizio ai preparativi per il ritorno del
Presidente e per il suo funerale. Per gli uscieri doveva essere
stato un gran sollievo ricevere istruzioni ben precise, afferrando
chiaramente che tutto il protocollo, l'addestramento e il sistema
di valori erano a questo punto totalmente inutili. Ci nonostante,
le istruzioni della signora Kennedy erano tanto vaghe
quanto precise. O, come avrebbe in seguito ricordato Nelson,
gli uscieri avevano il compito di cercare nei libri i dettagli del
funerale di Lincoln di modo che le cose siano il pi possibile come
quelle di quando fu assassinato lui.
 pieno di persone insignite di una qualche carica. Il cognato
del Presidente, il signor Shriver; il signor Miller, Maestro
delle Cerimonie e degli Eventi Speciali per il Distretto Militare
di Washington; e l'assistente del Presidente, il signor
Dungan. Inoltre, dietro le quinte, c' il generale Wehle,
comandante del Distretto Militare di Washington; il ministro della Giustizia;
il signor West, naturalmente, e gente che non ha mai visto
prima.
Secondo la tradizione della Casa Bianca sotto i Kennedy, si
mantiene l'idea degli onori tradizionali ma con un occhio volto
al futuro.
Per molti, si tratta solo di dare una spolverata a dei vecchi
libri. Seguire delle usanze consolidate. Mentre le bande della
Marina, della Guardia Costiera, dell'Aeronautica provano le loro
arcifamose musiche da cerimonia. E le transenne del servizio
d'ordine congiunto sono tutte al loro posto. Salve di cannone.
Guardia d'onore.

Ma poi c' la signora Kennedy.
Cos come per gli addobbi all'interno della Casa Bianca, lei
capisce che suo marito impersona ci che unisce tradizione e
progresso. Ricorder senz'altro di quando gli sedeva accanto
nella Sala Monroe davanti a un pubblico televisivo, mentre lui
parlava del ruolo della storia, citando la frase che compare sulla
targa di pietra all'ingresso degli Archivi Nazionali tratta da
La Tempesta: Quel che  appena trascorso  il prologo. Quindi
elabora il concetto. - Questo paese ha attraversato molti momenti
difficili, ma li ha attraversati -. E nel periodo delle celebrazioni
per l'anniversario della Guerra Civile tocca proprio a
lei capire che hanno veramente attraversato la storia, loro. Ma
con una velocit tale che forse la storia li ha sorpassati. E adesso
li guarda tristemente in faccia. Ed  da qui che deve portare
il marito avanti, nel passato e oltre.
Sta tutto nel suo sangue freddo, pensa Nelson. Ancora a bordo
dell'Air Force One. Lei organizza in modo logico e meticoloso
il funerale, in un momento in cui la sola idea di un funerale
deve apparire allo stesso tempo sconcertante e sorprendente.
Lui immagina lo shock, non solo per aver perso il marito, ma
soprattutto per avere assistito a quell'improvvisa violenza che
l'ha ucciso. Nonostante ci,  il suo sangue freddo che permette
di non cedere, nonostante il peso di tutti i leader. Proprio
per questo, deve esserci sia imbarazzo che gratitudine.
Per prima cosa, il signor West inform gli uscieri che la signora
Kennedy sarebbe arrivata con la salma del Presidente pi
o meno alle undici di quella sera. E sembrava impossibile terminare
i preparativi per il funerale prima di quell'ora. Il solo lavoro
fisico avrebbe richiesto ore, molto meno la ricerca, il reperimento
dei materiali, il coordinamento delle forze. Meglio
non guardare l'orologio. Meglio non guardare qualcosa che passa
e non si pu rallentare. O semplicemente fermare.
Il catafalco sarebbe stato la cosa pi facile da cui cominciare.
Subito dopo l'assassinio di Lincoln, Benjamin French aveva
disegnato un catafalco semplice su cui poggiare la bara del
Presidente nella camera ardente. Ricavato da alcune assi di legno
di pino grezze, montate e inchiodate insieme, coperto da
un drappo nerissimo. Dal giorno in cui era stato costruito, l'avevano
usato quattordici volte. Conservato in una teca di vetro
nel seminterrato del Campidoglio, la cosiddetta Tomba di
Washington, la cripta in cui inizialmente George e Martha Washington
avevano progettato di essere sepolti. Cos quando gli
uscieri ricevettero l'ordine di riprodurre il funerale di Lincoln,
disporre il catafalco era sembrata loro la cosa pi facile da cui
cominciare. La procedura da seguire esisteva gi. Ed era comprensibile.
Si trattava di una struttura i cui materiali erano sprovvisti
dell'eleganza e del fasto di Washington. Sembrava quasi il sostegno
di un palco. Strisce di legno comune inchiodate dalla mano
di un falegname, ma coperte da un panno elegante, quasi a
voler mascherare la semplicit e la fretta. Ma, collocato nella
Sala Est, mentre gli uscieri addobbano, i domestici puliscono e
le guardie attendono l'arrivo della cassa, dal catafalco pare sprigionarsi
un senso di energia vitale. Trasformandosi in qualcosa
di pi che un semplice oggetto di valore. Ben pi che un semplice
mobile. E se l'atteggiamento generale potrebbe essere di
ammirazione, di riflessione su quello che ha visto e rappresentato,
il fatto di essere stato collocato nella Sala Est, in attesa
della salma del Presidente, lo spoglia di ogni nostalgia. Ormai
fa parte del mondo. Si stacca dalla storia. Facendoci cos credere
che negli ultimi cento anni non abbiamo fatto un solo passo
verso il progresso.
Sono gi passate parecchie ore. E i preparativi per accogliere
la salma del Presidente Kennedy sembrano ancora al punto
di partenza. Non ce la faranno mai a essere pronti per le undici.
Se non altro,  a questo che pensa Nelson, non al Presidente
Kennedy. Finch il pensiero lo colpisce.
La biblioteca della Casa Bianca rientrava nel progetto di restauri
che la signora Kennedy aveva voluto nel 1961. Con l'aiuto
di Jeanette Lenygon, co-presidente del Comitato dell'istituto
americano di architettura d'interni per la conservazione storica,
la signora Kennedy aveva convertito quella che una volta
era stata una lavanderia ottocentesca in un salotto al tempo stesso
elegante e piacevole, che assolveva anche all'importante funzione
di biblioteca per il Presidente, la sua famiglia e il suo staff.
Lei e Lenygon erano riusciti a organizzare una donazione delle
pi impeccabili collezioni di mobili realizzate da Duncan
Phyfe, il pi grande ebanista di New York. L'opera di Phyfe, in elegante
mogano massiccio, aveva trasformato la biblioteca in una
antica stanza federalista, enfatizzata da un lampadario a bracci
di legno dorato appartenuto un tempo alla famiglia di James
Fenimore Cooper. Tuttavia, i libri per la biblioteca erano
tutt'altro che semplici oggetti ornamentali d'epoca. All'interno
del progetto di ristrutturazione della stanza, era stata istituita
una commissione per la selezione dei titoli che avrebbero
catalogato la storia degli Stati Uniti. Oltre duemila volumi che
annoverano sia la cronaca della storia americana che gli scrittori
americani pi importanti. Lei conosceva ogni singolo libro
che era stato posto sugli scaffali. Ne conosceva il punto di vista.
Ci che stava a rappresentare. Perch finiva su quegli scaffali.
Il che rende assolutamente logica la decisione di mandare
il suo staff in biblioteca per cercare i libri su Lincoln. In
pi c'era anche la soddisfazione di sapere che la biblioteca veniva usata.
Che serviva allo scopo e non solo per ospitare t e riunioni.
Dopo un po' non sono che parole. Nella biblioteca al pianterreno,
Nelson legge una pagina dietro l'altra, zeppe di dettagli
sul funerale di Lincoln. E sa che potrebbe prendere appunti.
Fare degli schizzi. Tracciare i percorsi. Sa tuttavia che in tutto
questo non vi sarebbe alcun senso della verit. Sono solo
storie, e lui immagina che la signora Kennedy non voglia
rinarrarne una, quanto piuttosto catturarne l'essenza. Ma continua
a cercare, e l'essenza non la trova. Trova solo dei clinici resoconti.
Osservazioni formali. Ma forse  proprio questo che vuole.
Forse vuole ricreare lo scenario. Ed  solo questione di trovare
i tessuti giusti, tirare fuori il carro cerimoniale trainato dai
cavalli. Forse si tratta veramente di cancellare un momento e
riportarlo cento anni indietro, in quell'altro luogo, dove il mondo,
dai contorni non cos grossolani, sembrava possedere un certo
senso della dignit, dove c' ancora posto per il Presidente,
e dove persino la violenza del mondo appare meno violenta e vi
 gi la certezza che il messaggio che verr tramandato ai posteri
dir che la tragedia ispira la speranza.
Ma lui non lo sa.
Cos, nel frattempo, prender appunti. S'informer sulle
procedure. Stiler liste. Incerto se cercare altro. Sperando che
il senso che lei cerca sia tutto li.
Avevano continuato a lavorare senza fermarsi neanche per
la cena, e alle otto sembrava che non avessero ancora concluso
niente. Seguivano le istruzioni del signor Shriver. C'era stato
un gran viavai di artisti e arredatori. Ed era in arrivo un assortimento
di libri che documentavano da diverse prospettive la
Sala Est di Lincoln. Nonostante ci, ogni tanto spedivano Nelson
in biblioteca a cercare qualche altro libro, o fuori a prendere
modelli di stoffa da mostrare al signor Shriver, o al signor
West, o a chiunque altro avesse assunto in quel momento la direzione
dei lavori. Riferiva messaggi alla servit su quali stanze
preparare per gli ospiti. O montava sulle scale per fissare i
drappi di crespo.
Il tessuto che pi simboleggia il lutto  il crespo di seta. Da
un ordito di seta greggia non ritorta, si trae un tessuto delicato
e leggero, allo stesso tempo fragile e forte. Come tutti i tessuti
da lutto, viene tinto di nero, cosa che simboleggia l'estinzione
della luce. Nell'Ottocento, per, ai tempi in cui la Sala
Est era stata allestita perch il corpo di Lincoln potesse riposare
in pace, il tessuto era ancora estremamente labile. Sarebbe
bastata una pioggia leggera a farlo quasi disintegrare, facendo
raggrinzire il crespo e trasformandolo in una versione appena
riconoscibile di quella che prima era stata una forma elegante.
Nel Novecento, era stata introdotta la versione impermeabile
del crespo. Una mutazione artificiale, inventata per migliorare
la tradizione. La trasformazione di una fragilit del passato in
una nostalgia che idealizzava la semplicit ma onorava comunque
il progresso. Ma a conti fatti, quando la pioggia cadeva sul
crespo di seta perfezionato, la differenza era davvero minima.
Non era ancora in grado di mantenere la forma.
E la signora Kennedy vuole un cavallo senza cavaliere. Ricorda
che nel funerale di Lincoln c'era.  essenziale. Nonostante
Nelson sappia che questo concerne la tradizione e gli onori
militari, c' ancora molto che ignora al riguardo. Cos fa ritorno
in biblioteca, a sfogliare di nuovo i libri, cercando di afferrare
il protocollo, di cogliere il senso. E apprende che sebbene
venga comunemente chiamato cavallo senza cavaliere, la definizione
giusta  cavallo bardato. E nei funerali militari segue il
carro trainato da cavalli riservato agli alti ufficiali, con la sella
vuota e gli stivali del suo cavaliere inseriti al contrario nelle staffe,
a significare che il suo eroe caduto non cavalcher mai pi.
Il cavallo bardato fu usato per la prima volta per un Presidente
nel corteo di Lincoln, in parte per l'idea che egli fosse il Comandante
in Capo.  un'immagine simbolica dell'eroismo del
soldato caduto, ma nel caso di Lincoln il cavallo solitario
recava una risonanza ancor pi profonda, il lento trotto di una nazione
che aveva cos di colpo perso il suo comandante supremo.
Nel leggere tutto questo Nelson sente un vuoto nel petto, perch
sa che nulla racchiuder la tragedia di Dallas meglio di una
sella vuota in un corteo fiero ed elegante che si snoda lungo
Constitution Avenue.
Nelson chiama l'ufficio del generale Wehle al Distretto Militare
di Washington per riferire il desiderio della signora Kennedy
a un assistente di cui non afferra il nome. Egli usa i termini
giusti, ed  tutto astrattamente ufficiale. L'assistente replica
che il generale Wehle  gi stato informato della richiesta,
e che il compito sar affidato al Plotone Cerimoniale del 30 Reggimento
Fanteria di stanza a Fort Myer, dove ci sono le scuderie
dei cavalli. Nelson prende nota, chiede conferma dell'ortografia
e spiega che, sebbene capisca che si stiano gi occupando
della faccenda, lui desidera comunque avere tutte le
informazioni corrette per il signor West, nel caso in cui la signora
Kennedy dovesse chiedere. Anche se l'assistente non ha
alcun obbligo, glielo dice ugualmente. Nelson viene dunque a
sapere che il cavallo bardato sar un morgan-quarter di nome
Blackjack. Un castrone di sedici anni originario dell'Oklahoma.
L'assistente gli dice che il termine Morgan indica che
Blackjack  un discendente diretto del primo cavallo di Justin
Morgan, un insegnante del periodo coloniale americano. Il suo
nome era Figure, uno stallone del Diciottesimo secolo allevato
nel Vermont, leggendario sia per la forza che per il portamento.
Nelson vuole sapere esattamente dove nel Vermont, e l'assistente
risponde Randolph, cos Nelson prende nota, comprendendo
che questo dettaglio poco conta, ma la padronanza dei
dettagli  come se gli desse una leggera presa sulla situazione in
una giornata che altrimenti parrebbe del tutto fuori controllo.
Successivamente vuole sapere quando  arrivato a Fort Myer,
e l'assistente dice: Justin Morgan? E Nelson: No, no, intendo Jack
Black e fa una breve risata. Justin Morgan  morto all'incirca nel
1800. E cos Nelson dice: S, Black Jack. Quand' che  arrivato
a Fort Myer? Segue una pausa durante la quale Nelson sente un
fruscio di carte. L'assistente risponde: Be'. Poi dice, Ah, ecco.
1953. Nel 1953 fu assegnato alla Vecchia Guardia. Segue un'altra
pausa e poi aggiunge: Oddio. Be'. Accidenti. Black Jack  arrivato
a FortMyer il22 novembre. Il 22 novembre 1953. E Nelson
non dice nulla, e neanche il suo interlocutore.
Man mano che si avvicinano le undici, diventa evidente che
non riusciranno a finire in tempo. E sebbene cerchi di carburare
un po' di pi, Nelson  stanco, esausto, vuole solo chiudersi
su se stesso, sconfitto. Poi il signor West chiama a raccolta gli
uscieri. Ha un vago sorriso sulle labbra. All'ospedale di Bethesda
c' stato un ritardo. Il Presidente sarebbe dunque arrivato
parecchie ore dopo il previsto, molto probabilmente intorno alle
quattro del mattino. Nelson ricorda che quell'annuncio li rende
tutti felici. Non usa la parola sollevati. Dichiara con molta
precisione di essere stato felice. Ed  facile immaginarlo. Forse
era un sentore. Una perdita di senso. Ma la salma del
Presidente arriva alla Casa Bianca alle 4,20, e l'ultimo drappo
di crespo era stato appeso giusto dieci minuti prima. E sebbene
probabilmente non si fossero scambiati una sola parola mentre
attaccavano l'ultimo chiodo, in quei dieci minuti saranno
stati sicuramente fieri di s. Avranno gettato un'occhiata panoramica
alla sala e ammirato il lavoro fatto. Felici di avere avuto
quel tempo in pi.
L'assassinio di Abraham Lincoln diede vita al moderno funerale
di stato americano. La portata del suo funerale  spesso
attribuita alla rivoluzione della tecnica, ovverosia l'invenzione
del telegrafo e lo sviluppo di una rete di comunicazione stradale,
restringendo le dimensioni del paese in maniera da permettere
un lutto di gran lunga pi collettivo. Fu un funerale degno
di un re, qualcosa da cui i padri fondatori erano rifuggiti a causa
del loro acceso rifiuto di qualunque cosa puzzasse anche lontanamente
di monarchia. Al culmine della serie di primati che
caratterizzarono la presidenza di Lincoln, la sua salma rimase
solennemente esposta nella Sala Rotonda, sopra un catafalco
frettolosamente costruito, mentre migliaia di dolenti in fila attendevano
il loro turno per rendere omaggio. Si pu facilmente
immaginare come la facile diffusione della notizia abbia potuto
aumentare il dolore. La tragedia che viene riferita in tempo
reale dagli uffici telegrafici di tutto il paese. Se la stretta di
mano avvenuta tra due generali ad Appomattox non aveva costituito
il primo passo per infondere nei singoli Stati il sentimento
di essere tornati a essere un solo paese, forse cos era avvenuto
con la morte di Lincoln. Nel bene o nel male, era stata
un'esperienza condivisa da tutti quasi in tempo reale.
Un fatto: Nel giro di due ore, il 90 per cento degli americani
aveva appreso della morte di Kennedy. Era la realt che usciva
dai televisori, che permetteva una istantanea divulgazione
dell'informazione, ma cosa ancora pi importante, permetteva
a una comunit di testimoni di piangere e riflettere insieme,
mentre gli eventi si svolgevano nei loro salotti di New York e i
loro parenti vivevano lo stesso identico momento a Sacramento.
Battendo di un punto il telegrafo del funerale di Lincoln.
Creando una coscienza collettiva, i servizi televisivi crearono
in maniera tangenziale e in tempo reale una nostalgia, una memoria
senza futuro, n passato.


Capitolo 13.
Va' a dormire.

Sette ragioni per cui sa che non torner mai pi alla Casa
Bianca.

1. Ferie pagate.
Il 28 novembre 1963, il New York Times scriver che il
nome di John F. Kennedy era stato tolto dal libro paga, nella
sua mansione di Presidente, a partire da venerd 22 novembre,
ore 14,00, fuso orario della costa orientale. Tuttavia, tutto rimase
fermo fino a marted 26 novembre, quando la Corte dei
Conti riapr dopo la chiusura del luned per lutto nazionale. Ma,
sempre a partire da venerd 22 novembre, ore 14,00, fuso orario
della costa orientale, la Corte dei Conti aggiunse o, come
scrisse il Times, sostitu il nome di Lyndon B. Johnson.
Da quel momento, il suo salario di Vicepresidente, che ammontava
a 35 000 dollari, fu triplicato. E il luned risult il suo primo
giorno festivo pagato.

2. La telefonata.
P'arte I.
2 dicembre 1963. Il Presidente Johnson sieder alla Casa
Bianca, mettendo i piedi sulla scrivania, lo sguardo fisso fuori
della finestra, spalle alla porta, con la cornetta premuta tra la
spalla e il collo. La chiamer dolcezza. Le dir che ci sono alcune
cose che dovr imparare, e che una di queste  che non disturba.
Le dir: - Mi di forza, - e le dir che non vuole che gli
scriva lettere, - Vieni qui direttamente e buttami le braccia al
collo. Non devi fare altro. Se non hai nient'altro da fare, andiamo
a farci una passeggiata. Facciamo un giro nel giardino
dietro la casa e perch ti possa dire quanto sei importante per
tutti noi e quanto potremmo fare se ci infondessi un po' di forza
-, E le dice che le femmine hanno il coraggio che ai maschi
invece manca, e tutti fanno affidamento su di lei, anzi  il Presidente
degli Stati Uniti che fa affidamento su di lei, e in questo
lui non  affatto il primo. - Non sono molte le donne, sai,
- le dir, - che si sono date da fare con pi di un Presidente -. Lei rider e con una voce da ragazzina risponder: - Lei si  data
da fare con due presidenti. Questo diranno di me.
Che sia questo il punto in cui capir che non torner mai
pi?

3. La politica del dolore (alcuni fatti).
Un promemoria da parte del viceministro della Giustizia Norbert
Schlei a Pierre Salinger, addetto stampa di Johnson, datato
26 novembre 1963, dimostrer come gli uomini stiano cercando
di stabilire quali siano i diritti di Jackie Kennedy. Non ci
sono dei veri precedenti riguardo a quel che spetta a una First
Lady nella sua situazione, se non la franchigia postale concessa
alle vedove degli ex presidenti, non in base alla legge, ma esclusivamente
in base ad atti privati. Anche se quel diritto esiste
per il porto pagato, Schlei si affretta a sottolineare che: la franchigia
postale si limita alla corrispondenza nazionale.
Vengono sollevate questioni riguardo ai locali per uso ufficio
e allo staff, quasi vi fosse una generale riluttanza a relegarla
alla vita civile. Pare non siano ancora pronti a lasciarla andare.
Schlei spiega che siccome Jackie ricever indubbiamente innumerevoli
lettere di condoglianze, e siccome le ricever in
quanto vedova del Presidente e non come privata cittadina, il
compito di rispondere a tale corrispondenza sar il prosieguo
dei suoi obblighi di First Lady. Alla luce di questo, Schlei
ritiene sensato che a Jackie siano assegnati un ufficio, forniture
e staff in proporzioni limitate per assolvere a questa ultima funzione
ufficiale. Non vi sono indicazioni sulla durata di tale limitato
periodo di tempo. Sul momento in cui si prevede che le
lettere cesseranno di arrivare. O che lei cesser di rispondere.
Il Congresso stanzier 50.000 dollari perch Jackie mantenga
un ufficio nei successivi dodici mesi. Dopo avere inventariato
i salari dello staff, i materiali e altri costi relativi, l'ammontare
della prevista operazione sfiorer i 120 000 dollari. In un
promemoria della vigilia di Natale indirizzato a Kenny O'Donnell,
Bernard Boutin, responsabile dell'Amministrazione dei
Servizi Generali, scrive che c'erano diverse alternative sul modo
di gestire la questione. Esse spaziavano dalla possibilit che
l'Amministrazione dei Servizi Generali stanziasse dei fondi supplementari
attingendo al suo budget, per pagare la differenza
alla signora Kennedy, fino a uno stanziamento supplementare
da parte del Congresso. Ma bisognava usare cautela. L'ultima
cosa che volevano accadesse, scrive,  che ci che abbia a che
fare con la signora Kennedy possa dare adito a critiche.
Il 29 novembre 1963, George Hargis, presidente della Corte
Suprema nel Distretto di San Francisco, scrive al Presidente
Johnson per conto della corte e propone che Jackie non solo
conservi il suo ruolo nel mantenimento e nella ristrutturazione
della Casa Bianca, ma che le venga anche conferito un titolo ufficiale.
Suggerisce che tale riconoscimento possa essere un aiuto
per lenire il dolore di questo simbolo della femminilit americana
nella sua forma migliore. Il Presidente Johnson risponde
dicendo che  disposto a fare tutto il possibile per concedere
il giusto riconoscimento a questa grande signora.
La signora Jean Mills invier al Presidente Johnson una lettera
scritta a mano da Middletown, nel Connecticut, per raccomandare
l'assegnazione di una medaglia speciale alla signora
Kennedy.
Sulla base delle grandi abilit diplomatiche e linguistiche,
la fede al Cattolicesimo... l'apprezzamento dell'arte e della cultura,
sia passata che contemporanea, Betty Horne, ricercatrice
di spagnolo al Morris Brown College, suggerir che il Presidente
Johnson nomini Jackie Ambasciatrice in Messico.
Quando lascia la Casa Bianca, le saranno assegnati due attendenti
della Marina che la aiuteranno nel passaggio alla vita
privata. Poich all'apparenza sembrerebbe un compito prolungato,
la sua situazione diventa unica, non la solita in cui andrebbero
applicate le restrizioni relative al personale militare
impegnato in compiti esterni. Il comandante Tazewell Shepard,
assistente navale del Presidente, che era stato a Dallas,
ritiene che Jackie abbia ancora diritto agli attendenti, ma teme
per la reputazione pubblica del Presidente. Purch appaia come
un atto di considerazione morale da parte del Presidente, 
improbabile che diventi una questione politica, scriver al ministro
della Giustizia. Tuttavia, dopo che sar trascorso un ragionevole
lasso di tempo, sar probabilmente considerato come
un equo gioco politico. E suggerir alcuni modi per essere sicuri
che Jackie otterr gli attendenti, a spese sue, compresi nei
50.000 dollari stanziati, o l'assegnazione di personale in pensione.
Terr la soluzione pi radicale per ultima: fare in modo
che l'Amministrazione dei Servizi Generali classifichi la signora
Kennedy come un'agenzia governativa.

4. Il giorno del trasloco (una leggenda).
Quando Jackie arriva alla sua nuova ma temporanea residenza
a Georgetown, ha gi alle spalle quattro giorni di andirivieni
di camion per traslochi dentro e fuori la Casa Bianca, per lo
pi sotto la pioggia, con i carrelli che sobbalzano sull'acciottolato,
mentre le mani dei traslocatori tengono fermi il carico, con
un'aria quasi di rincrescimento per quello che stanno facendo.
La maggior parte degli oggetti  finita in magazzino in attesa
che lei trovi una dimora permanente. Ma stamattina, ci sono
scatoloni che arrivano alla Harriman House, un'elegante dimora
in arenaria bruno-rossa cos chiamata per via del suo proprietario,
il sottosegretario di Stato Averell Harriman. Il carico sembra
stranamente appropriato, quasi l'inventario della mistica
dei Kennedy stilato da un cronista. Scatoloni con dentro i giocattoli
di John, le biciclette dei bambini, e casse di vino francese,
e cappelliere, e montagne di guide stampate della Casa Bianca.
Fuori c' il sole. In realt dovrebbe piovere perch  questo
che si merita la giornata. E a bordo di una limousine nera lascer
la Casa Bianca con i figli. Solennemente, e senza espressione,
in seguito a una giornata di onori e medaglie, trascorrendo
gran parte della mattina nell'edificio del Ministero delle Finanze,
a presenziare mentre Clint Hill viene insignito della
medaglia dei Servizi Segreti per il suo Eccezionale Coraggio. Se
la meritava, chi pu dirlo? Effettivamente era stato pronto a
reagire, ad accorrere verso il retro della limousine, a prenderle
la mano, mentre si accasciavano sul sedile posteriore; e se non
l'aveva salvata dai colpi di proiettile, le aveva comunque impedito
di volare via dall'auto mentre riprendeva velocit. E poi
di nuovo alla Casa Bianca, per i saluti, dando l'impressione di
sentirsi pi a suo agio con lo staff che con i funzionari, in posa
nella Sala Ovest per farsi fotografare con ogni singolo usciere,
con il sorriso quasi assente e lo sguardo oltre l'obiettivo, ma
continuando a mascherare la devastazione che doveva averle
fatto desiderare di essere veramente volata via dall'auto.
E non sono pi di dieci minuti di strada per arrivare alla
Harriman House, percorrendo la N, ancor meno se il conducente
riesce a evitare il traffico all'incrocio tra la Virginia e la
Venticinquesima, ma  l'ultimo viaggio, e i bambini sono seduti
dietro con Bob ed Ethel, i finestrini sono completamente
chiusi, oscurati, quasi a garanzia che nessuno potr mai scovarli
nell'auto, e lei si accascia un poco, tiene il capo chino, vulnerabile
e pronta a scattare al minimo disordine. Nessuno conversa,
tutti si limitano a strofinare le mani sulle gambe, ad abbozzare
un sorriso di cortesia se gli sguardi si incontrano. E sono
stati gentili Bob ed Ethel ad accompagnarli, bench non necessario,
perch la verit  che lasciare la Casa Bianca  stato facile,
molto pi facile che abitarci. Di gi, pochi minuti dopo aver
lasciato i cancelli, lei pu chiudere gli occhi e vederla come un
ricordo, non pi un promemoria. Se non altro, nel ricordo lei
sa quale fosse il suo posto li.
A met strada, prima di arrivare a Georgetown, tira fuori
una delle lettere che ha ricevuto. Non si rivolge a nessuno in
particolare, ha lo sguardo fermo tra i suoi due cognati, come se
potesse sorprendersi di parlare a voce alta, come se non si trattasse
solo dei suoi pensieri. Nell'ala est ci sono minimo 300.000
lettere accatastate. Lei neanche le guarda, giusto quelle dei VIP
che a giudizio del suo staff non pu non leggere per preparare
una risposta. Ma di tanto in tanto ne apre una delle altre a caso,
per lo pi biglietti di messe in memoriam o qualche particolare
ricordo del Presidente. E non sa se quella particolare lettera
le sia rimasta impressa solo perch letta pi recentemente, o
perch fosse di un certo valore. Gliel'ha spedita una donna di
Dallas, che era in strada quando furono sparati i colpi, e adesso
non riesce neanche pi a mettere piede in Main Street. Jackie
dice ai cognati: - Desidera che io e i bambini sappiamo che anche
Dallas  in lutto... E ha persino accluso una fotografia dei
fiori posti sul luogo fatale -. Bobby ed Ethel non rispondono,
annuiscono e basta. E quel che la preoccupa  questo strano e
presunto collegamento. Guarda i cognati. - Mi ha mandato una
fotografia del punto in cui  stato assassinato mio marito. Non
trovate la cosa...? - e si interrompe perch, a pensarci, quasi le
viene da ridere. Una fotografia del punto in cui  stato assassinato
il marito per farla sentire meglio?
L'auto accosta all'angolo e la strada  piena di fotografi. Non
appena lei apre lo sportello, le macchine fotografiche partono a
raffica e il rumore sembra quello di tante macchine per scrivere,
e qualcuno del seguito dice, per amor di. E Jackie scende dall'auto
seguita dai figli, con Bobby ed Ethel in coda; salgono le
scale, senza parlare veramente finch non arrivano in cima, e
solo allora si consultano brevemente. Nonostante gli scatti delle
macchine fotografiche, sembra un momento assolutamente
privato, ma anche un poco voyeuristico visto che sembrano inconsapevoli
delle persone che hanno intorno. E c' un bambino
che va in bicicletta reggendo il manubrio con una mano sola,
con l'altra un cono gelato, e passa davanti all'obiettivo e qualcuno
gli urla di togliersi di mezzo, mentre Jackie scuote la testa
in direzione di Ethel, e poi annuisce verso Bobby, quindi si voltano
e cominciano a tornare alla limousine che nel frattempo 
rimasta con il motore acceso, e il conducente salta gi per aprire
le portiere, e per poco non viene travolto da un'auto in corsa,
cosa che fa trasalire gli astanti e gli attendenti della Marina,
che davanti a un simile spettacolo liberano un sospiro collettivo,
mentre Jackie guarda gi dalle scale, chiavi nella mano, pronta
a entrare nella sua nuova casa con un sorriso di spavento sulle
labbra.
Da un isolato di distanza, sembrerebbe solo un'auto nera
delle tante che accompagna qualcuno a mezzogiorno, con il sole
che inonda la strada, e gli studenti, gli uomini d'affari, la gente
che fa spese, e si affretta a tornare al lavoro dopo una pausa
pranzo durata un po' troppo. E si potrebbe notare che per essere
dicembre, quella  davvero un'insolita giornata di caldo e
di sole, ma verrebbe da pensare che sono in arrivo un gennaio
e un febbraio particolarmente rigidi, che per una gradevole giornata
invernale c' sempre uno scotto da pagare.

5. La telefonata.
Parte II.
Che la telefonata del 7 dicembre intercorsa tra lei e il Presidente
Johnson, subito dopo essersi trasferita a Harriman House,
sia il momento in cui capisce con certezza che non torner
mai pi indietro?
LBJ La tua foto era stupenda. Testa alta e petto in fuori, davvero
carina sulla prima pagina del New York Daily News;
credo che a Washington avessero la stessa. I piccoli John-
John e Caroline, anche loro erano meravigliosi. Hai visto il
Daily News? Il New York Daily News?
Jackie No, a parte il Post, oggi non ho visto niente perch ho
avuto una specie di crollo, ma i giornali sono tutti di sotto,
LBJ Be', da' un'occhiata al New York Daily News. Io ce l'ho
sotto gli occhi adesso, mi sono seduto allo scrittoio e ho cominciato
a firmare una pila interminabile di documenti, cos
ho deciso di chiamarti per civettare un po' con te.
Jackie Che tesoro! E io ho letto... Stanotte dormi alla Casa
Bianca?
LBJ [ride] Credo di si. Mi pagano per questo.
Jackie Oh !... Dormite tutti e tre nella stessa stanza, perch la
prima notte  sicuramente la peggiore.
LBJ Tesoro, sai cosa ho detto al Congresso... Darei qualunque
cosa al mondo per non essere qui oggi, [ride]
Jackie Be', dammi retta, oh, sar uno spasso perch le stanze
sono tutte enormi. Vi ci perderete, ma ad ogni modo...
LBJ Tornerai a trovarmi?
Jackie [sghignazza]
LBJ Hmm?
Jackie Un giorno, senz'altro.
LBJ Un giorno?
Jackie Comunque sia, prenditi un bel sonnifero.
LBJ Non  che mi porti... Sai cosa mi fanno, mi tengono la...
E come prendere un ipo... L'effetto  che mi cancellano tutti
i pensieri vecchi e mi metto a pensare a cose nuove e nuove
strade da conquistare.
Jackie Ah, s? Grandioso.
LBJ Quindi non posso. I sonniferi non mi fanno dormire. Anzi,
mi tengono sveglio.
Jackie Oh.
LBJ Ma se so che torni da me una mattina in cui porti tuo...
Jackie Senz'altro.
LBJ ...figlio a scuola, e la prima volta che lo fai, ti prego, portami
con te gi all'altalena come ai vecchi tempi.
Jackie Senz'altro, signor Presidente.
LBJ Okay. Abbraccia John-John e Caroline da parte mia.
Jackie Senz'altro.
LBJ Di' loro che mi piacerebbe essere il loro pap.

6. Una nota di Casals (una leggenda)
Una nota del violoncello di Pablo Casals fugge fluttuante
nella Sala Est in una sera d'autunno del 1961. E al termine del
trio con pianoforte di Mendelssohn, un brano che con i suoi ritmi
cadenzati potrebbe essere quasi edificante, se non fosse in
chiave minore. Nonostante il pianista Mieczysaw Horszowski
e il violinista Alexander Schneidner avessero entrambi eseguito
la trionfante nota finale,  di Casals il timbro che invade la
sala e termina su un re basso. Lui ha smesso di fare inchini e il
pianoforte ha smesso di vibrare, e l'uditorio trattiene il fiato
prima di applaudire.
La nota di Casals  ancora sospesa nell'aria.
Un intenso vibrato, quasi mielato. Che non colpisce pi l'orecchio.
Ma i sensi. Si fonde con il corpo, massaggia il cervello.
Nessuno vuole applaudire. Liberare il respiro. Vogliono che
questo momento si protragga il pi possibile. Potrebbero morirci
senza saperlo.
Una volta partito l'applauso, lei sorrider. Si alzer dal suo
posto, con l'abito di seta ornato di perle che sfiora il parquet.
Getter un'occhiata panoramica alla grande sala. Alle tende color
oro e alle mensole dei camini recentemente marmorizzate.
Con il ritratto di Washington che osserva dall'alto a mano tesa
in segno di benvenuto. L'inizio del restauro. Questo pezzo
unico della casa e del centro del governo che lei ha risuscitato
con la cultura e i gusti raffinati. E mentre l'applauso continua
a crescere, lei giurer di avere visto la nota di Casals
dissolversi lungo il soffitto, e di essersi soffermata a guardarla ondeggiare
e sparire verso i muri. E questo le ricorder della caducit
delle cose. Come anche in questo grandioso momento, il suo
cuore si spezzer un poco. Guardando il maestro che si inchina
con le code del frac che gli svolazzano sulla schiena. E gettando
uno sguardo a Jack. Confermando la gioia dell'ospite d'onore,
il governatore di Puerto Rico. I suoi trentadue anni le sono
sufficienti per comprendere la tristezza dell'esperienza di un
grande momento, conscia che, nonostante sia ancora in pieno
svolgimento, sta gi finendo.
Osserva la nota svanire lentamente dentro la parete, un'ultima
vibrazione tormenta le travi e la struttura della sala. E immagina
che rester l per sempre, divenendo parte della Casa
Bianca. Perch inevitabilmente chi vi si trasferir dopo di lei
dar per scontato che lei abbia sbagliato tutto, o prover risentimento
nei confronti di Jack o il gusto, e ridipinger tutto da
capo. Ma non riusciranno a strappare alla Casa Bianca l'anima
che lei le ha edificato dentro. Non riusciranno a strapparle l'ultima
nota di Casals.

7. La telefonata.
Parte III.
Durante la prima settimana del gennaio 1964, Jackie e il Presidente
Johnson avranno una nuova conversazione telefonica.
Questa volta lui non metter i piedi sulla scrivania. Ma si punteller
sul gomito, con la testa poggiata al ricevitore. Il tono di
voce sar pi basso del solito, quasi fosse stanco, ma riuscir comunque
a chiacchierare scherzosamente. E a soli due mesi e
mezzo di distanza, apparir evidente quanto ormai lei sia distaccata
dalle vicende della Casa Bianca. E per quanto apprezzi
gli sforzi di lui per farla sentire come se quel posto le appartenesse
ancora, per tutta la conversazione diventer invece chiaro
il fatto che lei ha perso ogni legame. Gi sa che non riuscir
a concludere l'anno a Washington, anzi, non riesce neanche a
immaginarsi con la voglia di essere ancora li. La casa in
Virginia nella quale lei e Jack avevano programmato di trascorrere la
vecchiaia andr venduta. L'unico posto in cui lei riesca a immaginarsi
 New York. Persa nell'anonimato della folla.
Questa consapevolezza le si riveler proprio parlando con il
Presidente Johnson. Ci nonostante, lei si intratterr con lui.
Una fantasia di maniere. Il sordo annuire. Lui ha recentemente
pronunciato il suo primo discorso sullo stato dell'Unione, e
si lamenta perch  stanco. Lei gli dice di riposare. Di schiacciare
un sonnellino. Dopo pranzo, gli dice. A Jack ha cambiato
la vita, completamente. Gli racconta che Jack lo faceva tutti i
giorni, proprio come Churchill. Anche se poi non riusciva a
prendere sonno, si fermava comunque per il rito del sonnellino.
LBJ Comincer il giorno in cui verrai a trovarmi, e se non lo
farai tu, verr io da te.
Jackie Oh, signor Presidente...
LBJ Ti far circondare la casa da quei poliziotti in motocicletta
e per te saranno guai, e...
Jackie Non posso venire. Volevo dirtelo. Mi sono ripresa, davvero.
Sai, farei qualunque cosa per te. Parleremo al telefono.
Ho una tale paura che ricomincerei a piangere.
LBJ Oh, tu non hai mai pianto, tesoro. Mai conosciuto nessuno
pi coraggioso di te.
Jackie Ma io... Lo sai...
LBJ O pi eccezionale.
Jackie Proprio non posso.
LBJ Tu sai quanto  grande la nostra considerazione nei tuoi
confronti.
Jackie Be', sai. Ci parleremo. Far il possibile. Ma non farmi
tornare di nuovo l.
LBJ Be', non posso aspettare troppo prima di rivederti. Devo
vederti.

Capitolo 14.
La stanza infestata dal fantasma di Lincoln..
Una leggenda

Non  difficile credere nei fantasmi. Nemmeno volerne diventare
uno.  che vivere insieme e morire insieme non ha mai
avuto senso.
Eterni ricongiungimenti. Accorgersi dell'anima. Ricompense
per la piet e la santit. Magari far sua una di queste quando
giacer sul letto di morte. Ma, no, per adesso le piace ancora
qui. E in contrasto con l'ovvio, lei non incolpa i peccati di
questo mondo per quel che  accaduto. Nemmeno per la morte
di Patrick. Le banalit sulla fede e sulla vocazione non significano
nulla quando ti portano di corsa all'ospedale di una base
dell'Air Force quasi sei settimane prima del tempo, ti aprono
il ventre e tu senti il sangue che dall'utero ti cola sui fianchi,
e tutti i presenti tacciono, nemmeno il bambino piange, e per
un istante pensi di essere morta, eppure non stai guardando la
stanza dall'alto di una luce bianca come i libri dicono che dovrebbe
essere; e senti i medici che parlano, e che dicono che bisogna
trasportare il bambino a Boston, in aereo, cos tu rovesci
appena il capo di lato e intravedi il bambino, e il tuo primo pensiero
: Ma le fanno le bare cos piccole?
Quel giorno Dio si  preso una botta nel fianco. Ma  stata
l'arma da fuoco di Dallas a finirlo. Questa volta, perfettamente
nella linea del mirino.
La storia della Casa Bianca  piena di storie di fantasmi. Spiriti
che colpiscono e scricchiolano, giocano con le luci e sbattono
le porte. Stando alle apparenze, un soldato britannico della
Guerra del 1812 ha preso qui dimora e continua a vagare sui
terreni dove ha incontrato la morte, facendosi strada con una
torcia in mano. Mary Todd Lincoln impar a dire parole che
nessuna signora dovrebbe conoscere quando incontr nei corridoi
un acido e brontolone Andrew Jackson. E c' sempre la
leggenda sulla stanza di Lincoln. C' sempre stato qualche vecchio
dipendente che passando davanti alla stanza da letto sentiva
qualcosa. Qualcosa di fuggitivo. Qualcosa di aggraziato. E
al contrario dei fantasmi dispettosi che si muovono rumorosamente
al secondo piano, che entrano ed escono come saette dalla
Stanza della Regina, il fantasma di Lincoln ha la reputazione
di essere calmo, quasi cordiale. Con il suo gessato grigio e le
ghette bianche a tre bottoni. Le gambe accavallate, lo sguardo
dritto davanti a s. Ma poi sparisce, curioso e grato della tua
compagnia.
Qui il fantasma di Jack non si trover mai. Intendiamoci:
egli amava la Casa Bianca, e tutto ci che essa rappresentava.
Ma per lui era il suo ufficio, il simbolo tangibile delle sue ambizioni.
Entrambi per hanno sempre vissuto l'attimo. Poi con
i suoi lavori di ristrutturazione della Casa Bianca, Jackie  diventata
parte della storia. Inchiodata alle travi portanti.
Nel corridoio passa le dita sulla carta da parati in tessuto. Il
personale ha avuto la cortesia di aspettarla in piedi. Ci saranno
tutti ad assistere al suo passaggio. N pi vecchi n pi giovani
di quanto fossero due giorni fa. E per un solo istante aveva
quasi creduto che l'assassinio fosse stato una perfida invenzione
della sua immaginazione, ma poi sollevando lo sguardo aveva
visto la signorina Shaw. Ma non si era fermata.
Il giorno di San Valentino, l'anno prima che il marito fosse
assassinato, Jackie aveva organizzato una visita guidata dell'appena
ristrutturata Casa Bianca per cinquantasei milioni di persone.
Quel restauro era il suo punto di orgoglio; quel che avevano
pubblicizzato come una specie di muliebre occupazione
fondata sullo stile e sull'arredamento, si era alla fine rivelato un
impegno manageriale di raccolta fondi, di conservazione storica
e di cura che non differiva affatto da quello che succede nei
grandi musei. Accompagnata da Charles Collingwood, corrispondente
della CBS, lei attraversava le stanze quasi fluttuando,
il suo orgoglio, la fanciullesca frivolezza e la sussurrante voce
da adolescente in disaccordo con le pose formali affinate alla
Scuola di buone maniere della signorina Porter. Ma sebbene
il tema centrale fosse rappresentato dall'estetica, era invece il
suo senso dell'autorit a spiccare. Era diventata ben pi che una
donna languida che guidava il suo pubblico in una visita guidata
a porte chiuse, era diventata il legame tra la casa e la storia.
Anche quando il Presidente fa la sua breve ma importante apparizione
alla fine, riportandola velocemente al suo previsto ruolo
subordinato (sembra addirittura che il suo corpo si rimpicciolisca),
 sempre Jackie che continua a parlare della storia nei
minimi dettagli, mentre il Presidente pronuncia una sfilza di
eloquenti ma vuote banalit sulla necessit di imparare dalla storia
per continuare nel futuro.
Poco prima di entrare nella Stanza di Lincoln, il discorso dal
vivo viene sostituito da un annuncio registrato nel quale lei ci
dice: Ecco quel che la Casa Bianca fece al Presidente Lincoln... Ecco
come cambi. Lentamente ci fa passare in rassegna una serie
di ritratti di Lincoln. 1861,  tutto ci che dice, e noi vediamo
un Lincoln austero ma pieno di speranza. 1862. 1864. Nonostante
avesse gi provato e filmato tutto in anticipo, la sua voce
tradisce come uno shock quando dice 1965 e rivela un Lincoln
cesellato e mezzo sorridente, che pare abbia dieci anni pi
della sua et effettiva. Risale a una settimana prima dell'assassinio,
dice. Poi tace, come per riprendere fiato.
Passa davanti alla stanza di Caroline. Mette una mano sulla
maniglia. Poi prosegue.  disposta a credere alle storie sul
fantasma di Lincoln. Il signor Pierce, sebbene lui non lo abbia
mai visto, dice di avere ormai perso il conto di tutte le volte che
qualcuno del personale ha dichiarato di averlo visto. Ha detto
a Jackie che gli avvistamenti avvengono sempre nella medesima
circostanza. Un custode. Un maggiordomo. O una cameriera.
Vanno da lui, pallidi e sconvolti, si guardano intorno come
trattenendo un segreto, e lui sa cosa stanno per raccontargli.
Cosa gli confideranno. E raccontano sempre la stessa cosa, signor
Pierce? gli aveva chiesto lei. Vedono sempre la stessa cosa? Lui
le aveva sorriso e poi detto che il racconto era sempre esattamente
lo stesso, a partire dal gessato grigio e le ghette bianche.
E lei: Esattamente lo stesso? E lui: Esattamente lo stesso. Questo
l'aveva fatta ridere, e anche il signor Pierce aveva riso. Ghette
bianche? aveva detto lei. E gi di nuovo a ridere tutti e due.
La porta della Stanza di Lincoln  aperta. Lei fa un passo
avanti, quasi a volerne accertare il potenziale. Questa  la stanza
in cui egli firm il Proclama di Emancipazione. Lo scrittoio
con le incisioni vittoriane fa sfoggio di una copia originale del
Discorso di Gettysburgh. Questa stanza lei l'ha sempre adorata.
La luce. La magnolia fuori della finestra. E mentre si inoltra
un po' di pi nella stanza, sente il legame farsi pi forte.
Vuole stendersi sul letto. Il suo desiderio era di morire li.
Fissa i motivi del tappeto, tiene le mani lungo i fianchi e si
tormenta le unghie. Per la stanchezza le si  offuscata la vista,
e non sa pi cosa verr subito dopo nella visita guidata. Sapr
avvertire il soffio gelido di Lincoln che le passa sulla nuca, o
sulle caviglie. Ma non vederlo. Trattiene il fiato. Potrebbe essere
seduto li, che la osserva. Seduto su quella poltrona, a gambe
accavallate e lo sguardo fisso avanti. Conscio del fatto che
lei sia indifesa. E se le cose dovessero andare male, lei potrebbe
sempre arrivargli di soppiatto alle spalle con la stessa sprezzante
audacia di John Wilkes Booth, infilare indice e pollice in
una pistola, premere un grilletto immaginario e fare: Pum!
Il pezzo pi importante della Stanza di Lincoln  il letto. Un
metro e ottanta per due metri e quaranta, la testata di legno di
palissandro intagliato che svetta come un arco a sesto acuto a
ridosso della parete. Semplice ed elegante al tempo stesso. Acquistato
da Mary Todd Lincoln durante la sua opera di ristrutturazione
della Casa Bianca, il letto fu in origine collocato nella
Sala di Stato. In quel letto, Lincoln non ci dorm mai. Sul
suo materasso di crine di cavallo ci era morto il figlio undicenne,
Willie Lincoln. E tre anni pi tardi era stata eseguita l'autopsia
di Lincoln sopra un freddo tavolo ai piedi di quel letto.
 difficile pensare che Mary Lincoln avesse qualche sorta di rispetto
per quel mobile. Stupisce che non l'abbia fatto portare
nel retro, che non abbia preso un'ascia e massacrato fino a ridurlo
in schegge e crine.
Avvicinandosi al letto, Jackie non distoglie mai lo sguardo
dalla poltrona vuota nel tentativo di scorgere le ghette bianche.
Vorrebbe veramente stendersi. Chiudere gli occhi per un po'.
Ma restare sveglia significa che l'indomani non dovr svegliarsi
davanti a questo spettacolo. Deve essere la cosa pi difficile,
avere un giorno gi alle spalle, cominciare gi a formare una
nuova storia. Meglio vivere per sempre in un giorno solo. Questo
lei lo capisce.
Circolano storie sul fatto che Jack abbia usato il letto di Lincoln
per alcune sue tresche. E abbastanza possibile. Probabilmente
vero. Lei lo ha fatto. Non proprio. Un arredatore in visita
alla Casa Bianca mentre Jack era via. Per parlare della ristrutturazione.
Erano andati avanti a parlare fino a notte fonda,
davanti a una bottiglia di vino rosso. Lei gli aveva fatto fare una
breve visita della Casa Bianca, parlando dei lavori di restauro,
dello stato della letteratura, ma stranamente senza mai menzionare
Jack o i figli, senza mai chiedergli della fede che lui teneva
quasi nascosta, spesso sotto la mano destra. Aveva proseguito
il giro azzerando quasi la distanza fisica. Lui le apriva le porte.
Lei rideva alle sue battute, tutt'altro che spiritose. Era
entrata in una vita senza storia. Ogni minuto rigenerava se stesso,
incorniciato da un nostalgico arredo.
Chi ama il romanticismo crede che la persona ideale esiste
gi in qualche parte del mondo, mentre chi sta dalla parte della
tragedia gode nel sapere che raramente i due si incontreranno
mai. Ma lui eccolo li. Alto e leggermente curvo, scarmigliato
e tranquillo nonostante il tentativo di essere formale, desideroso
di aprirsi, ma in maniera cos attenta che era facile per
lei distinguerne il tipo. E sapeva di averlo intimidito. In superficie
appare tutto cos impossibile. Cos improbabile.
Salendo le scale, lei aveva guardato l'arredatore e si era sentita
travolgere dalla tristezza. Non il sentimento di una scolaretta
dinanzi a un amore non corrisposto che la turba, quanto
piuttosto il fatto che la sequenza di decisioni che l'avevano condotta
a lui corrispondeva esattamente alle sequenze che invece
le avrebbero impedito di stare con lui.
Erano entrati nella Stanza di Lincoln scambiandosi battute
intime e sagaci. Dopo avergli mostrato i pezzi forti, gli aveva
detto di andare a dare un'occhiata al Discorso di Gettysburg l. Lui era tornato accanto a lei, ma senza dire una sola parola.
In silenzio, e quasi cogliendo se stessa di sorpresa, aveva
abbassato la mano per prendere quella di lui. Poi avevano avviato
una futile conversazione sulla storia della stanza, ma lei
non riusciva a pensare ad altro se non al fatto di essersi abbandonata,
e che quello bastava. Piuttosto impacciato lui le aveva
lasciato cadere la mano, in un modo che tradiva la sua paura
e non la mancanza di volont di stringere quella di lei. Cos
le aveva detto che si era fatto tardi, che doveva tornare in
albergo. Lasciando la stanza, lei gli aveva ripreso la mano e aveva
detto, Per favore, ma poi l'aveva lasciata. E aggiunto, Mi dispiace,
e lui con un cenno del capo le aveva fatto intendere che
era tutto a posto; cos lei aveva detto, Spero non voglia pensare
che, e lui aveva risposto, No,  tutto a posto. Ma ci che non
poteva dirgli  che con quel gesto lei stava cercando di riparare
a tutte le decisioni prese in vita sua. E che il tocco di lui aveva
avuto il potere di disfare una vita passata a rinunciare a tutto
quello che aveva prima ancora di averlo. Si era pulita la mano
sulla gonna. Prendergli la mano era stato pi audace di
qualsiasi atto Jack avesse compiuto in quella stanza. E anche
pi dannoso.
Lei non  folle. Si  solo trattato di un folle comportamento.
E forse sar sempre cos. E solo questione di abilit.
Prende in considerazione l'idea di sussurrare il nome del Presidente
Lincoln. Magari chiedergli se gli dispiace se si stende
un poco sul suo letto. Se divide con lui la stanza. E si chiede
quale potrebbe essere la risposta.  tentata di chiedergli: Perch?
Lui potrebbe fare il timido, dire che non capisce. Ma lei
troverebbe il coraggio di incalzarlo un poco fino a fargli dire:
cio, perch resto in questa stanza? Perch il mio fantasma non la
abbandona? E lei direbbe, s, s, ma subito ritratta e gli spiega
che non vuole che lui risponda. Perch gi sa. Capisce. Che sono
stati danneggiati entrambi da Dio. Che entrambi sono stati
consigliati dal cielo. E che entrambi hanno stretto fra le braccia
i loro figli morti. E sanno che non serve morire per essere
un fantasma.
Ma lei vuole soltanto stendersi sul letto. Quel letto sul quale
lui non ha mai dormito. In questa stanza. Dove bene si comprendono
gli eventi. E dove  lecito confessare che Dio  stato
assassinato.
In un certo senso, questo sembra pi audace che morire. O
vivere.

Capitolo 15.
Coda: Pulire.

Ecco una leggenda:
Quel mattino Vaughn Ferguson non aveva proprio voglia di
muoversi. Aveva solo cinquantatre anni, ma la sensazione era
di essersi svegliato con dieci anni di pi. Per oltre un decennio,
Vaughn aveva lavorato per la Casa Bianca come tramite della
Ford Motor con l'agenzia di trasporti dell'Esercito. A quel lavoro
ci era arrivato gi con un'esperienza nel settore di quasi
un quarto di secolo ed era stato incaricato di mantenere in perfette
condizioni la Lincoln Cosmopolitan di Truman, in base al
contratto di affitto tra il suo datore di lavoro e i Servizi Segreti.
Essendo egli il tramite, Vaughn assicur che la comunicazione
funzionasse alla perfezione. Prendeva il suo lavoro seriamente,
permeato di patriottismo, e spesso viaggiava con i presidenti
presso i quali prestava servizio, assicurando loro un trasporto
affidabile e sicuro dal punto di vista meccanico. E ogni volta
che si recava al lavoro, era per lui un onore, emozionante come
il primo mattino in cui aveva fatto il suo ingresso nel garage ufficiale
tra la Ventiduesima e la M. Il 24 novembre, tuttavia, in
una giornata che avrebbe dovuto essere pi fredda e pi nuvolosa,
Vaughn scelse lentamente cosa indossare, cercando le ragioni
di quella sua voglia di ritardare il momento di uscire di
casa.
Sapeva che Maggie cercava di non stargli tra i piedi. Quella
notte non aveva dormito nessuno dei due. Al mattino lei gli
aveva offerto la colazione. Entrambi sapevano che avrebbe detto
di no. Ogni volta che lo guardava, le si riempivano gli occhi
di lacrime, e Vaughn doveva guardare da un'altra parte senn
sapeva che sarebbe crollato; e se fosse crollato adesso, non
sarebbe mai riuscito a presentarsi al lavoro con il giusto grado di
professionismo. -  meglio che tu vada, - si sent dire da Maggie.
Ancora in boxer blu, Vaughn si volt con un paio di pantaloni
grigi in mano. Scivolati verso l'estremit della stampella,
raggrinzati. - Lo so, - disse lui. - Lo so.
E Maggie: - Lo sai che non potevi fare nulla. Lo sai, vero?
- Si strinse nella vestaglia.
Non era stata mai tanto diretta, e forse proprio quello aveva
fatto bloccare Vaughn, oscurandogli i pensieri proprio mentre
lottava con le parole. - Non che lo abbia mai pensato, - inizi
a dire, ma poi si interruppe subito.
- Non  stato nient'altro che un'arma da fuoco, - disse lei.
Con una pacatezza da far paura. - Qualunque cosa avessi montato
sull'auto non sarebbe servito.
- Se ci fosse stata... Magari la capote.
- Era difettosa, la capote?
Vaughn risponde di no con la testa. Neanche l'avevano tirata
fuori dal bagagliaio.
- Non c'era nulla che tu potessi fare. L'auto non c'entra. Mi
stai a sentire? L'auto non c'entra niente.
Vaughn la guarda, evitando per il suo sguardo. In venticinque
anni di matrimonio non l'aveva mai vista cos sicura di niente.
Era disarmante, ma costituiva anche una conferma. Le mani
ferme lungo i fianchi, vicino alle anche, rivelavano un atteggiamento
di estrema sicurezza. Lui si tir i peli del braccio,
provando imbarazzo nel costringere la moglie ad accollarsi un
tale fardello. Ma forse, a conti fatti, i fardelli era proprio lei a
caricarseli. A un certo punto della loro vita, avevano deciso di
fingere che fosse invece a senso unico.
- Va bene, allora, - disse Maggie. - E ora che ti metti quei
pantaloni -. E fece un respiro talmente profondo che lui giur
di aver sentito i polmoni espandersi. - La Casa Bianca ha bisogno
di te, signor Ferguson. Se adesso vuoi scusarmi...
Rest a guardare Maggie mentre usciva dalla stanza da letto,
poi sent la porta del bagno chiudersi. Nonostante i rubinetti
dell'acqua calda e dell'acqua fredda aperti al massimo, la sent
piangere. Un pianto dirotto e sommesso, con un ritmo costante.
Si infil i pantaloni e si fece il nodo alla cravatta. Ma non si
guard allo specchio. Con passo veloce, oltrepass il bagno. Si
sarebbe assicurato di chiudere la porta di casa sbattendola. Cos
Maggie avrebbe capito che adesso i rubinetti poteva anche
chiuderli.
Furono i petali rossi di rosa sparsi sul tappetino di montone
dietro a lasciarlo senza parole. Avevano mantenuto tutta la freschezza
e il colore. Scollegati da tutto, ruzzolati via da ogni arrangiamento.
Ed era strano che nessuno ci avesse fatto caso.
Avevano raccolto prove, preso appunti e catalogato ogni cosa
importante, eppure avevano lasciato i petali nell'auto.
L'auto l'aveva vista il giorno prima per ordine dell'agente
speciale Geis. Quando era arrivato, Vaughn si era fermato all'ingresso
del garage della Casa Bianca per trovare il coraggio
di entrare. Un vento che attraversava la citt gli gel il collo.
Contorse le dita e si gratt le cosce. Forse era cos che faceva
la gente chiamata all'obitorio per il riconoscimento di un cadavere.
Indugiava, si agitava. Si convinceva che una volta dentro,
si sarebbe chiarito l'errore, e la sensazione di sollievo avrebbe
quasi generato una risata anche se non c'era niente da ridere.
Ma nell'intimo pi profondo, una volta entrati, sappiamo esattamente
cosa vedremo.
Geis non era presente, cos Vaughn si era trovato in imbarazzo
davanti agli agenti che stavano gi sorvegliando l'auto.
Secondo gli ordini ricevuti, lui poteva avere accesso esclusivamente
al parabrezza con lo scopo di sostituirlo, mentre quello
danneggiato andava classificato come prova. Era rimasto impalato
davanti alla limousine, coperta alla bell'e meglio da una cerata.
Aveva riconosciuto il profilo della Lincoln delinearsi da
sotto il telo, soprattutto la linea curva della ruota di scorta. Alla
base si profilavano i predellini per i Servizi Segreti e, sopra,
la capote ingabbiata in una specie di gabbia toracica. Una parte
della ruota era incrostata di fango, polvere e grasso. Ma pi
che sporca, sembrava logora. Quasi non avesse pi il battistrada.
Voleva immaginarsi la limousine completa l sotto, intatta
come il giorno in cui l'avevano mandata a Dallas; credendo quasi
che strappando via il telo, si sarebbe rivelata un'auto indenne.
Sollev il telo da sopra il cofano, e scopr il tergicristallo. Fu
investito da un insopportabile tanfo di sostanze chimiche e di
carne marcia. Strizz gli occhi e si morse la punta della lingua,
fino a farsi quasi uscire il sangue.
Aveva cercato di guardare al vetro con occhio clinico, sapendo
di dover chiamare la Arlington Glass Company per farlo sostituire.
Ne segu i contorni, ma evit la parte centrale, mettendocela
tutta per non farsi ipnotizzare dalla ragnatela che si era
propagata da quell'unico foro all'altezza dello specchietto retrovisore.
Ma cosa doveva fare? Non c'erano manuali, neanche
un senso della procedura. Fiss quel piccolo foro vicino allo
specchietto. Fiumi in frantumi che scorrevano in tutte le direzioni.
Fu sul punto di vomitare.
- Vedessi la macchina, - aveva detto a Maggie pi tardi quella
sera. Era seduto sulla sua poltrona, con la televisione accesa.
Il suo sguardo era scivolato da quella parte, fissandosi su una
piccola crepa sull'intonaco. Per tutta la sera quella scatola aveva
emesso un suono monotono, un lento lamento funebre. E
sebbene avesse la sensazione che il ricordo costante lo stesse annientando,
Vaughn non riusc a spegnerla. Quando la Lincoln
era stata portata per la prima volta nel garage, c'erano giorni in
cui Vaughn non riusciva a staccarle gli occhi di dosso, fermo
nell'ombra del parcheggio, con le luci fluorescenti che cancellavano
il suo profilo. Gli era parsa infallibile. - Tu non hai fatto
assolutamente niente di sbagliato -. Maggie aveva ormai
esaurito gli argomenti. Ma non era il potere di convincimento
della moglie a essere limitato, questo lo sapeva, quanto il fatto
che Maggie trovava difficile mantenere un atteggiamento positivo
per il marito. Lo capiva da come respirava, un respiro basso
e accelerato, come se il solo fiato rimastole in corpo provenisse
dalle viscere. E lui si sentiva in colpa, perch tutto il mondo
piangeva, mentre Maggie era prigioniera del suo compito di
sollevargli il morale, di convincerlo a credere che non era stato
lui a premere il grilletto. - Magari sarebbe andata peggio se tu
non ti fossi preso cura di quell'auto come hai fatto, - gli aveva
detto. E mentre lo diceva, entrambi sapevano che era l'unica
cosa che era rimasta a lei da dire. - Se avessi visto la Lincoln,
- aveva detto lui. - Ti fa solo venire voglia di aver fatto le cose
per bene. Solo questo -. Ed entrambi sapevano che quella
era l'unica cosa che era rimasta a lui da dire.
Dopo essere entrato nel garage, Vaughn aveva sentito un
tamburellare lento e costante. Ma non capiva bene da dove venisse.
Cos, senza volerlo, si era messo a seguire quel suono ritmico.
A volte, svoltava l'angolo, aspettandosi di trovarne la fonte.
Non solo non vi trovava nulla, ma la percussione sembrava
arrivare esattamente dal lato opposto del garage. Gli era parso
di aver fatto per tre volte il giro di quel dedalo di posti auto.
Arrivato in prossimit dell'entrata, si ferm. Riprese a camminare,
ma di colpo si ferm di nuovo. Fece un respiro, mantenendo
il corpo cos immobile da temere che gli si fosse fermato
il cuore. Quindi tese l'orecchio. Quel tamburellare proveniva
dai suoi piedi.
Vaughn sapeva che l'FBI aveva setacciato la limousine il
giorno prima. Seguendo le indicazioni del medico della Casa
Bianca, gli investigatori dell'FBI avevano raccolto sangue e materia
cerebrale (materia cerebrale!), frammenti di proiettile dai
cuscini, annotando il contenuto dell'auto (le coperte da viaggio
sul retro, il contenuto del bagagliaio), tutto corredato dalle foto
dettagliate che avvaloravano gli appunti. Non  che Vaughn
avesse ricevuto il permesso di avvicinarsi all'auto, ma era come
se a nessuno ormai importasse pi niente.
I sedili erano gi stati sottoposti a una rapida pulita, e sulla
pelle erano rimaste le striature lasciate dalla spugna che
perdeva colore. Se non altro i Servizi Segreti ci avevano provato, ma
era come se avessero semplicemente dato una spazzolata ai sedili.
Vaughn apr la portiera posteriore sinistra, sul lato della signora
Kennedy, e diede una rapida scorsa alla tappezzeria interna.
Si chin e raccolse ogni petalo formando un unico mucchietto,
senza per sapere bene cosa ne avrebbe fatto una volta
terminato. Anche se si fosse trattato di gettarli via, quei petali
di rosa meritavano pi che essere lasciati l come risultato di
una ripulita della scena del crimine.
Rimosso anche l'ultimo petalo da sotto il sedile centrale,
Vaughn li raccolse tutti nel palmo della mano. Quindi li depose
sul pavimento del garage, con addosso la strana esigenza di
allinearli perfettamente lungo la linea gialla. Quando torn a
guardare il tappetino su cui li aveva trovati, Vaughn vi scorse
una grossa macchia di sangue. E mentre la guardava, cominci
a sentirne l'odore. E mentre cominciava a sentirne l'odore, la
vide materializzarsi in una specie di altro promemoria. E fu
troppo da sopportare; dalla tasca estrasse il fazzoletto e ci sput
sopra tre volte, poi lo strofin sulla macchia prima che si asciugasse.
Controll. Il fazzoletto era ancora bianco. Cos strofin
con maggiore energia. Ma quando vide che non veniva via niente,
ci sput sopra altre due volte e sfreg la macchia, pensando
che quella sera, se fosse stato necessario, avrebbe creato una
sua personale sostanza chimica. Qualunque cosa pur di togliere
quella macchia da l.
Stravaccato sul sedile posteriore, il suo corpo era un bagno
di sudore. Cercava di riprendere fiato. Accanto a s, Vaughn
not un bottone della tappezzeria cerchiato di sangue secco.
Una sporgenza sottile e rigata, marrone e incrostata, che filtrava
sotto il bottone stesso. Vaughn scese a ritroso dall'auto e dalla
tasca dei pantaloni tir fuori un coltellino. Si mise in ginocchio
e con la testa nell'abitacolo si accorse che anche i bottoni
su cui era stato seduto erano sporchi di sangue.
Con la mano libera si diede una spazzolata sul sedere.
Poi si sporse nuovamente all'interno, si tir il polsino sopra
la mano a mo' di guanto e sollev leggermente il primo bottone,
attento a non strappare i fili. Fece scivolare lentamente la
lama tra il bottone e il sedile, e cominci a grattare su e gi,
sfruttando un poco l'acciaio della lama per riflettere la luce, con
movimenti rapidi, e osservava quel residuo trasformarsi in polvere.
A ogni colpo, sentiva lo stomaco brontolare.
Su quei bottoni ci pass pi di un'ora. Pulendoli tutti e tre
e poi ricominciando dal primo. All'infinito. Senza voler smettere
se non dopo averli liberati da ogni traccia. A un certo punto,
ebbe il sospetto di dover grattare la pelle, di farla persino a
brandelli, cos fece un respiro, e trattenne il fiato, nel petto.
Non era sicuro di poter respirare ancora finch non guard pi
attentamente e vide che si trattava di un graffio sulla tappezzeria,
facile da pulire con la saliva o con un solvente. E dopo
aver pulito anche l'ultimo residuo, Vaughn cerc di rimettersi
in piedi, ma le gambe gli formicolavano e avevano perso la sensibilit
per essere rimasto rattrappito cos a lungo. E quando le
gambe dimenticarono di come fare per sostenerlo, lui dovette
sorreggersi alla portiera dell'auto.
Usc dal garage zoppicando, trascinando la gamba destra,
non ancora del tutto sveglia. Una volta gli avevano raccontato
la storia di uno a cui si era addormentato il braccio e non gli si
era pi svegliato. A un certo punto, l'uomo aveva supplicato il
suo medico perch glielo amputasse, dicendo che non ce la faceva
pi, che quel costante promemoria era davvero troppo. La
fine della storia, Vaughn non la seppe mai; seppe solo che l'uomo,
a quanto pare, aveva infine deciso di portare il braccio al
collo e di dire alla gente che era affetto dalla polio, tanto per
dare un senso alla cosa.
Percorse lentamente K Street, in direzione del suo ufficio
sulla Connecticut. Strade tranquille. Menti tranquille. Il momento
che intercorre tra l'amnesia e il ricordo. Gli faceva venire
in mente le vittime degli incidenti stradali che per lo shock
perdono ogni ricordo. Le loro storie sono sempre pi
drammatiche se raccontate dagli altri. E questo fino al momento in cui
essi possono riappropriarsene. A loro per mancano i dettagli
fondamentali, posseggono solo la confusione del momento o la
canzone che stavano trasmettendo alla radio o il momento del
risveglio. Vaughn Ferguson voleva essere certo che tutto quello che sapeva di quei giorni fosse ben chiaro. Traffico: non molto.
Tempo: fresco e nuvoloso. Strade: immobili e deserte. L'X-
100: un semplice foro di proiettile in un vetro altrimenti perfetto.
Washington: Il colore dei prati. Gli scialbi edifici
governativi. E il rumore del vento. E gli echi di una citt vuota.
E cos via. Pizzicotti mentali come conferma del fatto che
non stava sognando.
Una folata di vento gli apr il cappotto, e sul ginocchio della
sua gamba fannullona vide un petalo di rosa compresso nella
lana. Che forse gli era rimasto attaccato quando si era inginocchiato
per pulire i bottoni.
Abbass la mano per toglierlo. Una folata di vento glielo
strapp via dalla mano. Il petalo rimbalz sull'asfalto dietro di
lui. Con dei goffi passi di danza, cerc di catturarlo nuovamente
sotto la scarpa. Un artista di strada solitario nel Federal
Triangle. E con il refolo successivo, lo perse completamente di
vista. Si accovacci. Si sollev sulla punta dei piedi. La brezza
gli stava facendo lacrimare gli occhi. Le lacrime calde gli segnavano
le guance. In lontananza, solitario su Connecticut Avenue
in direzione di Pennsylvania Avenue, Vaughn Ferguson ebbe
l'impressione di aver visto il petalo di rosa muoversi sul marciapiede.
Sicuro di s. Con uno scopo. Come se sapesse quel che
stava facendo. Dove stesse andando. Dove avrebbe dovuto essere.
Ecco alcuni pensieri conclusivi :
Quando J. Hyman, presidente della Unitron in California,
scrisse al Presidente Johnson nel gennaio 1964, probabilmente
esprimeva un sentimento condiviso da molti altri. Hyman, che
era a capo della compagnia, importava e fabbricava oggetti per
la casa, dalle imposte di bamb ai rastrelli di plastica, e voleva
condividere la sua delusione dopo aver appreso che la limousine
con la capote sarebbe stata rimessa in servizio dopo una serie
di modifiche e ristrutturazioni. Nella sua lettera, Hyman lodava
Johnson per la sua abilit di guidare il paese in un momento
cos difficile. Tuttavia, contestava la decisione di rimettere
l'auto in servizio. Egli asseriva che gli Stati Uniti, essendo il
paese pi ricco del mondo con ottanta milioni di automezzi in
circolazione sulle autostrade, hanno il diritto di avere un'auto
nuova di fabbrica, e di non essere chiamati a viaggiare nell'ombra
del pi tragico incidente del mondo e del Ventesimo secolo.
Ivan Sinclair, assistente del Presidente, firm la lettera di
risposta da parte della Casa Bianca. A nome di Johnson, Sinclair
esprimeva apprezzamento per la preoccupazione di Hyman
e proseguiva spiegando che i Servizi Segreti raccomandavano
di continuare a usare la limousine, citando il tempo come fattore
principale.  un veicolo dotato di molte caratteristiche
speciali, - scrive, - e ci vorranno parecchie settimane - forse
mesi - per fabbricarne un'altra. Per ragioni di sicurezza, un simile
ritardo non  consentito. Proseguiva poi spiegando che
l'auto sarebbe stata arricchita di caratteristiche atte a garantire
la sicurezza, sempre, con un ritardo minimo sulla consegna.
Quattro mesi pi tardi, il 27 aprile, Douglass Dillon, ministro
del Tesoro, invi un promemoria a Johnson per informarlo che le modifiche e le riparazioni alla limousine erano state
completate, e che l'auto sarebbe stata consegnata il mese seguente.
Egli ripeteva la raccomandazione da parte dei Servizi
Segreti, notando che con i recenti progressi nel settore della
carrozzeria e dei vetri blindati, si riteneva possibile ricostruire
la capote dell'auto di modo che fosse trasparente e antiproiettile.
Un'altra caratteristica aggiunta sarebbe stata una copertura
di tessuto opaco, che calzava perfettamente sopra la capote
trasparente, consentendo cos all'auto modificata di essere
usata sia come auto da corteo che come normale limousine.
Ad ogni modo, restavano ancora preoccupazioni da parte dei
Servizi Segreti, i quali chiedevano che il Presidente rimanesse
seduto. Stando a quel che aveva scritto l'agente speciale Behn
in un comunicato dai toni alquanto paternalistici: Se il Presidente
non fosse disposto a rimanere seduto durante i cortei, sarebbe
solo uno spreco di soldi e di energie... fabbricare quelle
auto.
Il 12 giugno Dillon scrisse a Johnson per comunicare che la
nuova capote era stata consegnata la sera prima, e che era pronta
per l'uso. L'aveva ispezionata personalmente e aveva trovato
l'auto comoda e dalla linea tradizionale. Dillon disse al
Presidente che, secondo lui, l'aspetto dell'auto non attrarr
attenzioni diverse dal solito. All'incirca nello stesso periodo,
la Ford Motor Company, che aveva condotto la ristrutturazione,
emise un comunicato stampa per annunciare il ritorno della
ricostruita versione tradizionale di una Lincoln Continental
1961 (la quale) conserva praticamente l'aspetto originale di
quando era stata consegnata al Presidente John F. Kennedy nella
primavera del 1961. Dopo aver spiegato alcune delle modifiche,
il comunicato informava il lettore che l'auto era stata ricostruita
dalla Ford di Dearborn, Michigan, e dalla Hess & Eisenhardt
di Cincinnati, Ohio, gli stessi membri della squadra
che aveva fabbricato l'auto originale nel 1961. Il comunicato
chiude con una strana conclusione, una specie di ottimistica difesa
a favore delle auto ristrutturate, dicendo al lettore che rimodernare
le limousine della Casa Bianca  stata pi la regola
che l'eccezione. E offre l'esempio di tre auto quelle di Roosevelt,
Truman ed Eisenhower che sono state ammodernate e
ristrutturate per varie ragioni.
Nessuna per delle quali perch qualcuno era stato assassinato
sul sedile posteriore.
Quando la nuova limousine venne messa in programma per
il corteo presidenziale del 7 ottobre 1964 a Des Moines,
sembr che gli addetti stampa di Johnson tremassero all'idea di come
venisse recepita l'auto. Il timore era che i giornalisti riconoscessero
la capote e sollevassero questioni sul suo impiego,
sulla sua storia e via dicendo. Il portavoce della Casa Bianca
George Reedy e il suo assistente, Dixon Donnelley, decisero
che l'unica informazione da fornire ai mezzi di comunicazione
sarebbe stato il comunicato stampa della Ford Motors. Naturalmente,
se qualcuno l'avesse chiesto, loro avrebbero confermato
che si trattava effettivamente della capote. Tuttavia, il
portavoce e i suoi rappresentanti si sarebbero limitati alle seguenti
osservazioni: 1. Che il Presidente usava l'auto sotto diretto
ordine o sollecitazione da parte della Commissione Presidenziale.
2. Che in realt si trattava di un'auto nuova di zecca.
Forse, il 3 ottobre 1964, J. Hyman stava ascoltando la conferenza
stampa del Presidente Johnson. Johnson non era ancora
partito per Des Moins. Non si era ancora seduto nella sua
nuova auto. Sono passate da poco le tre e, nella Casa Bianca,
Johnson  in piedi davanti alla stampa. E quasi a met del discorso
quando gli chiedono cosa abbia risposto alla Commissione
Warren riguardo alle raccomandazioni sulla sicurezza, nello
specifico se quelle raccomandazioni incideranno sullo stile pubblico
di Johnson. E lui sembra stizzito. Sembra seccato.  evidente
che non considera nessuno dei giornalisti in grado di comprendere
appieno la relazione che esiste tra quello che ci si aspetta
dal contatto del Presidente con il pubblico e la politica con
le sue procedure. Al che, li sfida a leggere quelle raccomandazioni
e analizza i termini come suggerimento in opposizione a
raccomandazione. Cita i rapporti. Cita i promemoria da parte
dei Servizi Segreti. E alla fine, ripone nuovamente la sua fiducia
nei Servizi Segreti e nelle loro raccomandazioni. -  irritante
viaggiare a bordo di una vecchia auto il cui rombo a volte ti
impedisce di fare conversazione, - dichiara, - ma se loro lo raccomandano,
faremo cos.
Forse J. Hyman trattiene il fiato e inghiotte ogni parola. Forse
nel suo ufficio alla Unitron, a Hawthorne, in California,
vorrebbe spalancare la finestra, mettere la testa fuori e gridare contro
il rombo degli aeroplani che decollano e atterrano nel vicino
aeroporto internazionale di Los Angeles. Gridare che la storia
non  solo la funzione delle sue parti. Che si possono anche
lastricare i campi di battaglia, ma questo non significa che non
ci sia morto nessuno. Si possono ordinare e riordinare le parole
nel modo in cui si preferisce, ma questo non ne cambier certo
il significato. Vorrebbe gridare fino a diventare roco, finch
la sua voce non diventer parte della storia.
Invece, mentre se ne sta seduto alla sua scrivania, si schiarisce
la gola e sfoglia le pagine del nuovo catalogo Unitron, e
guarda i nuovi attrezzi da giardinaggio che esporter. Passa in
rassegna pagine e pagine di rastrelli, in attesa delle imposte di
bamb, maneggiando ogni foglio con cura, attento all'inchiostro
che macchia facilmente. Cercher di non pensare a una vedova
che non voleva togliersi l'abito macchiato di sangue. Rastrelli
per le foglie. Rastrelli per i rametti. Rastrelli elettrici. Gira
lentamente ogni pagina. Arrivato all'ultima, ricomincia da
capo.

Ringraziamenti.

Sebbene questo libro sia prevalentemente frutto della fantasia,
devo ricordare alcuni importanti fonti e contributi: i verbali
della Warren Commission e dell'Assassination Records Review
Board; gli archivi e i solerti archivisti della John F. Kennedy
Library and Museum, in particolare la collezione Oral
History dove sono conservate testimonianze di: Kenneth
Burke, David P. Highly, Jacqueline Kennedy Onassis, Nelson
Pierce, Maud Shaw, Cordenia Thaxton, Nancy Tuckerman e
Pamela Turnure, e J. Bernard West; la Lindon Johnson
Presidential Library and Museum; la White House Historical Foundation;
il Museum of Broadcast and Communications; gli Assassination
Archives e il Research Center; The Smoking Gun;
History.Net; lo U.S. Army Center of Military History; il laboratorio
di ornitologia di Cornell; The Handbook of Texas Online;
l'Henry Ford Museum; l'American Presidency Project;
American Radio Works; il Washington Post; il New York
Times; il Dallas Morning News; Time Magazine; CNN;
PBS; Vogue; History Matters; il Corpo ingegneri dell'Esercito
americano; il cimitero nazionale di Arlington; President Kennedy
has Been Shot di S. Bennett e C. Trust; Murder in Dealey
Plaza, di J. Fetzer; i documentari di R. Drew Primary, Crisis e
Faces of November, il documentario Air Force One del National
Geographic; il documentario di CBS News A Tour of the White
House with Msr. John F. Kennedy; il documentario di Bruce
Halford JFK: The Day the Nation Cried; Bobby Hargis, Aubrey
Rike e James Tackach per essere stati cos generosi da raccontare
di nuovo la loro storia; tutti gli ammiratori di Kennedy che
hanno ammassato e archiviato su internet una quantit di informazioni
uniche e importanti, con un ringraziamento speciale a
quanti hanno risposto alle mail nel cuore della notte.
Sono anche grato a tutto lo staff dell'editore Tin House
(Lee, Michelle, Meg e a quanti ancora non conosco); a Nat e Judith,
Julie Stevenson e tutta l'agenzia Sobel Weber; agli amici
e colleghi che si sono prestati come lettori; ad Howard Norman
per avermi rassicurato e ad Amy Hempel per le dritte; a Roy
Nirschel e Bob Boyers per avermi dedicato del tempo; e ovviamente
ad Allison, Addison e il resto della mia famiglia per la sicurezza
di avere il loro incondizionato affetto.
...
FINE.